App Immuni in tutta Italia

Dopo la prima sperimentazione in alcune Regioni ora l’app è operativa in tutta Italia

Sono già 2,5 milioni gli italiani che hanno scaricato l’app Immuni che permette di avvisare chi è stato vicino a un positivo al Covid-19.

In pratica come scrive Martina Pennisi sul Corriere della Sera: “Quando un individuo riceve la diagnosi di positività al Covid gli viene chiesto se ha scaricato l’app e se vuole fornire il codice di sblocco generato dall’app stessa. Questo codice serve all’operatore sanitario per far partire l’invio di una notifica a chi ha Immuni sul suo smartphone e nei 14 giorni precedenti è stato a due metri di distanza dal positivo per almeno 15 minuti”.

Privacy e sicurezza

Scaricare Immuni è gratuito, volontario e anonimo. Inoltre permette la scelta di contattare o meno il medico di base se si è a rischio. Questa ultima caratteristica aveva fatto infuriare i governatori di Veneto e Friuli-Venezia Giulia convinti, come ha dichiarato Zaia: «Crea solo una babele ingestibile dove il cittadino decide cosa fare e cosa non fare».

Durante l’ultima settimana gli sviluppatori hanno risolto alcuni errori tecnici e hanno inserito la possibilità di non far comparire l’app nella schermata iniziale.

In Liguria – regione che insieme ad Abruzzo, Marche e Puglia ha compiuto la prima sperimentazione – sono risultate  positive tre persone che hanno fornito il codice di sblocco.

L’Islanda non è convinta

In Islanda – 1802 casi positivi, una decina di morti su una popolazione di 364mila abitanti – l’app Rakning C-19 è stata scaricata dal 40% della popolazione ma i risultati non sono stati quelli sperati.

Quello che ha funzionato sono stati i tamponi a tappeto e l’attenzione della popolazione alle raccomandazioni del governo riguardo al distanziamento sociale, la quarantena per chi è stato a contatto con un positivo.

L’app islandese è stata implementata già da aprile, funziona in modo simile a Immuni e ha avuto un’alta adesione ma sembra che i risultati non siano apprezzabili. Scrive Il Post: “Gestur Palmason, che si occupa di coordinare il lavoro degli addetti al tracciamento dei contatti, ha spiegato che finora Rakning C-19 si è rivelata utile in un numero limitato di casi: «Per noi non è stata una svolta». L’applicazione ha permesso in alcuni casi di ottenere più informazioni, ma alla fine è stato il lavoro sul campo degli operatori a fare la differenza nella ricostruzione delle catene del contagio”.

Le prime esperienze in Australia, Singapore e Corea del Sud hanno dato risultati alterni e non ancora convincenti, con diversi studi che hanno indicato come le sole app non possano fare molto per tenere sotto controllo l’epidemia.

Anche in questo caso bisogna aspettare e vedere come andrà. Mai come in questo caso l’esortazione di restare connessi ha un senso.

Leggi anche:
Parte l’app Immuni. E ha tutti i presupposti per essere un flop
Per scaricare l’app Immuni il sistema operativo deve essere aggiornato

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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