Arrivano i detective anti coronavirus. Il racconto di uno di loro.

Dopo l’esperienza della Corea del Sud e dell’Irlanda stanno per arrivare anche nel Regno Unito.

Il progetto del Regno Unito

Il Regno Unito ha annunciato un ambizioso programma di tracciamento dei contatti per aiutare il paese a uscire dal lockdown e migliaia di persone sono in procinto di essere assunte per svolgere la missione di “detective anti Covid19”.

I precedenti della Corea del Sud e dell’Irlanda

Altri paesi hanno già avviato iniziative simili, in forme diverse. La Corea del Sud, ad esempio, oltre che intervistare le persone consente anche agli investigatori di visualizzare le transazioni bancarie, i dati di geolocalizzazione degli smartphone e le registrazioni delle telecamere di sorveglianza, con l’obiettivo di trovare chiunque possa aver incontrato una persona infetta.

Nella Repubblica d’Irlanda invece il lavoro del detective anti Covid-19 si limita ad interviste alle persone infette e ad avvisare i loro contatti. Il Regno Unito va in questa direzione.

Per saperne di più dell’esperienza irlandese Adam Vaughan, per il settimanale scientifico britannico New Scientist, ha parlato con una persona che ha ricoperto questa posizione per un mese in Irlanda, dove ogni giorno vengono effettuate migliaia di chiamate da nove centri di ricerca dei contatti. Di seguito la traduzione di ampi stralci dell’articolo della rivista.

Il lavoro del detective anti covid19

È stato un lavoro molto gratificante. Ho avuto l’impressione di contribuire allo sforzo nazionale “, spiega questo “detective anti Covid19” irlandese che desidera rimanere anonimo.

La missione dei detective anti Covid19 è fuori dal comune. Combina le competenze di un assistente sociale, di un investigatore e di un operatore di call center.

Le tre chiamate ai portatori di virus e ai loro contatti

Esistono tre categorie di chiamate, racconta.

In primo luogo, gli operatori sanitari comunicano il risultato del test a coloro che hanno contratto il Covid-19. Quindi entra in gioco il detective che richiama la persona affetta dal virus al fine di identificare con lui i suoi contatti stretti da quarantotto ore prima dell’insorgenza dei sintomi. Un contatto è qualificato come stretto se è stato entro due metri dalla persona per almeno quindici minuti o in uno spazio chiuso per più di due ore.

Trovare tutti i contatti non è un compito facile. “Quando viene chiesto alle persone di elencare tutti i loro contatti stretti negli ultimi 14 giorni – o anche per un periodo più lungo – non forniscono un elenco molto completo”, osserva.

Per ricevere il massimo di informazioni, i detective anti Covid-19 utilizzano un questionario molto accurato che guida le persone passo dopo passo nell’identificazione dei loro contatti quotidiani. Un medico, ad esempio, aveva già redatto di sua iniziativa un elenco di nomi e numeri da fornire, ma chiedendogli di raccontare le sue giornate lui e il detective si resero conto che aveva dimenticato alcuni nomi.

La terza categoria di chiamate è rivolta a persone potenzialmente esposte al virus, consigliandole in tal modo di isolarsi.

Solo informazioni volontarie

Il numero di contatti per persona con le caratteristiche indicate prima (entro due metri per almeno quindici minuti o in uno spazio chiuso per più di due ore) raramente è molto alto. Secondo il detective, questa cifra potrebbe essere spiegata perché molti degli intervistati da lui erano personale sanitario che si erano messi in quarantena al primo sintomo e perché l’Irlanda ha incoraggiato il distanziamento sociale relativamente presto.

Alle persone che vengono informate di essere state esposte al virus viene detto il giorno in cui ha avuto luogo il contatto, ma non la persona o il luogo del contatto. Nonostante questo, spesso individuano chi è la persona portatrice del virus. “E’ spesso ovvio, quando riguarda una persona che vive sotto lo stesso tetto o un parente che è stato testato positivo”, dice il detective intervistato

Il detective anti Covid19 non ha accesso a nessun dato delle persone infette, a parte la data di nascita, e non può costringere nessuno a comunicare informazioni. Tutti i dati raccolti sono forniti volontariamente e annotati come tali, senza nessuna verifica parallela.

Anche quando chiama qualcuno per consigliargli di isolarsi, non ha modo di imporre questa misura. “Siamo autorizzati solo a dare consigli”. Fortunatamente, dice, non ha dovuto affrontare alcun atteggiamento recalcitrante. “Nella mia esperienza ho visto che tutti si fidano di noi e vogliono essere d’aiuto.

Il senso di colpa di chi ha il Covid19

Questo lavoro richiede tatto e attenzione, perché molte persone che hanno contratto il Covid-19 sono preoccupate di averlo trasmesso, come nel caso di una donna che viveva con una nonna molto anziana.

Altri sono assaliti da sensi di colpa, come una ragazza che aveva visto il suo fidanzato regolarmente anche dopo aver avvertito i primi sintomi senza sapere che fosse il covid19. Nei colloqui si mira a disinnescare il senso di colpa delle persone contattate. “Vogliamo che non esitino a comunicare, questo è ciò che è essenziale”, insiste il detective anti Covid19.

I limiti del sistema

Come per qualsiasi lavoro, dice il nostro detective irlandese, non mancano gli intoppi. Il detective si rammarica in particolare di non essere stato in grado, durante la sua esperienza, di effettuare molte chiamate ogni giorno – circa cinque – perché non c’erano abbastanza operatori sanitari per gestire la prima chiamata che annuncia la diagnosi.

Deplora inoltre i ritardi nel ricevere i risultati del test necessari per poter chiamare poi i potenziali contatti che spesso sono avvertiti più di dieci giorni dopo l’esposizione al virus. “Così non penso che possa effettivamente fermare il contagio” conclude.

Rispetto alla questione tempi, un portavoce dell’esecutivo del servizio sanitario (HSE, sistema sanitario pubblico irlandese) ha affermato che i tempi sono stati ridotti. “A marzo e all’inizio di aprile, l’HSE stava elaborando una notevole quantità di test Covid-19. A causa del volume di persone che sono entrate per i test a marzo, ci sono stati ritardi nell’implementazione dei test, nella loro elaborazione e nella traccia dei contatti. Grazie al lavoro e agli investimenti significativi, l’Irlanda è ora in grado di assorbire un volume molto ampio di test utilizzando laboratori altamente qualificati.”

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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