Amazon, la cultura del reso sta per battere un record

Il gigante dell’e-commerce diffonde un modo di comprare troppo impattante, ma le alternative ci sono

Lo ordino online, in almeno tre taglie e tre colori, e me lo provo a casa con la massima calma e comodità. Alle volte, rendo tutti i prodotti. Questa è la “return culture”, la culture dei resi, teorizzata già un anno fa dall’Università di Gothenburg con un vasto studio. È divenuta possibile, ed è in forte crescita, da quando giganti come Amazon – il patrimonio del suo Jeff Bezos è il più grande al mondo – hanno introdotto il reso gratuito, a sua volta possibile da un costo del lavoro ridotto all’osso, e quasi del tutto libero da diritti (Leggi La giornata infernale di un lavoratore Amazon) . 

In altre parole, comprare online oggi non solo avvicina la morte dell’artigianato e la vita dei centri cittadini, ma sostiene un sistema ingiusto del lavoro e inquina tantissimo. Stando al Global Web Index, il ritorno gratuito è considerato la normalità dall’80% delle persone in Usa e Regno Unito, che controllano la gratuità dei resi prima di fare shopping su un sito. Tre su cinque hanno fatto almeno un reso nei precedenti 12 mesi.

In arrivo un record di resi

Secondo una ricerca di Optoro per UPS, qualcosa come 3,5 miliardi di pacchetti vengono resi ogni anno solo negli Stati Uniti, soprattutto nel mese di dicembre, e merce per un valore di 250 milioni di euro e 2 miliardi di kg di peso finisce in discarica: un’abitudine sempre più radicata, quella del reso, che costa 13 tonnellate di CO2 emesse in atmosfera. Si stima che il prossimo 2 gennaio ci sarà un nuovo record di resi, stimabili attorno ai 2 milioni di oggetti rimandati al destinatario in un giorno, solo negli Usa. Significa +26% rispetto allo scorso anno: lo shopping online sta modificando radicalmente le nostre abitudini, soprattutto sotto le feste. 

Le soluzione che possiamo cercare

Ma chi compra può scegliere meglio. «Ci sono negozi online con camerini digitali in cui puoi vedere come ti starebbe l’abito su una modella che riproduce le tue forme. Una compagnia giapponese ha ideato un cartamodello da spedire a casa, compilare e poi caricare su app: permette di avere a domicilio capi di sartoria cuciti addosso alle nostre misure, a prezzi abbordabili. Ci sono anche sistemi intelligenti di shopping che suggeriscono cosa e come prenderlo in base ai tuoi precedenti acquisti e ai tuoi precedenti resi»: Sharon Cullinane, docente di sustainable logistics a Gothenborg, non si deprime troppo dai dati che vedono anche la sua Svezia svettare per cultura dei resi: «il 22% di chi compra da noi usa la politica dei resi a prescindere, ordinando più taglie o colori di uno stesso oggetto, ma tra le persone giovani e le donne, parlando di moda, si arriva tranquillamente al 60% . Vedo però una possibile soluzione anche nella crescente sharing economy. I resi potrebbero essere spediti direttamente dagli acquirenti ad altri acquirenti, cosa che presuppone una certa responsabilità da parte delle persone. Ma quando parliamo di ambiente di questo parliamo, no?»

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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