In Argentina crolla il consumo di carne

Argentina: crolla il consumo di carne, 6 su 10 “millennial” difendono la dieta vegan

Alimentazione, allevamenti e salute: come aiutare il pianeta a tavola

Un reportage di Associated Press racconta le prime avvisaglie di quello che potrebbe essere un cambiamento epocale nel Paese simbolo del consumo di carne.

In Argentina è in corso una lotta per l’identità che vede un numero crescente di vegetariani e di vegani confrontarsi con la maggioranza dei carnivori in un Paese noto per l’abbondanza della sua carne di manzo, i gauchos e il sacro “asado”, il piatto forte del ‘barbecue’ che, ogni fine settimana, riunisce le famiglie e gli amici. Una tradizione che è fonte di orgoglio nazionale in questo Paese sudamericano, che da sempre combatte con la vicina Uruguay per la primazia mondiale nel consumo pro capite di carne bovina. Ma questa forte identità carnivora è minacciata dal crescente sostegno al vegetarianismo e al veganismo tra gli argentini, in particolare tra i giovani e i ‘millennial’, dove cresce anche la militanza da parte di attivisti. Un recente sondaggio online ha rilevato che 6 argentini su 10 sarebbero disposti a smettere di mangiare carne, un risultato che allarma gli allevatori già alle prese con la grave crisi economica. Il divario culturale è arrivato allo scontro alcune settimane fa, quando un gruppo di militanti animalisti ha interrotto un evento del consorzio agricolo di Buenos Aires e sono stati accolti dai gauchos che, in sella ai loro cavalli, li hanno caricati a frustate. Continua a leggere (Fonte: RAINEWS.IT)

Dalla stampa nazionale:

BASTA CARNE O ENTRO IL 2050 SARÀ EMERGENZA ALIMENTARE.  Per salvare il Pianeta è fondamentale agire anche sulle nostre abitudini alimentari. Il consumo di alimenti provenienti dagli allevamenti intensivi, infatti, ha un impatto devastate sugli ecosistemi.

Per questo, se entro i prossimi 12 anni non diminuiremo sostanzialmente i gas serra rilasciati nell’atmosfera, il riscaldamento globale è destinato a causare una crisi alimentare entro il 2050.

Ridurre la carne per ridurre le emissioni. L’allarme arriva dal report recentemente pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il comitato scientifico dell’ONU per il clima. Lo studio mostra come l’intero settore alimentare globale contribuisca al 25-30% delle emissioni di gas serra del Pianeta. In particolare, il metano prodotto dagli allevamenti di bovini costituisce, insieme a quello prodotto dalle risaie, la metà di tutto quello rilasciato nell’atmosfera. 

Agire prima che sia tardi.  Se il consumo di carne non dovesse calare, dunque, il Pianeta rischia di dover fronteggiare una crisi senza precedenti. Continua a leggere (Fonte:RIVISTANATURA.COM)

CARNE: QUANTE VOLTE A SETTIMANA POSSIAMO MANGIARLA? I problemi legati all’attuale, eccessivo, consumo di carne sono molteplici: da un lato c’è l’allevamento intensivo, responsabile del 20% di produzione di gas serra e di altre criciticità per l’ambiente, dall’altro, le problematiche rispetto alla salute umana.

Nel codice europeo contro il cancro dell’AIRC viene suggerito di limitare il consumo di carni rosse, evitare carni conservate – fra i principali rischi per il cancro ci sono i conservanti come nitrati e nitriti –  e la cotture prolungate, specialmente laddove si formano le bruciature.

Direte voi che il pollo potrebbe rappresentare un’alternativa per limitare il consumo di carne rossa, ma bisogna tenere conto di un dato, piuttosto sconcertante: ad oggi il 95% dei polli italiani provengono da allevamenti intensivi.

A questo tipo di allevamento sono riconducibili, a causa delle pessime condizioni di vita degli animali, frequenti intossicazioni alimentari e il caso noto dell’influenza aviaria; inoltre, la comparsa di batteri patogeni in questi allevamenti viene spesso trattata con antibiotici, utilizzati in dosi elevate, (ndr. Ormoni della crescita e antibiotici nella carne: possono esserci ancora?) tali da indebolire il sistema immunitario dei polli e di comportare la resistenza (e sopravvivenza) di questi batteri alle forme preventive. Continua a leggere (Fonte: DISSAPORE.COM di Giovanni Giorgi)

(…) POSSIAMO SALVARE IL MONDO, PRIMA DI CENA (Guanda), l’ultimo sorprendente saggio di Jonathan Safran Foer, autore dei fortunati romanzi Ogni cosa è illuminata (2002) e Molto forte, incredibilmente vicino (2005). Parla dell’impatto ambientale degli allevamenti di animali. E della nostra ultima occasione per fare qualcosa, qualcosa di utile, prima di sentirci chiedere dai nostri figli: “Ma voi dov’eravate, quando avete capito cosa sarebbe successo?”

Buone storie, azioni concrete. Sì, Foer ha scritto questo libro con l’ambizione di convincere degli sconosciuti a reagire alla crisi ambientale. E consapevole di quanto sia ostico parlare di gas serra, modelli climatici e politiche di mitigazione, ha dato fondo alle sue doti narrative per trovare delle buone storie, capaci di spaventarci, affascinarci e coinvolgerci a sufficienza da indurci a cambiare le nostre abitudini alimentari. Il risultato è un’opera forse imperfetta ma irrinunciabile per la sua attualità e la sua carica empatica. Un’opera ibrida dove il memoir e il saggio scientifico s’incontrano a metà strada, in un intrico di ricordi famigliari (talvolta noiosi), racconti aneddotici (sempre spassosissimi), dispute amletiche con la propria anima ed elenchi puntati di terrificanti hard facts sul guaio ambientale in cui ci siamo cacciati.

Al centro di tutto c’è un’idea impegnativa: per salvare il pianeta – o meglio, per salvarci il sedere, perché il pianeta non ha alcun bisogno di essere salvato – dobbiamo ridurre in modo significativo il consumo di prodotti di origine animale. Continua a leggere (Fonte: WIRED.IT di Giancarlo Sturloni)

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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