Auto elettrica? Il retrofit è la risposta

La legge lo consente, il vantaggio è elevato ma in pochi lo sanno

Se da un lato si fa un gran parlare della mobilità elettrica e le case automobilistiche ci stanno martellando con la pubblicità delle auto ibride spacciate a zero emissioni, sotto a un altro punto di vista è silenzio assoluto circa quella che sarebbe una soluzione molto più ecologica rispetto all’acquisto di una nuova vettura elettrica: il retrofit elettrico.

Di cosa si tratta

Parliamo dell’installazione di un motore elettrico e relative batterie al posto di quello endotermico con il serbatoio di combustibili fossili. Naturalmente “condannando” al riciclo dell’acciaio anche il simbolo dell’inquinamento: la marmitta. Da quattro anni, e più precisamente dal gennaio 2016, è in vigore nel nostro Paese un decreto che cambia in maniera radicale, in direzione di una maggiore semplicità, l’installazione di un motore elettrico attraverso il retrofit elettrico – con le relative batterie – al posto di quello originale endotermico.

Problemi burocratici (in parte) superati

La possibilità finora era ostacolata tuttavia da questioni “burocratiche” visto che era necessario, pena la difficile omologazione, l’autorizzazione da parte della casa costruttrice per la trasformazione in elettrica, pena l’omologazione come veicolo unico che si traduceva in una spesa burocratica di parecchie migliaia di euro. Una via crucis che in precedenza si risolveva cancellando l’auto trasformata in elettrica dal Pubblico Registro Automobilistico italiano e immatricolandola al Tuv tedesco, per successivamente importarla nel Bel Paese dove grazie alle norme sulla libera circolazione delle merci in Europa, anche l’Italia deve accettare tutti i veicoli omologati in un paese della UE.

Regole chiare

Il decreto del 2016 comunque non rappresenta un salto nel vuoto dalla massima rigidità alla liberalizzazione assoluta visto che utilizza il modello, di successo, del retrofit con il Gpl o il metano delle auto a benzina. Quando trasformiamo una vecchia auto a benzina, magari Euro 0, con questi due gas, ottenendo dei veicoli ben meno inquinanti, spesso omologabili agli Euro 6, non rifacciamo l’omologazione di tutta l’auto: è necessario solo l’aggiornamento del libretto di circolazione.

Per il legislatore, infatti, l’utilizzo di un impianto a gas omologato su un’autovettura omologata dà come risultato un veicolo a sua volta omologato. E questo modello è stato utilizzato anche per il retrofit elettrico. Con il risultato di liberare il mercato, da un lato, ma di rallentarlo dall’altro.

I paletti, infatti, sono netti. Vediamoli. Il D.M. n.219/15, infatti afferma che:

  • gli organi di trasmissione del veicolo originale devono essere mantenuti;
  • la potenza del motopropulsore elettrico deve essere compresa nell’intervallo chiuso [65/100, 100/100] della potenza massima del motore originale endotermico;
  • la distribuzione delle masse sugli assi deve rientrare entro un +/- 20% rispetto a quella del veicolo originario per ogni asse mentre la massa complessiva non deve essere superiore di oltre l’8% (a quella del veicolo originario);
  • non devono essere modificati i dispositivi di sicurezza attiva e passiva del veicolo base, obbligatori per l’omologazione. In caso contrario dovranno essere ripetute le corrispondenti prove di omologazione.

Regole sì, ma non i freni

Si tratta di questioni tecniche oggettivamente essenziali che servono per realizzare un veicolo che sia a tutti gli effetti sicuro e affidabile come l’originale endotermico. Questi paletti però stanno oggettivamente frenando il mercato del retrofit anche perché va a rilento il processo di omologazione dei kit. Quest’ultimo, infatti, è un aspetto delicato che si scontra una serie di difficoltà oggettive che sono rappresentate in primo luogo dall’enorme varietà di modelli, caratteristiche e varianti del parco autovetture esistenti, che rendono molto complessa l’acquisizione delle specificità tecniche dei vari modelli da parte di soggetti esterni alle case costruttrici, le quali non hanno nessun interesse al fatto che si sviluppi questo mercato.

Concorrenza circolare

Non bisogna scordarsi, infatti, che negli anni Settanta l’auto concorrente della nuova utilitaria Fiat, la 126, che ne frenò la diffusione, fu la vecchia e storica 500 sul mercato dell’usato. Figuriamoci cosa potrebbe succedere con il retrofit elettrico che aumenta la vita delle vecchie autovetture, allungandola non poco e riducendo di molto la manutenzione che per l’elettrico, batterie a parte, è molto ridotta visto che il motore elettrico non possiede sistemi di raffreddamento e lubrificazione e ha un ventina di parti in movimento contro le oltre mille dell’endotermico. Quindi è chiaro che da parte delle case automobilistiche non ci si deve aspettare alcuna collaborazione, cosa che mette in difficoltà tutto il processo del retrofit elettrico che invece è molto atteso dall’utenza e dovrebbe essere più sostenuto dagli ambientalisti.

Un esempio di economia circolare perfetta

Il retrofit elettrico dei veicoli, infatti, è una di quelle pratiche che si inserisce a pieno titolo nell’economia circolare ed è win-win rispetto all’ambiente e al sociale. Da un lato, infatti, si sostituiscono veicoli inquinanti con quelli a emissioni zero, allungandone il ciclo di vita (Lca) ed evitando lo spreco di risorse come materia ed energia, tipiche dei processi produttivi degli oggetti nuovi. Sotto a un altro profilo c’è la questione dei costi. Il retrofit elettrico potrebbe assestarsi – per ora, visto che il costo più elevato è quello delle batterie, i cui prezzi sono in diminuzione costante – intorno ai 10mila euro. Ben distante dal prezzo di un’auto elettrica nuova che oggi non è inferiore ai 20mila euro. Nella migliore delle ipotesi.

Come fare

Quindi come fare se vogliamo fare il retrofit della nostra, datata, auto endotermica? Prima di tutto è meglio aspettare. L’operazione, infatti, diventa particolarmente conveniente nel momento nel quale l’auto endotermica necessita di una manutenzione importante, come la sostituzione di componenti fondamentali del motore, tali che normalmente imporrebbero la sostituzione dell’intera autovettura. Dopodichè è necessario verificare che esista un kit per la propria autovettura: allora si può iniziare nella trasformazione, valutando, però, anche l’opzione di scegliere un autovettura ex termica già convertita elettrica. Soluzione verso la quale si stanno orientando parecchi soggetti che operano nel retrofit, dando anche i due anni di garanzia canonici sul veicolo.

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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