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Altro che ecodiesel: a Valencia il pieno alla macchina si fa con le arance

Spremuta di bucce d’arancia nei serbatoi

Entro il 2030 la metà dei valencianos verserà nei serbatoi delle loro utilitarie una spremuta di bucce d’arancia. L’idea, che prevede l’estrazione di bioetanolo dagli scarti di lavorazione delle aziende, strizza l’occhio a tutti quei territori che producono agrumi. Compresa la nostra Sicilia.

La terza città spagnola si tinge di verde. Ma anche di giallo e arancio per prendere la strada dell’ecosostenibilità. Entro il 2030 la metà dei valencianos verseranno nel serbatoio delle loro utilitarie una spremuta di bucce d’arancia, e non più di antichi, maleodoranti e inquinanti carbonfossili. L’idea di produrre bioetanolo dalla buccia delle arance, scartate dalla lavorazione industriale delle aziende di succhi di frutta e marmellate, ha un’antica storia che inizia nel 1989 con le ricerche di Karen Gorhmann, professore di biochimica e ricercatore presso l’Università della Florida.

Nel 2008 i suoi studi (e brevetti) sono arrivati sulla sponda mediterranea valenciana, territorio che produce, assieme all’Andalusia, il 65 per ento della produzione totale d’arance in Europa (segue l’Italia con il 25 percento e la Grecia col 10). E non solo: negli ultimi trent’anni, grazie al contributo della Ue, la sola Comunitat de Valencia ha costruito dieci siti per produrre energia solare ed eolica, tanto che attualmente, il 38 per cento dell’elettricità nella case dei valenziani è “green”. Più del contributo che viene dal nucleare, oggi precipitato al 15 percento, dopo la chiusura di una centrale nel 2013 e lo smantellamento entro il 2050 di altre due.

Così, con buona pace di petrolieri, taglieggiatori, sceicchi, padroni dell’oro nero e degli inutili garanti dei prezzi del barile che decidono se aprire o chiudere i rubinetti, gli spagnoli da Valencia lanciano un progetto ambizioso ed ecosostenibile: entro il 2030 si vuole ridurre della metà le emissioni di CO2 prodotte dalle automobili, grazie all’utilizzo, al posto della benzina e del diesel, di bioetanolo estratto dalla lavorazione delle bucce d’arancia. Negli ultimi cinque anni il processo di lavorazione si è affinato migliorando l’utilizzo di una risorsa agricola che non scarseggia mai: nel 2017, causa un autunno insolitamente secco, si perse il 22 percento della produzione d’arance, ma intervennero le vicine comunità di Andalusia e Catalogna, forzieri d’arance, a risolvere il problema con la loro ricca produzione.

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Redazione People For Planet

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