Auto elettriche e componenti: le imprese italiane non sono ancora pronte

Nella partita della riconversione dei motori tradizionali in elettrici l’Italia parte già in svantaggio.

I nostri produttori di componentistica sono infatti indietro rispetto ai competitor europei e mondiali: il 68,5% delle imprese di questo settore non ha progetti di sviluppo nelle nuove motorizzazioni.

Nel 2017 soltanto il 18,8% delle imprese italiane della fornitura automotive ha investito nei motori a propulsione alternativa. La percentuale è molto simile a quella del 2016 (18,4%). Nessun progresso insomma.

Eppure i segnali di un cambiamento sono lampanti. Vari Paesi stanno regolamentando la questione, imponendo in qualche modo il passaggio all’elettrico, così come le case produttrici una dopo l’altra hanno annunciato piani strategici che prevedono l’abbandono progressivo della produzione di modelli dotati di motori tradizionali a favore invece di altri a idrogeno, elettrici o ibridi.

La strada è praticamente definita: nel breve periodo saranno i motori a benzina a sostituire quelli diesel, poi si assisterà al passaggio verso ibrido ed elettrico, che via via invaderanno i mercati, complici anche le regolamentazioni e le scadenze fissate sul fronte della riduzione delle emissioni a livello europeo. Senza contare che il diesel è ormai un nemico anche nell’immaginario collettivo, che ha perso appeal anche a causa di scandali come quello che ha visto protagonista la Volkswagen, ormai pronta ad investire 44 mld in 5 anni sulla propulsione alternativa, guida autonoma inclusa.

Se, però, i numeri parlano di un’Europa in cui si acquistano già i nuovi modelli con crescente curiosità le aziende non sono pronte, almeno nel nostro Paese, al cambio di passo e cercano un sostegno. Nei primi 9 mesi del 2018 in Ue la vendita di auto a propulsione alternativa è cresciuta del 33,7%, in Italia del 26,5%. Anche soltanto questo dato parla chiarissimo.

Ma c’è una differenza, evidenziata anche dall’Osservatorio sulla componentistica auto 2018 dell’Università Ca’ Foscari di Venezia: alcuni hanno investito negli anni precedenti, altri si ritrovano a dover investire adesso e in maniera cospicua per formare il personale e per adattare la produzione alla domanda di elementi destinati ad auto che devono essere più leggere, più resistenti e più silenziose. Su questa differenza si giocherà la partita e si scoprirà chi riuscirà a tenere il passo.


Immagine di copertina: Armando Tondo

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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