Al Sud tagliano l’indennità di rischio ai medici del 118 proprio ora che rischiano di più

L’assurda onda lunga della spending review non si ferma nemmeno in emergenza Covid-19

Quel che si dice “un tempismo perfetto”: il Vice Ministro della Salute Pierpaolo Sileri, appena tornato da Wuhan dove era andato a recuperare i nostri connazionali, si trovava a Napoli quando le Asl di Napoli 2 e Napoli 3 hanno deciso di tagliare di 1/4 gli stipendi dei medici del 118. Una scelta assai discutibile, visto che in Campania il 118 non viene usato solo per le emergenze ma anche per i tamponi a casa. Mentre la Guardia Medica effettua pre-triage telefonici, sono loro, i medici del 118, a esporsi quotidianamente ai rischi. Un medico in servizio sulle ambulanze del 118, già in condizioni normali, dovrebbe avere diritto a compensi extra, visto il carattere particolarmente usurante dell’attività che svolge, figurarsi in emergenza Coronavirus.

L’onda lunga della spending review della sanità pubblica però non si ferma nemmeno in emergenza Coronavirus, e da ormai un mese e mezzo i medici del 118 lavorano con l’indennità decurtata di una cifra importante, 5,16 euro all’ora, corrispondente a circa il 25%, non poco.

“Il servizio dei medici del 118 rientra tra le attività professionali usuranti con particolare presenza di:

1) Elevato rischio fisico;
2) Elevato rischio di contrarre malattie infettive;
3) Operatività all’aperto in qualsiasi condizione clinica ed ambientale;
4) Elevato numero di turni “festivi e notturni”.

Sembra un testo scritto oggi che si è particolarmente sensibili ai “medici eroi”, invece è l’estratto di un testo del 1999, quando la Giunta Regionale (in questo caso della Campania) si allineava alle altre Regioni e con la Delibera n. 6872 garantiva ai medici del 118 compensi extra secondo l’accordo integrativo regionale per la medicina generale. Altri tempi. Solo a Napoli, su un totale di circa 100 medici impegnati sulle ambulanze del 118, il 29 gennaio 2020 sono partite le decurtazioni nelle Asl di Napoli 2 e Napoli 3; i tagli nell’Asl di Napoli 1, quella del centro, sarebbero in dirittura d’arrivo. Una scelta non assunta dalla direzione regionale ma da un responsabile facente funzione, neanche titolare d’incarico, che è stata già emulato da altre Asl, come quella di Casertache, in pieno boom di contagi in Campania, ha applicato le stesse decurtazioni.

La motivazione? Si tratterebbe di una “sospensione in autotutela per i medici convenzionati in servizio presso i SAUT aziendali, a seguito di accesso di organi di Polizia Giudiziaria”. Un caso tutt’altro che piccolo o insignificante, quello di Napoli: l’esempio delle Asl di Napoli ha infatti determinato un effetto domino tale per cui altre Asl hanno immediatamente adottato in via cautelare provvedimenti analoghi, causando non poche dimissioni. Dimissioni che la Campania, dove si invoca l’intervento dell’esercito e si mettono in quarantena Comuni già infetti, non può permettersi. Come non può permettersele il resto del Sud Italia, dove le terapie intensive si contano sulle dita di una mano, le graduatorie non scorrono, e alle carenze di personale si compensa con agenzie interinali e strade similari.

“Nella attuale peculiare congiuntura epidemiologica è necessario e urgente scongiurare ogni ulteriore motivo di distonia di un sistema dell’emergenza territoriale 118, che tutt’oggi non garantisce standard organizzativi uniformi e dotazione organica adeguata dei Mezzi di Soccorso Avanzati (MSA)” scrive Valeria Ciarambino, Presidente del Gruppo Consiliare M5S Regione Campania nonché referente nazionale della sanità dei 5 Stelle. L’interrogazione orale della Ciarambino è ascoltabile a questo link.

Non paga, ha poi scritto una lettera al Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, e al Ministro della Salute, Roberto Speranza, in cui definisce la decurtazione “irrituale, intempestiva e imprudente perché non derivante da una intervenuta novità legislativa o regolamentare, né condivisa in sede di Comitato ex art. 24 dell’Accordo Collettivo Nazionale firmato il 20.01.2005 per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale”.

Non si è fatta attendere nemmeno la risposta dei sindacati. Francesco Strocchia, il Coordinatore Regionale E.S.T. 118 CISL Medici, con una relazione lunga tre pagine, datata 5 marzo e indirizzata al Presidente V Commissione Permanente Sanità e Sicurezza Sociale Regione Campania, Stefano Graziano, passa al vaglio i cavilli burocratici, del tutto fuori luogo (…) solo perché qualcuno, a distanza di vent’anni, leggendo nel testo della DGRC del 1999 che ‘nelle more del nuovo accordo della medicina generale’ vada retribuito ai medici SAUT 10.000 lire per ore, ha erroneamente interpretato”. Strocchia definisce le decurtazioni “provvedimenti illegittimi contro professionisti che sono la prima linea” e avverte: il clima di disagio, rabbia e preoccupazione può portare a dimissioni a catena nel settore, con gravi conseguenze per la tenuta del sistema 118”.

Le denunce però non sono servite e a oggi quei medici continuano a lavorare con lo stipendio decurtato. La spending review non conosce ostacoli, né virus, né lamentele.

Una buona notizia però c’è, arriva dal Tribunale di Avezzano dopo le decurtazioni fatte dalla Asl 1 di Avezzano, Sulmona e L’Aquila. Il giudice ha accolto la domanda presentata da un medico di continuità assistenziale marsicano, assistito dall’avvocato Fabio Di Battista, condannando la datrice Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila al pagamento dei compensi aggiuntivi maturati per aver svolto servizi professionali a bordo di ambulanze della centrale operativa 118, oltre alle competenze legali. La Asl si era opposta al decreto con cui il tribunale di Avezzano le aveva ingiunto il pagamento di tali compensi, sostenendo che essi non erano dovuti. Opposizione respinta: “Il principio di contenimento della spesa pubblica non può giustificare una unilaterale sospensione o riduzione dell’ammontare di tali competenze aggiuntive. Si tratta di un provvedimento decisivo per il riconoscimento del diritto dei medici di continuità assistenziale alla giusta remunerazione, anche in considerazione del carattere particolarmente usurante dell’attività da loro svolta”. 

Questa sentenza, con ogni probabilità, darà il via a molti altri ricorsi da parte dei medici che, nonostante le buste paga più leggere, continuano a lavorare, esponendosi a rischi altissimi.

Eroi, li chiamano, ma sono lavoratori, né più né meno. Povera la nazione che ha bisogno di eroi, perché significa che non è in grado di rispettare i diritti dei lavoratori.

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Immagine copertina: disegno di Armando Tondo

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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