Viaggio Iran Alla ricerca delle nostre radici persiane

Alla ricerca delle nostre radici persiane: il racconto

Perché abbiamo fatto un viaggio in Iran con mamma e papà?

Questa è una domanda a cui non avremmo saputo rispondere prima di partire… ma adesso che siamo tornati abbiamo capito tante cose su un paese di cui sapevamo solo quello che c’è nei sussidiari sul Regno Persiano!

Abbiamo visto moschee fantastiche in ogni città, i palazzi degli Shah a Teheran ed a Isfahan, le torri del vento a Yazd, le dune del deserto, un lago salato, il deserto roccioso, i bellissimi bazar pieni di gente e di mercanzie… ma queste sono cose che forse col tempo dimenticheremo… quello che ricorderemo sempre, invece, saranno le tante persone che abbiamo incontrato.

E’ di loro che vogliamo parlare, per farvi conoscere un paese magnifico.

Siamo arrivati a Teheran la mattina presto, ancora col buio. Ci è venuto ad accogliere Barbod e ci ha portato a casa sua con un tipo di macchina che noi non avevamo mai visto. Sono macchine che fanno in Iran e che non sono tanto belle! Fortuna che avevamo poco bagaglio… altrimenti non ci sarebbe stato in quel bagagliaio cosi’ piccolo!

Barbod era un ragazzo molto gentile, che il nostro papà aveva conosciuto su internet. Era un ingegnere, ma aveva deciso di smettere perché non riusciva a guadagnare abbastanza. Ora ospita i turisti a casa sua. Lui ed il nostro papa sono diventati proprio amici: alla sera bevevano il vino che faceva Barbod… anche se il papà diceva che era il vino più cattivo che avesse mai assaggiato. Gli alcolici in Iran non si possono bere, allora si arrangiano come possono! A volte bevevano anche la vodka russa che veniva dal mercato nero!

Barbod viveva solo, ma ha detto al nostro papà che aveva un sacco di fidanzate: ne aveva ben cinque! Le incontra alle feste che fanno a casa, dove le donne si possono togliere il velo perché in pubblico è obbligatorio che si coprano.

Barbod ci ha aiutati a pianificare la visita in Iran. Infatti noi avevamo deciso di non organizzare niente perché scoprire un paese un po’ allo sbaraglio ci sembrava una cosa più bella, proprio perché bisogna affidarsi alle persone che si incontrano per caso!

Grazie a Barbod, che era sempre disponibile e sorridente, abbiamo scoperto tanti cibi buoni: un pane sottile ed enorme, di forma ovale allungata, cotto in un forno speciale con dei sassi infuocati che lo sbucherellavano, la marmellata di rosa, una crema di sesamo buonissima. Ci ha fatto anche assaggiare il the’ alla rosa, che aveva un profumo mai sentito prima.

Noi bimbi a Teheran siamo stati tutti male, ma erano dei batteri che ci eravamo portati dall’Italia. Questo ce lo ha detto il medico all’ospedale, che ci ha dato un sacco di medicine. Barbod però ci ha fatto scoprire anche una loro tradizione per quando stanno male. Prendono delle rape rosa che tagliano a metà e le mettono a bollire. Poi ci si mette con la testa sopra alla pentola con una coperta e si respira il vapore che esce dalla pentola. Quando l’abbiamo fatto ci sembrava di stare alle terme! Poi siamo guariti e abbiamo preso un aereo per attraversare tutto il deserto ed andare a Shiraz.

Appena arrivati a Shiraz siamo andati a cercare la nostra casa tra i vicoletti costruiti con l’argilla e la paglia. All’angolo della strada c’era un bambino seduto in alto che ci ha detto: “Hallo! Who are you? What’s your name?” Era molto simpatico e ci urlava la stessa frase ogni volta che passavamo di li’…forse quelle erano le uniche parole in inglese che conosceva! Vicino a Shiraz c’è Persepolis, ma ci si mette più di un’ora in macchina. Allora il nostro papà ha cercato una macchina con un autista. Ha trovato un ragazzo giovane e tutto vestito bene, con una bella macchina moderna… però dopo poco ci siamo resi conto che quel tizio non era tanto sveglio, allora lo abbiamo chiamato “Pesce Lesso”! Pesce lesso ci stava sempre appiccicato, anche quando visitavamo Persepolis. Lui ed il papà e la mamma facevano un po’ fatica a capirsi… ma alla fine ci siamo affezionati a lui e gli abbiamo chiesto di portarci anche a Yazd.

