Anatomia umana: mi manca un pezzo!

Chi coordina tutte le funzioni del mio corpo?

Innanzi tutto vorrei ringraziarti per il fatto che stai leggendo questo articolo. La possibilità di incontrare su questo sito persone interessate a ragionare su temi strani è quel che mi dà la voglia di raccontare. Il ristorante di Alcatraz è un posto dove si fanno conversazioni straordinarie e nascono idee, ed è già un lusso enorme… Avere poi chi ha voglia pure di leggerle queste idee è il massimo. Grazie.

La questione che vorrei sottoporti oggi nasce dalla constatazione di una situazione curiosa e stupefacente.
Solo negli ultimi decenni è iniziata a circolare una domanda: ma come fa il corpo a regolare l’enorme varietà di funzioni fisiologiche?
A rigor di logica ci dovrebbe essere una centrale operativa globale che tiene sotto controllo temperatura, pressione sanguigna, respirazione, digestione, produzione di enzimi, proteine, funzioni depurative, espulsive, eccetera.
In ogni minuto le variazioni del mondo intorno a noi, le emozioni che proviamo, quel che pensiamo, interagisce alla velocità della luce con tutte le funzioni organiche.
Costantemente il nostro corpo compie un numero spropositato di regolazioni di sistemi che si influenzano reciprocamente. È un compito veramente notevole che richiederebbe una quantità di computer. Un lavoro che verrebbe da pensare sia svolto da un organo bello grosso.
La questione diventa ancora più affascinante proprio se si considera che non c’è da nessuna parte nel nostro corpo un organo di controllo e ottimizzazione globale. Né piccolo né grande.
Alcuni pensano che questo lavoro lo svolga una parte del cervello. Ma in effetti non è così. Alcune funzioni vengono espletate dalla materia grigia ma non abbiamo nessun elemento che ci faccia pensare che sia nel cranio il sistema di controllo globale.
Quella che sto ponendoti non è solo una questione scientifica. L’idea che hai in proposito può incidere in modo determinante sulle tue scelte quotidiane, sulle tue strategie e sull’idea che hai del futuro del mondo.
Se io vedo il corpo umano come una serie di organi che lavorano ognuno per i fatti suoi e non riconosco l’esistenza di una intelligenza fisiologica sarò portato a vedere allo stesso modo la mia famiglia. Quando litigo con mia moglie posso concentrarmi su quello che lei ha fatto e che mi ha offeso, oppure posso vedere quello che succede tra di noi non in termini di scontro tra due individui ma come risultato di un’interazione. Guardo la questione ampliando il mio orizzonte. Lei mi ha detto una frase scortese ma dietro questa azione c’è magari il fatto che sto lavorando troppo e sono stanco e spesso sono incapace di relazione e mi chiudo mettendomi a fare un videogame… Se inizio a guardare in questo modo la mia relazione vedo aspetti che prima non vedevo. Effetti di atteggiamenti reciproci. E magari scopro che la soluzione non è discutere ogni singola colpa e ogni singola causa ma inventarsi qualche cosa di nuovo da fare assieme che porti a superare il momento di difficoltà di comunicazione.
E se credo che il mio corpo abbia un’intelligenza fisiologica magari posso essere più ottimista sui destini dell’Italia e pensare che un popolo dove un cittadino su 10 fa volontariato solidale e una famiglia su 5 ha adottato un’altra famiglia che è in difficoltà e l’aiuta in modo continuativo, un popolo presso il quale è diffusa la sensibilità e la dimestichezza con il bello (abbiamo arte ovunque) possa trovare una botta di intelligenza collettiva tale da uscire da questa fase disastrosa. E magari un evento che mi pare negativo apre a sviluppi positivi che non riesco a immaginare.

