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Allattamento prolungato e svezzamento solo dopo i 6 mesi …

… Perché i pediatri non li sostengono?

Capita molto spesso che le neo mamme non vengano informate sui benefici dell’allattamento a termine al seno, che vengano introdotti alimenti o bevande – prima del tempo – inutili se non deleteri per il bambino.

Ne abbiamo parlato con un esperto, il dott. Andrea Parri: pediatra, docente della Scuola di specializzazione in pediatria dell’Università di Siena. Ideatore e coautore del Corso di formazione a distanza su allattamento della Regione Toscana e promotore, in Toscana, della riforma delle Scuole di specializzazione per una migliore formazione sui temi dell’allattamento.

Chi sostiene nel mondo che l’allattamento al seno debba essere portato avanti più a lungo possibile per i vantaggi che procura (Associazioni medici, Organismi internazionali, ecc.)? E quali sono questi vantaggi?

La norma biologica,,quella seguita della natura, è l’allattamento al seno e quindi è più corretto parlare di quali svantaggi ci siano a interromperlo precocemente. Basti pensare che l’allattamento nel secondo anno di vita copre dal 35% al 50% dei fabbisogni di un bambino e per questo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Accademia americana di pediatria, il nostro Ministero della Salute e moltissime altre associazioni raccomandano di proseguire l’allattamento fino a quando bimbo e madre informata lo desiderino, anche oltre i due anni.

L’allattamento a termine è la definizione di un allattamento al seno che rispetta i tempi del bambino, lasciando che sia lui a distaccarsi quando si sentirà pronto, il che accade in genere dopo i 2 anni. Questa modalità di allattamento, per citare alcuni dei punti principali in termini di vantaggi dimostrati:

  • riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti,
  • protegge dalle infezioni respiratorie,
  • riduce il rischio di sviluppare allergie,
  • migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio,
  • migliora lo sviluppo intestinale e riduce il rischio di occlusioni,
  • è connessa al riscontro di valori più alti di quoziente intellettivo,
  • contribuisce a ridurre il rischio di cancro al seno e all’ovaio nella madre.

I pediatri sono tutti preparati per sostenere l’allattamento al seno? Ovvero: sanno quali sono i benefici che procura al bambino e alla mamma? Sanno supportare le mamme nelle giuste modalità per mantenerlo e perpetrarlo nel tempo?

Il vero problema è proprio la scarsa formazione dei pediatri (ma anche di altri operatori) su questi temi. Basti pensare che fino a oggi, in Italia, soltanto nella scuola di specializzazione di Siena si tiene un corso sull’allattamento, mentre nelle altre (più di 40) scuole di pediatria o è assente o quanto meno non è strutturato. Può succedere così che molti pediatriintroducano latte in formula (artificiale) alla minima difficoltà (o presunta tale). Nei primi periodi di allattamento invece occorre un atteggiamento di grande sostegno nei confronti della madre e di protezione dagli “attacchi” pubblicitari delle aziende produttrici di latte artificiale, quindi un grande impegno di vicinanza alla madre. Un impegno formativo sui temi del counseling e non solo, soprattutto un impegno professionale costante.

– Perché ancora oggi ci sono pediatri che sostengono lo svezzamento e dunque l’introduzione di acqua o altri cibi (frutta, omogeneizzati, ecc.) prima dei 6 mesi? Cosa comporta questa pratica?

Tutto nasce da una scarsa formazione, senza neanche voler parlare di conflitti di interessi: nella maggioranza dei casi dipende da ignoranza o scarso desiderio di dedicarsi a questi temi, che richiedono grande impegno e dedizione. Alcuni sottovalutano l’importanza della promozione, della protezione e del sostegno dell’allattamento (le parole d’ordine dell’OMS). L’introduzione precoce di alimenti diversi dal latte materno produce, tanto per parlare delle acquisizioni più recenti, delle modificazioni del microbioma nell’intestino dei bambini. Il microbioma adeguato, come è negli allattati al seno, sappiamo essere un indicatore di benessere e un investimento in salute per tutta la vita.

– Quali sono gli enti/associazioni sul territorio a cui le mamme possono rivolgersi per avere un sostegno e informazioni accurate sull’allattamento al seno e sulle corrette modalità di svezzamento se il loro pediatra non fosse preparato per farlo?

Ovviamente l’ideale sarebbe potersi rivolgere ai pediatri, che dovrebbero essere il riferimento per ogni aspetto riguardante la salute dei bambini, ma se non si trovano pronti e preparati per affrontare questi argomenti l’OMS indica di allattare fino a 6 mesi compiuti in modo esclusivo (che significa solo latte senza nessuna aggiunta di cibi, acqua o tisane).

Ed è consigliabile rivolgersi ad associazioni del territorio, come gruppi di mamme formate con adeguati corsi e associazioni come La Leche Ligue (link https://www.lllitalia.org/) che fa un meritevole grande lavoro.

Per portare un esempio concreto, in Toscana, che non è certo una delle Regioni peggiori da questo punto di vista, soltanto il 9% per cento dei pediatri di famiglia (in una indagine della FIMP del 2017) ha dichiarato di introdurre alimenti complementari (divezzamento) come indicato dall’OMS, e cioè dopo i 6 mesi compiuti. E in altre Regioni la situazione è ben peggiore.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Elisa Poggiali

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