Amazon ha vinto contro la Ue: “Non dovrà pagare le tasse”

Clamorosa vittoria del gigante dell’e-commerce che nonostante i ricavi record non pagherà

I giudici dell’UE sconfessano Bruxelles e sanciscono che Amazon non ha ricevuto 250 milioni di euro in vantaggi fiscali illegali in Lussemburgo. Vanificati dunque gli sforzi della responsabile della concorrenza Ue, Margrethe Vestager, di reprimere quegli accordi fiscali che, a parere di molti, distorcono la concorrenza a favore del gigante dell’e-commerce.

La Corte di giustizia europea ha annullato oggi la decisione della Commissione che dichiarava incompatibile con il mercato interno l’aiuto concesso al colosso americano. Secondo il Tribunale, la Commissione non ha dimostrato che vi sia stata un’indebita riduzione dell’onere fiscale di una filiale europea del gruppo Amazon da parte del Lussemburgo. Stesso discorso per un altro gigante: la società energetica Engie.

Il tentativo della Commissione eu

Vestager dal 2017 è alla testa di una campagna della Commissione europea contro l’evasione fiscale delle multinazionali all’interno dell’Unione europea, dopo le rivelazioni dello scandalo LuxLeaks del 2014 e poi dei Panama Papers del 2016. Vestager aveva ordinando quindi al Lussemburgo di recuperare le tasse non pagate da Amazon, tra gli altri. Sia il Lussemburgo che Amazon hanno però impugnato la decisione dinanzi al Tribunale dell’Unione europea e oggi l’amara sentenza.

Il reddito di Amazon

Secondo una indagine del Guardian, i conti di Amazon EU mostrano che nonostante la società abbia raccolto un reddito record, l’unità lussemburghese ha subito una perdita di 1,2 miliardi di euro. Queste perdite hanno evitato ad Amazon di versare tasse e, in base al regime fiscale lussemburghese, le consentono anzi di ottenere 56 milioni di euro in crediti d’imposta da utilizzare per compensare tasse future. Eppure l’aumento dei ricavi in Europa è in linea con quello generato in tutto il mondo dalla società statunitense, che nel 2020 ha prodotto ricavi record legati alla pandemia pari a 386,1 miliardi di dollari, quasi 100 in più rispetto al 2019.

Cosa contestava Bruxelles

La causa fiscale contro Amazon risale in realtà al 2006, quando l’azienda, attraverso un progetto interno chiamato Goldcrest – dal nome dell’uccello nazionale lussemburghese – ha trasferito la stragrande maggioranza dei suoi profitti europei a una filiale senza dipendenti e non soggetta a tassazione. Bruxelles ha però contestato che questi profitti avrebbero dovuto essere registrati in un’altra filiale lussemburghese – con personale e attività reali – e quindi soggetti all’aliquota dell’imposta sulle società del 29%. “Il Lussemburgo ha concesso vantaggi fiscali illegali ad Amazon. Di conseguenza, quasi i tre quarti dei profitti di Amazon non sono stati tassati”, disse Vestager, annunciando una contromossa.

La difesa di Amazon

Amazon in tribunale si è difesa dicendo che la chiave del suo successo sta nella tecnologia protetta da IP, generata negli Stati Uniti. Di lì il diritto presunto – e oggi confermato – di parcheggiare i propri profitti europei in Lussemburgo prima di rimpatriarli in America.

La sconfitta odierna si aggiunge a quella già incassata dall’Europa contro il gruppo Apple, la scorsa estate, quando la Corte di giustizia europea aveva dato ragione al colosso americano nella controversia sui 13 miliardi di sconti fiscali, valutati aiuti di Stato, che Apple avrebbe dovuto restituire all’Irlanda. Ora l’ulteriore vittoria di Amazon ed Engie, con somme relativamente minori.

Cosa resta da stabilire

Chissà come andrà sui fronti ancora aperti. Vestager sta ancora indagando sulle pratiche fiscali di Ikea e Nike nei Paesi Bassi e Huhtamäki in Lussemburgo. Finora, invece, i giudici del Tribunale hanno appoggiato la Commissione nella causa contro la Fiat in Lussemburgo, confermando il principio di utilizzare le norme antisovvenzioni dell’UE per contrastare l’elusione fiscale da parte delle multinazionali. Ma l’incapacità dei funzionari della concorrenza di sostenere quei principi con prove concrete è costata a il caso Starbucks, l’importantissimo caso Apple e ora anche quello di Amazon ed Engie. Nessuna buona per il futuro, dunque, per ora.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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