Alieni? Orge sacre di massa? Risolto il mistero dei buchi di Nazca!

Più di 5.000 buche rivestite di pietre, profonde da 50 cm a un metro. A cosa servivano?

Da decenni ricercatori e appassionati si scervellano per capire perché gli antichi Nazca (o Natzca), oltre a realizzare immense figure scavando la crosta del deserto cileno, abbiano realizzato un’opera così notevole nella valle di Pisco sull’altopiano di Nazca in Perù. Sul culmine del fianco di una montagna completamente brulla, si staglia una striscia composta da migliaia di buche lunga 1,5 km e larga mediamente 19 metri. È orientata nord/sud.

Le ipotesi sono state varie: una specie di codice a barre visibile dalle astronavi. Oppure una gigantesca sequenza binaria che poteva variare significato a seconda di quali buche erano illuminate da un falò. Altri ancora hanno ipotizzato si trattasse di depositi dove accumulare derrate alimentari (interrandole?!?). Non sono mancate anche le interpretazioni più fantasiose e scandalose: erano luoghi dedicati a un culto simile a quello dionisiaco, ma con alcove separate per le singole coppie (un’orgia di massa con un po’ di privacy?).

Un’ipotesi diversa

Ora noi avanziamo un’ipotesi che va in un’altra direzione e parte da una osservazione su questo popolo che si è potuta realizzare solo dopo la copertura delle foto satellitari. Infatti sono state scoperte una serie di curiose costruzioni, chiamate Puquios, si tratta di strade che scendono a spirale nel sottosuolo, restringendosi sempre più e raggiungono un canale sotterraneo; sono abbastanza larghe da permettere il passaggio a tre persone che camminano spalla a spalla.

Queste strade sono delimitate da muri massicci di pietre a secco, che costeggiano la spirale. Queste spirali discendenti sono disposte in file, di anche più di dieci spirali, collegate da un unico tunnel (vedi i pozzi di Cantalloc, o di Cantayo, nome ispanizzato). Per ora ne sono state individuate una trentina ma potrebbero essercene molte altre sepolte, visto che la ricerca su queste costruzioni è solo all’inizio (vedi Un incredibile successo italiano dell’equipe di Pietro Laureano: 80 oasi ritrovate nel Sahara algerino).

In questo caso è chiaro lo scopo di tanta fatica e tutti i ricercatori concordano sul fatto che siano enormi condensatori d’acqua: il vento mulinella all’interno della spirale creando una violenta corrente all’interno del tunnel sotterraneo, una specie di effetto Venturi. Grazie alla pressione che il vento sviluppa contro le pietre dei muri a secco che delimitano la spirale e grazie alla differenza di temperatura tra l’aria esterna e il tunnel, si ottiene la condensazione del vapore acqueo presente nell’aria e quindi una notevole quantità di acqua. Queste spirali, funzionano in modo simile alle foggare (note anche come Qanat) del Sahara (tunnel lunghi chilometri e dotati di centinaia di camini verticali che raggiungano la superficie)

L’esistenza di questi Puquios dimostra fuor di dubbio, che i Nazca utilizzavano avanzate tecniche per la captazione dell’acqua utilizzando pietre.

Quindi perché non chiedersi se non stia qui la soluzione del mistero della striscia di buche dei Nazca. E possiamo chiederci se altrove buche delimitate da muri a secco circolari, sono utilizzate per scopi idrici.

Nelle foto qui sotto puoi vedere qualche cosa di molto simile alla striscia di buchi Nazca sulle isole Canarie.

In questo caso sappiamo bene a cosa servono queste buche sono utilizzate per la coltivazione di alberi, vigne e orti. Questi muri a secco proteggono le piante dal vento proveniente dal mare e condensano umidità.

Tecniche agricole simili le troviamo in varie parti del pianeta, sempre vicine al mare in zone calde.

A Pantelleria si è arrivati a costruire muri a seco di notevole altezza e larghezza, un grosso impegno di lavoro che fa crescere le piante rigogliose anche in assenza di pioggia: il muro produce acqua.

Perché quindi non pensare che i buchi dei Nazca fossero un accorgimento agricolo?

Niente alieni, niente orge, niente magazzini. Orti e frutteti.

Per vedere altre immagini vedi qui:
Monte Sierpe, una alargada franja artificial compuesta de 6.000 hoyos cercana a las líneas de Nazca
Did the Inca use a mysterious line of holes to collect TAX? Ancient empire may have used 6,000 pits to store and count tributes
Lanzarote
Il Giardino Pantesco
Pantelleria

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Immagine copertina: Charles Stanish

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

Jacopo Fo

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Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.