Ma torniamo alla domanda iniziale: dov’è il centro di controllo globale umano?
Per affrontare questa questione dobbiamo innanzi tutto partire da due libri fondamentali.
Fritjof Capra e Pier Luigi Luisi sono gli autori di Vita e natura, una visione sistemica edito da Aboca, un libro fondamentale perché mette insieme tutte le ricerche sul modo utilizzato dalla natura per autoregolarsi.
In sostanza si è scoperto che non si riesce a capire la natura se la si spezzetta in singoli fenomeni.
Il mare, una foresta, l’intero pianeta sono sistemi sinergici dominati dal principio della cooperazione.
Ad esempio, la Teoria di Gaia parte dall’osservazione del fatto che il clima terrestre risente meno di quel che si potrebbe pensare dell’aumento periodico del calore del sole. Gli scienziati da tempo hanno osservato che è come se la Terra reagisse all’aumento dell’insolazione mettendosi gli occhiali scuri.
I sostenitori della teoria sistemica osservano che l’aumento della capacità dell’atmosfera terrestre di filtrare dei raggi solari, che avviene grazie al cambiamento della composizione chimica, comporta una serie enorme di modificazioni che coinvolgono batteri, piante e una serie di reazioni chimiche che a loro volta innescano altre modifiche comportamentali nelle creature viventi. In pratica, per aumentare la capacità di filtro dell’atmosfera tutto il Sistema Terra deve cooperare, a tutti i livelli.
La teoria sistemica si basa sull’idea che questi cambiamenti non avvengano grazie all’azione di una supercoscienza planetaria ma grazie a una serie complessa di reazioni automatiche.
Tutta la scuola sistemica è oggi impegnata principalmente a capire la natura di questo automatismo.
Si tratta infatti di un fenomeno molto raffinato.
Possiamo dire che se sotto una pentola piena d’acqua accendo un fuoco l’acqua si scalda in modo automatico.
La questione diventa complicata quando osserviamo reazioni automatiche molto complesse che non prevedono solo azione e reazione ma la necessità di compiere misurazioni, valutazioni, e scelte tra diverse possibilità di reazione.
Parla in modo affascinante di questo tema la prima parte del libro Biologia delle Credenze di Bruce Lipton. Qui si spiega che è errata l’idea che le decisioni prese dalla cellula siano frutto delle conoscenze contenute nelle sequenze di aminoacidi del Dna.
Il Dna fornisce le informazioni che permettono di costruire gli elementi della cellula e ne determinano la natura. Ma non decide cosa la cellula deve assorbire o espellere né quando è ora di replicarsi. Non decide neanche quali proteine produrre. Anzi le produce in un numero di varietà molto limitato ed è poi qualche altro meccanismo a determinare tutte le varietà di proteine necessarie, momento per momento; e provoca modificazioni nelle proteine di base che danno loro particolari proprietà. E questo avviene sulla base di valutazioni molto complesse delle situazioni interne ed esterne alla cellula.
L’idea è che questo lavoro avvenga sulla base di un sistema di azione-risultato-valutazione del risultato. Gruppi di risultati relativi a una funzione si interfacciano con risultati ottenuti da altre funzioni e azioni e controreazioni determinano in modo meccanico ma estremamente complesso una serie di scelte finali.
Il fatto che gli organismi viventi e addirittura le singole parti delle cellule, siano capaci di produrre azioni che potremmo giudicare in qualche modo intelligenti è affascinante e sta all’origine del mistero della vita.
Per spiegare perché le decine di componenti complesse necessarie a formare una cellula elementare si siano prima assemblate e abbiano cominciato a esistere e poi si siano fuse in un unico organismo è necessario ipotizzare un disegno divino oppure meccanismi insiti nella natura degli atomi e delle molecole che spingono naturalmente a scambiare segnali e reagire reciprocamente. Questa seconda ipotesi in realtà non è in contraddizione con la prima: potremmo benissimo dire che Dio ha agito per creare l’universo non costruendolo pezzo per pezzo ma creando particelle che contengono l’impulso a interagire. Questo impulso, agendo come un frattale, ha determinato lo sviluppo di sistemi di relazione sempre più complessi.
Bruce Lipton, andando alla ricerca del centro decisionale della cellula, arriva a formulare l’ipotesi, molto credibile, che questa funzione risieda nella membrana cellulare.
Essa è formata da un tessuto cosparso da fessure. Attraverso questi orifizi la cellula assorbe tutte le sostanze di cui necessita ed espelle gli scarti. Quindi, ogni volta che una molecola si avvicina alla cellula, la membrana valuta i segnali che le giungono da questa molecola, decide se si tratta di una sostanza di cui ha bisogno in quel momento e se la risposta è positiva apre un orifizio e la risucchia. La stessa complessa operazione la svolge rispetto alle sostanze interne: decide cosa non deve uscire dalla cellula e cosa deve essere buttato fuori. Ed è la membrana che decide quali e quanti tipi di proteine si devono sviluppare provocando le mutazioni necessarie al benessere del sistema.

Ora credo sia più chiaro il senso della mia domanda iniziale.
Per spiegare come funziona la fisiologia umana dobbiamo ipotizzare che esista una parte anatomica che svolge una funzione regolatrice simile a quella che nella cellula è espletata dalla membrana esterna.
In effetti io non ho una risposta. Ma credo che sapere che è questa domanda la linea di confine sulla quale sono impegnati molti scienziati, ed è interessante perché ci spinge a mettere in crisi alcune idee che derivano da modelli della natura che ormai sono antichi. È la scienza stessa che mette in crisi il nostro modo di pensare.

