Aiuto, anche nel rugby si critica l’arbitro e il mancato utilizzo del Var

Le lamentele del ct azzurro dopo Italia-Australia hanno aperto il dibattito. Ma siamo lontani anni luce dal clima calcistico

La veltroniana iniziativa di Prandelli

Correva l’anno 2008 e il calcio italiano varò una delle tante iniziative che sono durate il giro di qualche settimana. Storpiando il significato e il concetto di “terzo tempo” rugbistico – che nella palla ovale è un sano dopo partita con gli avversari a base di birra – la Serie A introdusse il terzo tempo de’noantri. Che in soldoni prevedeva il saluto degli avversari al triplice fischio finale dell’arbitro e il ringraziamento al pubblico. Meteora che fece capolino sui campi italiani su iniziativa veltroniana della Fiorentina di Cesare Prandelli allora allenatore in ascesa che cercò di cucirsi addosso l’abito dell’uomo di sport. Il calcio italiano respinse rapidamente la novità come un corpo estraneo. È una questione culturale e la cultura non può essere imposta, è frutto di un processo lungo che dev’essere metabolizzato.

Nel 2018 in Italia 451 aggressioni agli arbitri di calcio

Dieci anni dopo, di Cesare Prandelli si sono perse le tracce (come di Veltroni del resto, almeno in politica). L’ultima sua esperienza in panchina si è chiusa qualche mese fa nell’Al Nasr, squadra degli Emirati Arabi Uniti. In compenso però, e non senza qualche campanello d’allarme, l’ultima partita della Nazionale di rugby ha fatto registrare la tendenza opposta e cioè il rugby che emula il calcio, e non può mai essere una notizia positiva. Per ora, siamo all’uomo che morde il cane. Per fortuna distanti anni luce dalle 451 aggressioni arbitrali registrate in Italia nel 2018 nel calcio. Né si hanno notizie di risse tra genitori alle partite di rugby dei loro figli. I due sport restano pianeti distanti. Però qualcosa, purtroppo per il rugby, comincia a muoversi.

Le critiche del ct dell’Italia

È successo che l’Italia ha perso il suo diciottesimo match sui diciotto disputati contro l’Australia. Stavolta, però, a finire sotto processo è stato soprattutto l’arbitro. Il francese Gauzere è stato accusato di aver annullato una meta regolare agli azzurri, di averne convalidata una irregolare ai wallabies e di aver sorvolato su altre irregolarità senza peraltro avvalersi del supporto televisivo. Che nel rugby non si chiama Var bensì Tmo.

Il punto, però, sono le dichiarazioni rilasciate a fine partita dal ct azzurro O’ Shea: «Ha ragione il ct dell’Inghilterra Eddie Jones che alle riunioni degli arbitri non va più. Lo farò anche io, tanto è fatica sprecata. Potrei anche scrivere al capo degli arbitri, ma a cosa servirebbe? Sui raggruppamenti agli australiani l’arbitro consigliava di togliere le mani, a noi fischiava subito punizione. E sulla meta annullata a Tebaldi non consultare il Tmo, che è lì a disposizione, mi sembra al di là di ogni immaginazione. Era meta, e avrebbe cambiato la partita».

Il dibattito

Dichiarazioni in perfetto stile calcistico. E forse, a leggere i quotidiani italiani, sembra che – almeno a livello professionistico – il rugby non sia più un pianeta parte. La Stampa scrive: “sarebbe ipocrita non ammettere che oggi nella palla ovale esiste una questione arbitrale”. Il Corriere della Sera torna sulla vicenda con un approfondimento: “Il rugby ha un problema e farebbe bene a non sottovalutarlo. Difficilmente si vedrà un giocatore protestare in campo, ma l’aria è cambiata e le cose possono solo peggiorare”. E conclude così: “Il pubblico del rugby è ancora civile e paziente e per ora protestano solo gli allenatori. Ma rovinare tutto è un attimo. E sarebbe la fine della diversità dal calcio alla quale il mondo del rugby tiene, giustamente, moltissimo”.

Diversità, ci sentiamo di rassicurarli, che al momento è bella salda. Visto che è bastata un’accusa a un arbitraggio infelice per aprire il dibattito. Il calcio, per fortuna degli amanti della palla ovale, viaggia in un’altra di dimensione. Ahi noi, spesso lontana dal concetto di sport. 

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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