Amazzonia: i popoli indigeni hanno vissuto in maniera sostenibile per 5000 anni

Ci sono uomini che creano e uomini che distruggono

Ci sono uomini che creano e uomini che distruggono. Per millenni, le popolazioni indigene hanno vissuto nella foresta pluviale dell’Amazzonia senza distruggere gli equilibri esistenti in natura e anzi creandone di nuovi.

Lo studio “A 5,000-year vegetation and fire history for tierra firme forests in the Medio Putumayo-Algodón watersheds, northeastern Peru”, pubblicato il 7 giugno su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un team internazionale di ricercatori guidato dall’antropologa Dolores Piperno dello Smithsonian National Museum of Natural History, ha fatto emergere nuove prove che attestano come le biodiversità, oggi in minacciate da uomini come il presidente brasiliano Bolsonaro, siano in realtà frutto anche dell’azione dell’uomo e del suo vivere in maniera sostenibile.

I popoli indigeni preistorici, oltre a non avere alterato significativamente gli ecosistemi forestali nell’Amazzonia occidentale, preservando efficacemente le foreste pluviali, hanno utilizzato le risorse naturali a disposizione senza modificarne la composizione.

Una notizia non banale, perché dalla capacità do vivere in maniera sostenibile di queste popolazioni sono dipesi non soltanto la ricca biodiversità della regione ma il sistema climatico globale, quello con cui anche l’Occidente deve fare i conti.

Dallo Shitsonian fanno sapere:

Negli ultimi anni, la comprensione della foresta pluviale amazzonica da parte degli scienziati è stata sempre più informata da un corpus di ricerche che suggerisce che il territorio sia stato attivamente, intensamente modellato dalle popolazioni indigene prima dell’arrivo degli europei. Alcuni studi attribuiscono le specie arboree che ora dominano la foresta alla gestione umana preistorica e all’ingegneria del paesaggio. Altri lavori postulano che quando i colonizzatori europei causarono enormi perdite agli indigeni amazzonici, con malattie, schiavitù e guerra, l’improvvisa interruzione della manipolazione su scala territoriale portò a così tanta ricrescita forestale che causò un calo globale dell’anidride carbonica atmosferica che portò a un cambiamento culminante in quella nota come Piccola era glaciale”.

E l’antropologa Piperno, in merito all’impatto antropico emerso dagli studi, ha poi aggiunto:

“Non dovremmo presumere che le foreste una volta fossero resistenti di fronte a significativi disturbi del passato. Questo ha importanti implicazioni per un buon uso sostenibile del suolo e per le politiche di conservazione, perché tali politiche richiedono un’adeguata conoscenza degli impatti antropici e naturali del passato sull’ecosistema amazzonico, insieme alle sue risposte”.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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