Oggi grazie agli studi della Margulis sappiamo che non è vero che la cellula è un organismo unitario, come abbiamo studiato a scuola.
In realtà è una cooperativa, l’unione tra elementi che esistevano separatamente, infatti il mitocondrio c’era già prima della cellula, esisteva in modo indipendente. La cellula non nasce dal casuale fondersi di molecole semplici ma dall’unione di sistemi complessi, agglomerati di molecole che pur non potendo essere definiti creature viventi erano comunque in grado di generare modificazioni della realtà. Questo fatto genera stupore. Non c’era ancora la vita ma già la materia tendeva ad auto-organizzarsi in sistemi molecolari capaci, ad esempio, di convertire lo zucchero in calore. 
Perché lo facevano? Cosa ci ricavavano? Non erano esseri viventi, non mangiavano, non dovevano replicarsi, non avevano la possibilità di desiderare di muoversi.
Eppure tendevano ad assemblarsi, generare cambiamenti intorno a loro, creare tessuti sistemici. È come se la capacità di produrre azioni fosse un prerequisito della materia stessa, uno sviluppo inevitabile insito delle componenti più primitive e minute dell’universo. Un fenomeno che si sviluppa in modo frattale.

La società capitalista ha generato un modello dell’universo basato sulla divisione e la competizione. Ha letto come frutto di scontro (la lotta per la sopravvivenza) il processo evolutivo e ha spezzettato tutti i fenomeni andando a descriverli come entità separate. La rivoluzione culturale che ha sconvolto il nostro modo di vivere a partire dal 1968, ha generato invece un’idea del mondo che spiega le galassie e la vita con l’esistenza di una universale qualità cooperativa, un impulso alla relazione basata sul mutuo scambio di segnali ed energie. L’esistenza di diverse polarità nelle particelle elementari è la qualità che rende possibile e inevitabile il formarsi di aggregazioni. Senza questa qualità delle particelle più minute e dell’insieme dell’universo, non avremmo stelle, pianeti e galassie ma uno sterminato pulviscolo indifferenziato.
Comprendere questo fenomeno è per la fisica è come comprendere dov’è il centro di coordinamento per la fisiologia.

Intanto che aspettiamo che qualcuno dimostri di aver scoperto dove si trova il centro di coordinamento fisiologico nell’essere umano possiamo però segnalare che esistono ipotesi.

La medicina cinese antica descrive il corpo come un insieme di organi e funzioni collegati tra loro da una serie di canali nei quali scorre l’energia vitale. Quando in un organo c’è troppa energia o ce n’è troppo poca esso non funziona bene. Questa energia viaggia da un organo all’altro, genera il lavoro fisiologico… Ogni organo si nutre di una certa energia e a sua volta la fornisce all’organo successivo in una catena che può anche essere vista come un sistema di ottimizzazione energetica reciproca. 
Questo modello potrebbe essere usato per immaginare un sistema di autoregolazione dell’organismo.
Per decenni la scienza ufficiale non ha riconosciuto l’esistenza fisiologica dei canali cinesi. Solo negli anni ’90 un gruppo di ricercatori (tra i quali l’amico Saudelli) hanno fotografato, grazie a un liquido di contrasto, l’esistenza di una rete sottocutanea chiaramente visibile, corrispondente ai canali antichi e non assimilabile a nulla che fosse allora presente nell’inventario delle parti anatomiche umane.
 
Un’altra idea affascinante è che il luogo della coscienza fisiologica sia nella parte meno considerata del corpo umano: la sostanza che si trova tra una cellula e l’altra e che è quindi presente in tutte le parti del corpo.
E potremmo pensare che le linee di tensione polarizzata che scorrono nel corpo e che i cinesi chiamano canali energetici, siano  le dorsali appenniniche della fibra ottica lungo le quali viaggiano le connessioni tra le aree della sostanza intracellulare.
Sarebbe anche un’ipotesi divertente per la sua risonanza con le ultime scoperte della fisica.
Negli anni ’80 frequentavo alcuni fisici fanatici che sostenevano che la maggior pare della materia è invisibile ed è questa parte invisibile all’origine dei fenomeni strani che la fisica quantistica rileva. A distanza di 20 anni questi deliri sono diventati scienza ufficiale e in tutte le università del mondo si insegna che la materia oscura è addirittura il 90% dell’universo e ovviamente determina in modo potente la natura delle cose.
Un vero schiaffo per la scienza che per decenni era prigioniera di un’idea del mondo nella quale le cose più importanti sono quelle più grosse, i grandi generali fanno la storia e nel rapporto sessuale la parte attiva è quella che entra, mentre la parte ricettiva, quella che prende, viene considerata passiva. Eppure prendere è un verbo che implica anche un significato estremamente attivo (prendo i soldi e scappo).
Troverei divertente se si scoprisse che la vile sostanza intracellulare, considerata alla stregua di un semplice riempitivo, con una funzione paragonabile a quella delle palline di polistirolo per l’imballaggio, sia in realtà il luogo della coscienza fisiologica… Siamo su questo pianeta per stupirci.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.