Anoressia e bulimia: l’emergenza Covid-19 non deve fermare la lotta ai disturbi alimentari

Domani la Giornata mondiale dei disturbi alimentari

L’esperta: rete assistenziale da migliorare “perché di anoressia e bulimia non si muore. Si muore per non aver avuto accesso alle cure”

Anoressia, bulimia, ma anche disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating) e ortoressia (ossessione per i cibi sani). L’epidemia dovuta alla diffusione del Covid-19 ha reso ancora più difficili le condizioni di vita e la possibilità di essere curati delle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare.

A spiegarlo è Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della Rete Disturbi comportamento alimentare Usl 1 dell’Umbria: “In questi ultimi due mesi abbiamo visto il Sistema sanitario nazionale concentrato sull’emergenza della pandemia da Covid-19 e interi ospedali hanno interrotto qualsiasi tipo di attività per essere dedicati esclusivamente all’epidemia. Gli ambulatori sono stati chiusi e molti trattamenti sospesi”. Questo significa che persone che magari hanno impiegato mesi per trovare il coraggio di chiedere aiuto e intraprendere un percorso di cura, o hanno aspettato mesi per un ricovero, “si sono trovate improvvisamente a dover interrompere il trattamento o a non poterlo iniziare, aumentando il rischio di aggravamento, cronicizzazione o ricaduta del disturbo”, afferma Dalla Ragione, che è anche presidente della Siridap, la Società italiana riabilitazione disturbi del comportamento alimentare e del peso.  

Passione per la cucina diventa incubo

Le persone che soffrono di problematiche legate alla nutrizione hanno dovuto fronteggiare poi, durante la quarantena, anche altri problemi oltre al mancato supporto ricevuto dalla rete assistenziale territoriale e ospedaliera. La riscoperta per molti italiani della passione per la buona cucina – pane e pizza fatti in casa, pasta all’uovo, dolci di tutti i tipi – che ha caratterizzato le settimane di isolamento forzato tra le mura domestiche “può essere stato l’inizio o il peggioramento di un incubo” per le persone con problematiche legate al consumo del cibo, spiega Dalla Ragione.

Purtroppo non è possibile, per ora, quantificare l’incremento dell’incidenza dei disturbi del comportamento alimentare causato dalla pandemia dovuta al Covid-19, “ma il dato – spiega la studiosa – è molto atteso dagli specialisti”.

Dca in aumento, età insorgenza sempre più bassa

Attualmente il ministero della Salute conta nel nostro Paese 3,2 milioni di persone con disturbi del comportamento alimentare (Dca), diffuse in modo omogeneo in tutte le regioni. Dall’analisi preliminare dei dati raccolti negli ultimi 5 anni (dal 2014 al 2019), su cui si sta ancora lavorando, emerge – considerando tutte le diagnosi per Dca nel loro complesso – un aumento di queste patologie costante nel tempo, l’abbassamento dell’età di insorgenza e una loro maggiore diffusione nella popolazione maschile rispetto al passato.

Leggi anche: L’anoressia è anche maschile. E spesso più insidiosa

L’offerta assistenziale varia (troppo) da regione a regione

Analizzando la variabilità dei tassi di ospedalizzazione nelle diverse regioni italiane emergono forti differenze: nonostante molti sforzi compiuti negli ultimi anni molte regioni non si sono infatti ancora adeguate alle indicazioni del ministero della Salute rispetto alla costituzione di reti assistenziali dedicate.

Nelle regioni dove sono presenti reti di servizi diffuse e specializzate nel trattamento dei Dca il tasso di ospedalizzazione (che il più delle volte riguarda ricoveri salvavita) è molto più basso, mettendo in evidenza come un intervento precoce a livello ospedaliero e territoriale (tramite le aziende sanitarie locali e i medici di medicina generale) possa evitare l’aggravarsi dei quadri clinici e migliorare la prognosi.

Mortalità aumenta dove mancano le strutture di cura

A guardare i primi dati sulla mortalità emerge infatti che questi variano molto da regione a regione, e i tassi sono più alti nelle regioni dove sono scarse o assenti le strutture di cura. Tutto questo mette in evidenza, spiega Dalla Ragione, “che non si muore di anoressia e bulimia, ma si muore per non aver potuto accedere alle cure“.

Guarda l’infografica: I moderni disturbi alimentari

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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