Alla Camera la legge contro l’omotransfobia, speriamo sia la volta buona

E a Roma la prima casa rifugio per accogliere le vittime di violenza

Ci sono voluti 25 anni di dibattiti, 6 tentativi ma ora la legge è pronta e andrà in discussione alla Camera domani 30 giugno.

In realtà si tratta di un ampliamento della Legge Mancino che già oggi punisce i reati di odio per ragioni razziali, etniche, religiose o legate alla nazionalità. Il testo di Alessandro Zan del Pd ora prevede fino a quattro anni chi discriminerà persone gay e trans.

«Oggi in Parlamento c’è una maggioranza compatta e decisa ad approvare la legge – spiega Alessandro Zan – con la consapevolezza che in Italia esiste un serio problema di razzismo e discriminazione verso le persone omosessuali e transessuali. Ma la novità di questo testo, rispetto ai precedenti, è l’introduzione del reato di ‘misoginia‘, ossia di odio contro le donne».

La legge, come si può immaginare viste i numerosi rinvii, non ha avuto vita facile, l’hanno osteggiata i movimenti Pro-life e la Conferenza episcopale convinti – o con la scusa – che dopo l’approvazione non si potrà più criticare le famiglie diverse da quelle “tradizionali”, o meglio formate da una coppia donna-uomo rigorosamente etero.

Che sia una preoccupazione inutile è ovvio, qui non si parla di “critiche”, la legge prevede di punire l’odio contro omosessuali e transessuali. Odio che si manifesta con atti di violenza e di razzismo omofobico.

E che l’odio e la violenza contro quelli che sono definiti diversi esista e non sia un fatto sporadico è cronaca quotidiana, non passa giorno senza che i giornali non riportino casi di gay picchiati o di violenza contro le donne.

La questione è così grave che a Roma sud è stata creata una casa rifugio dove sono accolti proprio quei ragazzi e ragazze discriminati dalle famiglie e dalla società per il loro orientamento sessuale.
Potete leggere alcune tremende storie  di questi ragazzi in un articolo di Maria Novella De Luca su Repubblica, sono storie terribili.

Per ora la palazzina ospita 8 ragazzi in quattro stanze: «Da poco ha finito il suo percorso con noi Carmela – nome di fantasia -, ultimogenita di una famiglia mafiosa, scappata dalla prigione in cui i genitori l’avevano rinchiusa con l’intento di ucciderla sciogliendola nell’acido perché lesbica, un affronto da lavare con il sangue per la cultura criminale”, racconta al giornalista Fabrizio Marrazzo, presidente di “Gay center” a cui si deve l’idea di aprire a Roma la prima casa rifugio per ragazzi Lgbt in fuga dalla violenza, sul modello delle case francesi della rete “Refuge”. Giovani cacciati dai loro parenti, perseguitati per il loro orientamento sessuale fino al rischio della vita.

Otto posti per 400 domande l’anno, alla faccia di chi pensa che i gay esagerino e che ormai il problema non esista.
L’appartamento è segreto, con alte misure di sicurezza, è gestito dal “Gay center” e finanziato dalla Croce Rossa. I ragazzi possono restare fino a un anno con il supporto di psicologi, educatori, medici e tutela legale.

Racconta Marrazzo: «Abbiamo visto giovani sottoposti a esorcismi, a cure psichiatriche coatte. L’intolleranza contro i gay è radicata e violenta. È stato un errore stralciare dalla legge sull’omofobia il reato di propaganda anti Lgbt. Le ragazze e i ragazzi che arrivano da noi, in fuga dall’orrore, sono vittime proprio di quella propaganda razzista».

Il mondo sarà un posto migliore quando questi ragazzi non saranno più costretti a nascondersi.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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