Immaginate se fosse un arbitro a sbloccare psicologicamente Cristiano Ronaldo

L’arbitro Lahyani a Flushing Meadows

Immaginatevi la scena. L’arbitro Doveri approfitta della fine del primo tempo di Parma-Juventus. Si avvicina a Cristiano Ronaldo ancora a digiuno di gol e gli dice: “Tu sei meglio di così, Cristiano. Ti voglio aiutare. Non è un bello spettacolo quello che stai offrendo”. Il portoghese lo guarda, lo ascolta. E quando torna in campo, trascina la Juventus alla vittoria e segna almeno due gol. Dopo aver immaginato la scena, immaginatevi quel che sarebbe successo.

Un episodio simile è accaduto a Flushing Meadows dove si stanno giocando gli Us Open di tennis. Il protagonista assoluto della settimana è stato l’arbitro svedese Mohamed Lahyani. Giudice di sedia dell’incontro tra l’australiano di origine greca Kyrgios, un talento discontinuo, e il francese Herbert. Kyrgios stava gettando via l’ennesima partita. Aveva perso il primo set ed era sotto 3-0 nel secondo, aveva appena buttato malamente una palla in rete. A quel punto l’arbitro è sceso dal sediolone e gli ha parlato come se il tennista fosse suo figlio. Aggiungendo che avesse continuato così, sarebbe stato costretto a infliggergli una penalità per scarso impegno. “Una scena surreale” ha scritto L’Equipe che ha dedicato all’episodio un paginone. Un episodio che, a memoria, non era mai accaduto.

Kyrgios si è ripreso e ha vinto

Sta di fatto che l’australiano ha finalmente cominciato a giocare e ha finito col vincere la partita. Apriti cielo. Il torneo ha dovuto diramare un comunicato ufficiale in cui ha provato a spiegare il comportamento dell’arbitro, in soldoni hanno scritto che era preoccupato per le condizioni fisiche del tennista e che ha deciso di scendere perché al cambio di campo c’era troppo rumore per avere una conversazione col giocatore. L’organizzazione ha cercato di smussare i toni dello sconfitto prima della conferenza stampa. «Me lo hanno chiesto – ha spiegato Herbert – ma non devono prendermi per un coglione».

Nemmeno Federer ha gradito

Il diretto interessato ha provato a difendersi: «L’arbitro non mi ha aiutato. Non ho rimontato subito – si è difeso Kyrgios -. Non è il mio coach. Mi ha detto solo che stavo offrendo un brutto spettacolo per lo sport. Succede anche nel calcio quando qualcuno entra duro e l’arbitro gli parla ed evita di ammonirlo».

Tesi che non ha convinto Federer: «Con me non succederà – ha detto infastidito -. Non è compito dell’arbitro scendere dalla sedia. Deve rimanere seduto e non parlare in quel modo. Non mi interessa quel che gli ha detto. È stato lì per troppo tempo». Non è compito dell’arbitro. Sua maestà Roger ha poi incontrato e battuto l’australiano, e nel corso dell’incontro l’arbitro è rimasto al suo posto.

Mandzukic

L’altro protagonista della settimana, oltre a Lahyani, è stato Mario Manduzkic. L’eterno brutto anatroccolo che però al momento opportuno compie sempre il proprio dovere. Ricorda Massimo Troisi in “Ricomincia da tre”, quando raccontava del bambino che gli aveva rovinato l’infanzia perché conosceva tutte le tabelline a memoria, tutte le capitali del mondo. “Se è un mostro, mettetelo nella classe dei mostri”.

In questo calcio di metrosexual e personaggi copertina, Mandzukic è fuori posto. Sgraziato, tecnicamente non eccelso, decisamente poco patinato, il croato è sempre lì lì per finire nella cantina della Juventus. Prima per fare spazio a Higuain e poi a Cristiano Ronaldo. Nelle foto di copertina non c’è spazio per lui. Non è l’uomo da portare a casa per presentarlo ai genitori.

Poi, però, quando serve, Mandzukic c’è sempre. Soprattutto nelle partite che contano. Quando la sostanza conta decisamente più della presenza. Perché Mandzukic è maledettamente efficace. Per dirla alla Deng Xiao Ping, il topo lo acchiappa sempre. È lui a tenere la Juve in vita, con un gol bellissimo, nella famosa finale di Cardiff persa 4-1 contro il Real Madrid. È sempre lui a segnare al Bernabeu i due gol che avviano il tentativo di rimonta nei confronti dei madrileni. Prima del rigore all’ultimo minuto e dell’indimenticabile show di Buffon. Ed è lui, mentre l’Italia del giornalismo è in angoscia per l’assenza di gol di Cristiano Ronaldo, a essere decisivo a Parma con una rete e un assist. Perché non saranno da copertina, ma dei brutti anatroccoli c’è tanto bisogno.   

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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