A Yazd ci sono delle moschee bellissime. Quella più bella è la Moschea Rosa. Quando eravamo nella piazza principale, ci si è avvicinato un vecchietto tanto simpatico, tutto abbronzato e con I baffetti brizzolati. Ha chiesto al papà se volevamo che ci facesse da autista. Ci siamo messi d’accordo per andare a visitare i centri zoroastriani il giorno dopo. Il vecchietto aveva un nome difficile, allora noi bambini abbiamo pensato di chiamarlo Ali Babà! Ogni volta che ci fermavamo, Ali Babà’ preparava il the per mamma e papà. Era sempre gentile e sorridente e durante il viaggio cantava sempre: “Italia-Italia… Espagna-Espagna”… e poi si metteva a ridere! Poi ce l’aveva sempre con i camionisti che guidavano male e gli gridava sempre degli improperi come “Yazzz” o una cosa del genere… che noi pensavamo significasse: “Sei pazzoooo”.

Ali Babà ci ha portati a vedere le dune del deserto che è un posto dove gli iraniani vanno a fare il pic-nic. Noi ci siamo tolti le scarpe e ci siamo divertiti un sacco a giocare sulla sabbia finissima. Non faceva neanche tanto caldo, perché era inverno e poi eravamo a quasi 2.000 metri di altitudine.

A Yazd abbiamo incontrato un Imam dentro ad una moschea. Ci ha chiesto se avevamo delle domande ed il nostro papà ci ha discusso tanto. Hanno parlato della libertà religiosa e dello Stato. Noi non abbiamo capito molto, ma ci sembrava che l’Imam fosse buono. Aveva degli occhi belli ed un bel sorriso. Alla fine il papà gli ha stretto la mano e gli ha augurato tanta fortuna!

Con Ali Babà siamo anche andati ad Isfahan. Lui è stato molto gentile perché ha portato una copertina e un cuscino per il più piccolo di noi che doveva stare davanti con papà… e si doveva abbassare ogni volta che incontravamo la polizia!

Isfahan è una città molto moderna. Ci sembrava di essere tornati in Europa! Lí c’è il palazzo dello Shah Abbas e delle moschee bellissime! Stanno tutte su una piazza enorme.

Ad Isfahan siamo stati a casa di un ragazzo un po’ strano. Era magro, magro ed aveva gli occhi grandi. Noi lo abbiamo chiamato Nosferatu! Anche lui era molto gentile: veniva a portarci la colazione ogni mattina e cercava di darci dei suggerimenti sulle cose da visitare anche se quando cominciava a parlare non la finiva più!

Al bazar di Isfahan abbiamo comprato un baule di latta che abbiamo riempito con un sacco di cose belle e buone! Abbiamo anche comprato un tappeto persiano da un signore molto simpatico: ci ha offerto un pacco intero di biscotti e aveva anche la macchina per il caffè espresso che ha offerto a mamma e papà. Era l’unico iraniano che parlava italiano perché lui andava ogni anno alla fiera a Milano!

Yousef era un ragazzo giovane con dei bellissimi occhi azzurri che ci ha fatto visitare il museo della musica. Abbiamo suonato tanti strumenti che non conoscevamo ed abbiamo scoperto che molti degli strumenti nostri vengono proprio dalla Persia, come la chitarra, l’arpa ed il mandolino.

Nosferatu aveva una bella macchina e si è offerto di portarci a Kashan. E poi da lì ci ha portato all’aeroporto di Teheran, da dove siamo ripartiti per l’Italia.

Abbiamo conosciuto anche tante altre persone gentili. Sono persone in parte diverse da noi, ma anche molto simili. Alla fine hanno tradizioni e usanze diverse, ma sono sempre esseri umani! Ogni giorno facevamo un video per raccontare ai nonni la nostra esperienza. Quando siamo tornati in Italia, lo abbiamo fatto vedere anche ai nostri compagni di scuola che hanno scoperto anche loro tante cose sulla Persia. E’ piaciuto tanto anche ai nostri insegnanti.

Grazie a questo viaggio abbiamo capito tante cose, ma la cosa più importante è che il mondo è magnifico ed è molto più grande di quello che pensavamo noi!

Piero, Rocco e Romeo, rispettivamente 12 anni, 9 anni e mezzo, 8 anni

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Fabio Artuso

Fabio Artuso

Impegnato nella cooperazione internazionale, lavora per la Banca Mondiale.

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