Aumenta il consumo di carne in Italia

Nei primi tre mesi del 2018 le famiglie italiane hanno speso per la “ciccia” il 5% in più rispetto al periodo precedente.

Si tratta del valore più alto degli ultimi 6 anni. Il dato è stato rivelato da un’analisi di Coldiretti su dati Ismea e divulgato in occasione del #bisteccaday (!) a Torino.

La Giornata Nazionale della Bistecca è stata festeggiata ai Giardini Reali con, ovviamente, grandi grigliate, bracerie, forni e spiedi e chi più ne ha più ne metta. Un giorno nero per i vegani.

E, a proposito di vegani, la stessa analisi rileva che oltre un milione di italiani ha abbandonato la dieta senza alimenti di origine animale per tornare a consumare carne, uova e latticini. I vegan sono passati dal 3% della popolazione a uno scarno 0,9%.

L’aumento del consumo di carne riguarda tutte le diverse tipologie: aumenta del 4% il pollame, sempre del 4% il maiale e il 5% quella bovina, che fa registrare il maggior incremento.

Al di là del semplice dato di aumento, l’Italia rimane comunque un Paese dove si mangia poca carne rispetto agli altri Stati europei con 79 chili all’anno pro-capite contro i 109,8 della Danimarca, i 99,5 della Spagna e gli 86 dei tedeschi.

E anche nel resto del mondo si mangia più carne che da noi: negli Stati Uniti il consumatore medio ne consuma 222,2 chili in un anno.

Vi è inoltre da dire che l’attenzione nel nostro Paese è alta anche per quanto riguarda la qualità del prodotto: il 45% degli intervistati preferisce quella proveniente da allevamenti italiani e in particolare il 29% compera carni locali e il 20% quella con marchio Dop, Igp o comunque certificata.

Afferma Coldiretti: “Le carni nazionali sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni (a differenza di quelle americane) e ottenute spesso nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali”.

Rimane il problema dell’impatto ambientale degli allevamenti animali, che non è cosa da poco: secondo la FAO dal 1967 la produzione globale di pollame è aumentata del 700%, quella di carne di maiale del 290%, di pecora e capra del 200% e infine quella di carne di bovini e bufali del 180%.

L’allevamento intensivo produce gravi danni all’ambiente e incide sulle limitate risorse del pianeta, andando a inquinare aria, acqua, suolo e a intaccare la biodiversità, oltre a incidere notevolmente alla produzione di gas serra (alcuni studi parlano del 20% dei gas serra totali).

Annamaria Procacci consigliere nazionale dell’Enpa Ente nazionale protezione animali afferma in un documento presentato in Parlamento: “Un terzo delle risorse idriche mondiali viene utilizzato per l’allevamento, e il 70% della produzione globale di cereali finisce nelle mangiatoie degli animali da macello, sottraendo cibo e risorse alle popolazioni umane povere”.

Forse i vegetariani e i vegani non hanno tutti i torti.

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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