Auto ad acqua e a pipì: bufala o realtà?

Da anni si studia la possibilità di dire addio per sempre alla benzina, sostituendola con acqua o urina.

Quello di alimentare le nostre auto riempiendo semplicemente un serbatoio di acqua o urina è un sogno ricorrente. E, in effetti, da tempo varie aziende e ricercatori ci lavorano. Avremmo finalmente trovato la soluzione per dire addio ai carburanti di derivazione fossile, inquinanti e costosi, e potremmo spostarci liberamente senza restrizioni. Purtroppo, però, la strada è ancora lunga (e per ora c’è bisogno della benzina).

Lorenzo Errico, l’entusiasta papà dell’auto ad acqua

Di tanto in tanto il nome di Lorenzo Errico torna a galla. L’ingegnere italiano con la passione per i motori è infatti il creatore di un meccanismo, ribattezzato Hydromoving, che potrebbe cambiare per sempre la storia della mobilità. O  è un’esagerazione? La promessa è quella di trasformare ogni auto in un’auto ad acqua, ma, nonostante le tante interviste e il clamore, il nome di Errico compare spesso accanto alla parola “bufala”. Esiste comunque un sito tutto dedicato alla sua invenzione, una tecnologia brevettata che fa capo alla Hydromoving srl (www.hydromoving.com). E proprio da queste informazioni ufficiali vogliamo partire.

La domanda è: basta solo riempire d’acqua un serbatoio? Come spesso accade, l’equivoco nasce dalle parole usate per descrivere questa soluzione. Si parla di auto ad acqua nei titoli dei quotidiani, si semplifica così per attirare l’attenzione, ma in realtà la spiegazione è più articolata. Il sistema Hydromoving esiste, è reale, ma rende la vettura dual fuel, una ibrida, non in grado di viaggiare esclusivamente ad acqua. Va peraltro sottolineato che dall’azienda questo non lo nascondono, anzi. Parlano di “tecnologia brevettata, testata e certificata per la produzione di gas Ossidrogeno (gas prodotto dall’acqua distillata) on board e on demand con sistema elettronico di iniezione in camera di scoppio di qualsiasi tipo di motore a combustione interna (benzina/diesel etc…) che riduce le emissioni inquinanti del 90%”. Insomma, un motore serve. Altra promessa, quella di una riduzione del gas serra CO2 maggiore o pari al 30%. La vettura viene dotata di un serbatoio di acqua piovana (ma a volte Errico parla di acqua distillata, altre volte la definisce “ibrida”), quindi il sistema, direttamente sulla vettura stessa, genera gas Ossidrogeno a richiesta del carico motore.

Il sistema si può installare su qualsiasi motore a combustione interna, spiegano. Si parte da 2 celle e se ne possono installare fino a multipli di 6 a seconda della cilindrata e dalla tipologia del motore. Non esistono serbatoi di stoccaggio di Ossidrogeno a bordo, così il sistema può essere ancora più sicuro rispetto ai comuni impianti sperimentali a idrogeno compresso. Sensori ed elettronica fanno il resto, aggiungendo sicurezza e semplicità di monitoraggio e attivazione via display.

Senza un altro motore tradizionale il sistema non funzionerebbe, ma alla Hydromoving va dato atto che permette un risparmio sul consumo di altri carburanti e consente un certo risparmio anche in termini di emissioni. Numericamente, sempre secondo l’azienda, queste sono le riduzioni: monossido di carbonio 90%, idrocarburi incombusti 88%, ossidi di zolfo e ossidi di azoto 50%, particolato (pm10 pm25) circa 80%. La riduzione dei consumi di carburante è invece del 20%-35%.

A questo punto, ci chiediamo: considerando il costo del sistema, vale la pena installarlo rispetto ai benefici che può apportare?

