Avere vent’anni e suicidarsi perché “nero”: la straziante lettera di Seid Visin

“Sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto

Sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto. Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”.

Un ragazzo di ven’tanni si è suicidato e leggere una sua lettera inviata agli amici stretti e alla psicoterapeuta da cui era in cura fa male. Si chiamava Seid Visin, era nato in Etiopia e successivamente era stato adottato da una famiglia italiana. Aveva giocato nelle Giovanili del Milan e del Benevento. Per un po’ era stato seguito anche da Mino Raiola. Poi aveva deciso di tornare a Nocera Inferiore per conseguire il diploma al liceo scientifico, abbandonando così il sogno del calcio professionistico. Lì è stato trovato ieri, 4 giugno, morto nella sua abitazione.

“Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovassero lavoro. Dentro di me è cambiato qualcosa. Come se mi vergognassi di essere nero“.

La discriminazione razziale esiste e si manifesta in tutti gli ambiti della vita, sia nel mondo reale che in quello virtuale, tanto sul piano istituzionale quanto su quello individuale e collettivo. Razzismo strutturale, di cui talvolta non si ha nemmeno coscienza e di cui sono permeati anche i più insospettabili.

Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente Vita”.

Che cos’è l’antirazzismo? Come si decostruisce il razzismo strutturale? Come mobilitarsi per assicurare la giustizia razziale? Cosa si avrebbe potuto fare perché Seid Visin non si suicidasse? E cosa si sarebbe dovuto non fare perché Musa Balde, il migrante di 23 anni che si è tolto la vita impiccandosi nel Cpr (Centro per il Rimpatrio) il 27 maggio scorso? Non pestarlo in strada come hanno fatto in gruppo dei ragazzi italiani, ad esempio. Ma non basta. Quello che noi tutti, ciascuno nel proprio spaccato di vita, sta facendo per una convivenza tra pari, esseri umani, tutti, non basta.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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