Anche i motori si convertono… si chiama retrofit elettrico

La seconda vita di auto e furgoni diesel prima della rottamazione finale

Basta dare un’occhiata ai modelli disegnati dalle case automobilistiche per il prossimo futuro per rendersi conto che le auto elettriche sono effettivamente destinate a sostituire quelle tradizionali. Ma sulle nostre strade non circolano soltanto auto. Che ne sarà di camion, tir, furgoni e di tutti quei mezzi che solitamente utilizziamo per il trasporto delle merci? Sarebbe assurdo pensare di buttarli via da un momento all’altro in una mega discarica senza valutare alternative alla rottamazione.

Proprio a questo proposito, per portare a fine vita i veicoli attuali, negli anni si sono fatte largo soluzioni interessanti come quella del “retrofit elettrico”, valido sia per le auto che per furgoni e camion. Serve a convertire il motore in elettrico e a portare quindi a termine il ciclo vitale di un veicolo senza sbarazzarsene prima del tempo, mantenendolo in strada finché risulta utilizzabile. Può essere la soluzione ideale nel caso di veicoli piuttosto vecchi, il cui motore sarebbe comunque da cambiare a breve, che così vengono “riciclati” e riutilizzati ancora una volta grazie ad un cambio di look sostanzioso.

Tutte le auto (e non solo) si possono trasformare… per legge!

Abbiamo già dedicato un approfondimento a quanto previsto dal decreto del Ministero dei Trasporti del 1 dicembre 2015, n. 219 (in vigore dal 26 gennaio 2016). E’ già possibile da qualche anno trasformare in elettrico qualsiasi veicolo a benzina o diesel e, appunto, il procedimento si chiama “retrofit elettrico”.

Ovviamente la mutazione interesserà non la carrozzeria ma il vecchio motore: al suo posto ne sarà installato uno elettrico. Al nuovo veicolo non occorrerà più un serbatoio per il carburante, al suo posto compariranno delle batterie, a cui verrà associato un sistema elettronico di gestione con un meccanismo utile alla ricarica. Con il retrofit elettrico il nuovo mezzo sarà anche più leggero, visto che spariranno i pezzi inutili, dal radiatore ai tubi di scarico.

Qualche altra operazione burocratica e il gioco è fatto. Non occorre una nuova immatricolazione a patto che il kit utilizzato sia omologato e il lavoro sia svolto presso un’officina autorizzata. Un aggiornamento alla carta di circolazione alla Motorizzazione Civile e l’operazione è terminata.

Se sono i costi a scoraggiare (10-15 mila euro), bisogna comunque tenere presente che: non saranno più necessari i rifornimenti di carburante; eventualmente i pezzi del vecchio motore si potranno rivendere; il nuovo motore può vivere per oltre 2 milioni di km (quelli tradizionali attorno a 100 mila); la manutenzione sarà pochissima; si guadagna comunque un motore nuovo che permette di transitare in tutte le zone a traffico limitato. E poi ci sono risparmi o esenzioni al momento di rinnovare il bollo e le assicurazioni sono più generose con chi ha un veicolo elettrico. La legge vale appunto per tutti i “sistemi destinati ad equipaggiare autovetture, autobus e autocarri, dotati in origine di motore tradizionale, consentendone la conversione in trazione esclusiva elettrica”.

Aziende italiane in prima fila

La nostra normativa sull’elettrificazione dei veicoli a combustibili fossili ha persino anticipato quella Ue e le nostre aziende guidano l’innovazione. Della SMRE di Umbertide (Pg) si è parlato persino come di diretta concorrente di giganti come Tesla e c’è molta verità in quest’affermazione. Nata come produttrice di macchine a controllo numerico e utensili, la SMRE oggi esporta moltissimo in Cina uno dei suoi prodotti di punta: ha infatti deciso di concentrarsi non sulla realizzazione di interi veicoli quanto sulla costruzione del loro cuore, la motorizzazione, inserendosi nel passaggio verso il mondo dell’elettrico. Tutto prezioso per mezzi aziendali, tanto per quelli utilizzati nelle cave quanto per i mezzi che i comuni utilizzano nelle nostre città, che con il retrofit non devono più essere sostituiti ma solo trasformati. E le batterie si possono ricaricare in deposito programmando un numero massimo di corse prima della sosta.

I nostri pacchi viaggiano già su mezzi green

Le soluzioni per rendere i veicoli più eco-friendly dunque esistono, in Italia per giunta la legge si è già adeguata. Basta decidere di sperimentare da subito questa nuova soluzione e anche le modalità per farlo non sono complicate.
Nel mondo intanto molte aziende stanno svecchiando il proprio parco veicoli. Chi opera nel comparto della logistica e delle spedizioni avverte sicuramente più degli altri la necessità di avere mezzi che possano transitare in tutte le aree cittadini senza problemi, così come avverte la necessità di abbattere i costi legati al carburante. E poi presentarsi sul mercato forti del proprio impegno sul fronte della sostenibilità è sempre un vantaggio competitivo.
Tra i leader, UPS ha attirato l’attenzione anche grazie al design dei furgoncini pensati per le consegne a Parigi e Londra. Entro fine anno, secondo gli annunci, 35 veicoli elettrici dalle linee futuristiche entreranno infatti in marcia. Avranno un’autonomia di 250 km circa, sistemi di guida assistita innovativi per alleggerire la pressione psicologica, touch screen e parabrezza avvolgenti per meglio accorgersi della presenza di ostacoli o altri veicoli. A New York invece si è pensato di agire su 1.500 veicoli esistenti a diesel: i furgoni saranno riconvertiti entro il 2022 (è il 66% della flotta che percorre le vie cittadine). Interverrà in questa operazione la Unique Electric Solutions, che monterà sui veicoli un motore da 225 kW messo a punto ad hoc immaginando gli spostamenti quotidiani e l’attività dei corrieri. Sempre negli Usa, Ups insieme a Thor Trucks intende anche realizzare un camion elettrico a Los Angeles, dotato di una batteria progettata e costruita in house, capace di garantire un’autonomia di circa 160 km.

Magari non ci facciamo caso, ma da qualche anno viaggiano moltissimi veicoli del tutto elettrici o comunque meno inquinanti di quelli del passato. Citiamo soltanto qualche esempio rapido proveniente dallo stesso comparto. Nel 2016 Poste Italiane ha stretto una partnership con Nissan per la fornitura di una nuova flotta di 70 furgoni full electric, in aggiunta a 1.000 veicoli elettrici Free Duck che già erano utilizzati nelle consegne nei centri urbani e a 1.700 veicoli a metano, oltre 1.000 veicoli gpl e 41 mezzi ibridi.
GLS ha varato un programma ambientale denominato ThinkGreen nel 2008, che punta all’ottimizzazione continua dei processi e a un uso più efficiente delle risorse: tra le eco-attività promosse all’interno del gruppo, figura anche il cambiamento in elettrici dei mezzi di consegna. Con tanto di corsi di guida sicura.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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