Anziani: “Continuare il lockdown e non vedere i nipoti”

I consigli di uno dei massimi esperti italiani di geriatria

Il governo italiano ha esposto le regole della fase 2, descrivendo ciò che è ammesso o non ammesso in sostanza per una sola categoria di persone: gli adulti in salute.

Anziani e bambini, di cui ci occuperemo a breve, non hanno avuto dettagli pensati per loro.

Abbiamo chiesto a Giuseppe Paolisso, geriatra e ricercatore all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, già membro dell’ISS e presidente della Società di Geriatria Italiana, cosa consiglierebbe a un ultra 70enne residente nelle aeree a maggior rischio e in quelle invece dove il virus ha avuto e continua ad avere una diffusione piuttosto scarsa. Chiaro che la cosa vale anche per persone più giovani, se hanno patologie pregresse.

Zone a minor rischio: “Mascherina ‘fresca’ e niente nipoti”

«L’anziano esca con il massimo rispetto dei criteri di sicurezza: mascherina sempre, sempre a distanza di sicurezza di 1,5 metri o meglio 2 dalle altre persone e, dato che andiamo verso l’estate, non uscire mai nelle ore di massimo assolamento», perché indossare una mascherina quando fa caldo è roba poco piacevole per tutti, può diventare pericolosa per un anziano.
Come gestire gli incontri con i parenti? «Serve molta cautela. Mai assembramenti, mai pranzi o cene tutti insieme, visite ristrette e in spazi adeguati: all’aperto o in locali ventilati. Tutti devono rispettare le distanze e indossare mascherine chirurgiche ‘fresche’», ovvero nuove: le mascherine chirurgiche come ha spiegato l’Iss a People for Planet danno la massima protezione a noi e agli altri, ma funzionano solo per 4 ore e non possono mai essere riutilizzate.
Tutto questo perché i positivi asintomatici in circolazione si stimano essere ancora molti e sono un rischio grave per gli anziani. «I bambini vanno tenuti lontani dagli anziani a mio parere ancora per un po’, valutando l’andamento dei contagi. Si sa che i bambini hanno pochissima sintomatologia, in più non sono testati né con tamponi né con test sierologici. È una questione, mi rendo conto, difficile da accettare. Ma se mi chiedete un parere è questo che mi sento di raccomandare, anche nelle zone a minor rischio».  

Zone a maggior rischio: “Mai uscire”

Nelle zone d’Italia ancora a maggior rischio, quelle alle quali è stato permesso riaprire più per motivazioni economiche e sociali che per una reale risoluzione del problema, come ad esempio la Lombardia e il Piemonte, «gli anziani farebbero bene a stare ancora a casa, perché il rischio è ancora troppo elevato. La spesa si dovrebbe trovare il modo di farla portare ad altri, limitando sempre gli ingressi in casa a persone note e accorte». Non uscire è un’ottima scelta, in questo caso, ma se non ce la facciamo più a restare in casa, siamo a rischio depressione o vogliamo sgranchirci le gambe (cosa molto importante, l’esercizio fisico, che anche in età avanzata mantiene basse le infezioni e alto l’umore e la salute: qui esempi di esercizi da fare in casa secondo la SIGG) «possiamo uscire per una passeggiata al mattino presto, diciamo fino alle 9, e la sera dopo le 7. No assoluto ai centri commerciali o ad ogni altra zona di assembramento.»

Cosa potremmo fare in più?

«La mancanza di compagnia è pericolosa come il virus: si può morire di solitudine», continua Paolisso. Un aspetto importante ma difficilissimo adesso. Il consiglio è quello di aiutare fin dove possibile gli anziani a digitalizzarsi, per parlare e vedere i famigliari via tablet, telefono o pc. Vanno educati a questo, e il governo potrebbe pensare anche a corsi di alfabetizzazione dedicata. In alternativa – come si sta facendo spesso all’estero ma non da noi – si potrebbero organizzare linee telefoniche dedicate, con personale qualificato, a tener compagnia agli anziani. In molti hanno notato infatti – compresa una vasta indagine americana – che paradossalmente la realtà è che gli anziani escono più spesso degli altri, proprio in cerca di compagnia

Rischio malnutrizione

«Accertiamoci che i nostri cari mangino cose fresche e varie. Se vivono da soli, in un momento di disagio, potrebbero essere tentati di non alimentarsi adeguatamente, anche per problemi di natura socio-economica o paura a uscire. Può anche succedere che i badanti abbiano paura di uscire e facciano una spesa frettolosa. Nel medio termine questo può riflettersi in una seria malnutrizione anche con gravi conseguenze».

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

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Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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