Alcuni paesi UE riaprono, in parte

I primi segnali della “Fase 2” che potrebbe riguardare anche l’Italia

Dalla preoccupazione per il virus a quella per le conseguenze economiche

I leader europei e i cittadini temono che le conseguenze del protrarsi del blocco delle attività economiche possano essere devastanti.

Mentre la tensione sulle unità di terapia intensiva degli ospedali diminuisce, il dibattito inizia a spostarsi dall’obiettivo immediato di salvare vite umane all’obiettivo a lungo termine di salvare i mezzi di sussistenza, anche sotto la pressione del sistema imprenditoriale.

Verso la “fase 2” in Italia e in Europa

Con cautela e con un sacco di avvertimenti, alcuni paesi dell’Europa stanno camminando in punta di piedi verso un allentamento delle rigide misure di blocco messe in atto per un mese o più per rallentare la diffusione del coronavirus.

Anche in Italia il dibattito è aperto, esponenti del governo hanno iniziato a parlare della “fase due” della chiusura nazionale da avviare in data non precisata.

“È un risultato straordinario”, ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, alla televisione italiana martedì sera dopo che le ultime statistiche ufficiali mostrerebbero che il tasso di contagio sarebbe diminuito da una persona che infetta circa tre persone a una persona che ne infetta solo una.
“Le misure hanno funzionato e possiamo finalmente iniziare a pianificare il futuro”, ha affermato.

I paesi più avanti nella “fase 2”

Ci sono paesi europei che sono più avanti nella pianificazione della “fase 2” rispetto all’Italia: vedere cosa stanno programmando ci può aiutare anche a intravvedere cosa potremmo aspettarci qui da noi.

Per farlo ci aiutiamo con un reportage scritto dall’Europa da Katrin Bennhold del NYT e da quanto riportano i media dei vari paesi che stanno “riaprendo”.

Mentre mercoledì la Cina ha riaperto la città di Wuhan, una potente vittoria simbolica per il paese asiatico, attualmente i paesi che in Europa hanno già annunciato una parziale riduzione dei blocchi sono Austria, Danimarca, Repubblica Ceca. Tre nazioni relativamente piccole che affermano di essersi mosse in anticipo nel chiudere la vita pubblica e forse di conseguenza si sono risparmiate le peggiori conseguenze della pandemia.

L’Austria e il caso Ischgl

Il cancelliere Sebastian Kurz ha annunciato questa settimana “una resurrezione graduale” dell’economia, “anche se non siamo fuori dall’emergenza”. Kurz ha chiarito che la situazione dovrà essere costantemente monitorata e che il governo si riserva il diritto di imporre di nuovo rapidamente le restrizioni. “Monitoreremo da vicino il numero di nuove infezioni e tireremo immediatamente il freno di emergenza, se necessario”, ha detto Kurz.

Quando a metà marzo l’Austria venne stata chiusa, il numero di infezioni raddoppiava ogni tre giorni. Ora, con nuove infezioni che si riducono ogni giorno, il raddoppio delle infezioni è passato da tre giorni a due settimane e mezzo.

“L’Austria ha agito più rapidamente e in modo più deciso rispetto ad altri paesi”, ha dichiarato Kurz al New York Times. “Siamo riusciti a prevenire il peggio. Questo ci consente anche di uscire di nuovo più rapidamente dalla crisi”.

Ciò che Kurz non ha ricordato è che in atto una class action di 2.500 turisti, in maggioranza tedeschi, che hanno soggiornato a Ischgl, stazione invernale del Tirolo, accusata di aver nascosto la nascente epidemia in nome di una stagione sciistica da salvare a qualunque costo. I partecipanti alla class action sono o sono stati tutti in quarantena dopo aver contratto il virus a Ischgl, secondo quanto affermano.

Cosa riaprirà in Austria

In Austria piccoli negozi, ferramenta e garden center potranno riaprire il 14 aprile, seguiti da altre attività commerciali alla fine del mese. I ristoranti e i servizi che comportano uno stretto contatto umano, come palestre e parrucchieri, potrebbero non ricevere il via libera fino a metà maggio o giugno.

La graduale accelerazione dell’attività economica è accompagnata da nuove rigide regole che impongono alle persone di coprire il naso e la bocca nei negozi e sui trasporti pubblici e prevedono rigorose distanze sociali.

I viaggi all’estero per ora non sono ammessi e la maggior parte delle scuole potrebbe rimanere chiusa fino all’autunno.

La Danimarca “sul filo del rasoio”

Il primo ministro danese Mette Frederiksen è stato esplicito: “È come camminare sul filo del rasoio”, ha detto. “Se restiamo fermi, potremmo cadere. Se andiamo troppo veloce, potrebbe presto andare storto. Non sappiamo quando saremo di nuovo su un terreno solido.”

La Danimarca ha assistito a un calo graduale dei decessi quotidiani da un picco di una settimana fa.

Ogni incremento della diffusione del coronavirus potrà provocare nuove chiusure in qualsiasi momento, ha detto il governo.

Cosa riaprirà in Danimarca

In Danimarca i centri diurni e le scuole primarie dovrebbero riaprire il 15 aprile, anche se questo è condizionato dalla stabilizzazione del numero di infezioni da qui ad allora. Riapriranno anche molte attività produttive.

I ristoranti per ora rimarranno chiusi, così come i confini nazionali. Il governo ha anche vietato grandi riunioni fino ad agosto.

La Repubblica Ceca “Siamo noi a gestire la pandemia”

Ora siamo in grado di gestire la pandemia relativamente bene”, ha dichiarato il ministro della salute ceco, Adam Vojtech, in una recente conferenza stampa. “Non è la pandemia che sta gestendo noi.”

Cosa riaprirà nella Repubblica Ceca

La Repubblica Ceca ha prorogato lo stato di emergenza fino alla fine di aprile, anche se il primo ministro Andrej Babis ha annunciato un allentamento delle restrizioni ai viaggi dai prossimi giorni. I confini rimarranno chiusi agli stranieri, ma i cechi che devono recarsi all’estero saranno autorizzati a farlo. I piccoli negozi potranno riaprire.

L’OMS molto prudente

Mercoledì, il direttore per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Hans Kluge, ha avvertito che nonostante abbia visto “segnali positivi”, è troppo presto per allentare le misure di contenimento.

“Ora non è il momento di rilassarsi”, ha detto in una conferenza stampa. “È il momento di raddoppiare e triplicare ancora una volta i nostri sforzi collettivi per andare verso la soppressione della pandemia con l’intero sostegno della società”.

Il mondo potrebbe sperare di tornare a qualcosa che assomigli alla normalità pre-coronavirus dopo che sarà stato trovato un vaccino. “Questo non scomparirà fino a quando non avremo un vaccino efficace, si spera tra 12 mesi”, ha dichiarato Walter Schachermayer, consulente dell’OMS. “C’è il rischio costante di una seconda ondata.”

Il caso dell’influenza spagnola dell’inizio del 900

Dopo che l’influenza spagnola è emersa per la prima volta nel 1918, una seconda ondata uccise milioni di persone. “Ci sono già segni di una seconda ondata che si sta sviluppando in alcuni paesi dell’Asia orientale che hanno recentemente accelerato il ritorno alle attività produttive” ha detto Walter Schachermayer

Seguire gli effetti della riapertura richiederà un elevato volume di test, ha affermato ancora il professor Schachermayer. “È difficile farlo bene, perché tutto arriva con un ritardo di due settimane a causa del periodo di incubazione del virus”, ha detto riferendosi evidentemente anche alle scelte dei paesi in procinto di ridurre i blocchi.

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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