Consuma “quanto un’autoradio sofisticata”, dice Errico, che in molti video (uno a questo link) spiega entusiasta il funzionamento delle centraline e non nasconde mai l’integrazione del sistema con il motore tradizionale. Si consumano 100 ml ogni 100 km, ma soprattutto si evita di consumare benzina se non necessario. Prezzo: meno di 10 mila euro.

Errico non è né il primo né sarà l’ultimo ad aver proposto una soluzione simile, da un lato osannata come idea risolutiva affossata da governi e lobby delle fossili, dall’altro lato additata come bufala clamorosa.

Noi non la giudichiamo, ci limitiamo a sottolineare l’importanza dell’utilizzo delle parole corrette: Hydromoving non vende auto che funzionano esclusivamente ad acqua, né ci risulta che al momento in commercio esistano soluzioni che potrebbero consentire in tempi rapidi un cambiamento radicale verso una mobilità di questo tipo.

L’auto sarda a pipì e gli studi inglesi

Non si ha notizia di applicazioni su larga scala nel settore automobilistico dell’idea dell’imprenditore sardo Franco Lisci, che da Gonnosfanadiga era diventato celebre qualche anno fa per un sistema in grado di ricavare energia dall’urina, una volta attivato un processo di elettrolisi.

Potrebbe far sorridere, eppure il progetto è stato presentato durante un convegno di Legambiente dedicato alla green innovation ad Alghero. L’energia ricavata dall’urina avrebbe potuto essere utile per alimentare sia i veicoli che i comuni elettrodomestici, o per tenere accesa la luce nelle case e impianti di qualsiasi tipo. Una vera rivoluzione che però – è evidente – non è al momento diventata tangibile. All’epoca Lisci dichiarava che per lo Stato italiano questo uso è illegale, mentre è consentito l’uso di additivi. Abbiamo quindi realizzato dei trasformatori che consentono di usare nel motore delle automobili l’urina come additivo”.

Preziosissima, la lana sarda, che Lisci ha usato per realizzare un filtro ad hoc utile ad evitare la formazione di condensa e a non danneggiare il motore. Questa la promessa: “Su un’auto a benzina c’è un risparmio del 35%, su una a gasolio del 60%, su auto a gas dell’80%. Un’imbarcazione o un peschereccio possono così risparmiare fino al 65% di gasolio. E questo ciclo produttivo sostenibile non produce scarti”. L’urina diventa infatti acqua di pozzo e torna in natura.

Visto che un sistema esterno è comunque necessario alla circolazione del liquido, molti ricercatori non soltanto italiani lavorano proprio su questo fronte, per superare questa limitazione.

In Inghilterra un congegno apparentemente buffo consente di generare corrente grazie all’urina semplicemente camminando. Con 90 passi al minuto il circuito genera una tensione di 4 volt. A lavorare a questo progetto sono stati i ricercatori del BioEnergy Centre – nato da una collaborazione tra l’università del West of England e quella di Bristol – che da tempo lavora a soluzioni per produrre energia riutilizzando i rifiuti organici.

In questo caso tutto ruota attorno a un paio di “calzini” al cui interno sono poste celle a combustione microbica. 12 piccoli tubi di gomma arrivano sotto il tallone, in modo che muovendo il piede venga aspirato il liquido e si inneschi la reazione. Bastano i passi, non servono meccanismi di pompaggio esterni.

Insomma, se ancora le auto ad acqua e a pipì non sono realtà, gli scienziati sono comunque sempre al lavoro per cercare combustibili alternativi, economici e non inquinanti. E di idee su cui fantasticare ce ne offrono parecchie.

 

Fonti:

http://www.brl.ac.uk/researchthemes/bioenergyself-sustaining.aspx

https://www.repubblica.it/ambiente/2016/01/27/news/la_pipi_fa_luce_ecco_il_generatore_a_urina_che_si_attiva_camminando-130957150/#gallery-slider=130960415

 

In copertina: Immagine di Armando Tondo

 

 

 

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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