Balotelli l’antidoto alla banalità del calcio italiano

Balotelli, l’antidoto alla banalità del calcio italiano

Nel 2012, Time gli dedicò la copertina. Ha fatto opposizione politica a Salvini. Ora, per l’ennesima volta, è rinato: a Marsiglia

È l’unico vero personaggio del calcio italiano. Per distacco. O lo detesti, o lo ami. E qui, per onestà intellettuale, confessiamo che apparteniamo alla seconda categoria. Siamo tra coloro i quali il 30 gennaio del 2008, cancellarono tutti gli appuntamenti mettendo a rischio anche la relazione sentimentale: “Stasera devo restare a casa, c’è Juventus-Inter di Coppa Italia, gioca Balotelli”. Chi? “Balotelli”. SuperMario non deluse. Aveva 17 anni e mezzo. Segnò due gol a Buffon che all’epoca era il portiere più forte del mondo e per segnargli dovevi essere bravo, ma bravo veramente. Balotelli era una tale forza della natura che affascinò anche chi dovette sorbirsi la serata casalinga.

Un predestinato. E un uomo sofferente a qualsiasi tipo di regola. Un personaggio appunto. Un portatore sano di notizie e di carisma. Nel 2012 Time – non l’Eco di Grottaminarda – gli dedicò la copertina: “The meaning of Mario”: “What the fenomenon of Mario Balotelli says about football, race and European identity”. Troppo per l’Italia calcistica abituata alle bugie dei post-partita, dichiarazioni intrise di noia, di nulla, calciatori privi di personalità. L’unica retorica è quello dello spogliatoio presunto presidio del machismo che solo Giovanni Galeone – mitico esponente del calcio d’attacco, nonché bon vivant – smitizzò: «È solo un posto dove si cambiano le scarpe, i calzini. Non m’importa che lì regni l’armonia». Frase recentemente ricordata da Gianni Mura.

E proprio lo spogliatoio dell’Italia bocciò Mario Balotelli. Per sempre. Ai mondiali del 2014 in Brasile, con Prandelli allenatore. Il gruppo Juventus lo affrontò a muso duro e di fatto lo espulse. Va anche detto che lui non fece niente affinché accadesse il contrario. È rimasto quattro anni lontano dalla Nazionale, in esilio. C’è voluto Roberto Mancini per richiamarlo. Adesso, però, è di nuovo in quarantena.

Perché Balotelli è l’alta tensione per il calcio italiano. È altro da noi. Non sa cosa sia la banalità. Quando appicca un incendio nella sua abitazione con i fuochi d’artificio. O quando fa fuori, praticamente da solo, la Germania agli Europei del 2012 con due gol che sono lì in bella vista nel museo del pallone. Si toglie la maglietta e mostra il fisico scolpito. E poi, a fine gara, viene immortalato in una delle immagini più commoventi con la sua mamma che lo abbraccia.

Balotelli è il calciatore che, imbufalito con i tifosi, getta a terra la maglia la sera in cui la sua Inter batte 3-1 il Barcellona di Messi e di Guardiola. José Mourinho lo cita sempre quando gli chiedono dei calciatori più stravaganti che ha avuto. Ricorda la partita in Champions, col Rubin Kazan, in cui nell’intervallo si dedicò solo ed esclusivamente a lui. Mario era stato ammonito, Mou non aveva quasi nessuno in panchina, gli parlò e gli disse di stare attento a non farsi espellere. E, come racconta lui, al primo minuto della ripresa: «Mario red card». E giù una risata. È il calciatore che da tifoso dell’Inter andava a San Siro a vedere il Milan che è la sua squadra del cuore. Nessuno lo aveva mai fatto. E nessuno lo farà più.

Balotelli è anche lo sportivo che risponde per le rime a Matteo Salvini. Per un periodo, in Italia, ha fatto opposizione politica praticamente da solo.

Balotelli ha sette vite. E non sappiamo quale sia quella che sta vivendo adesso, al Marsiglia. Dove è approdato dopo due anni e mezzo al Nizza. Prima di litigare con l’allenatore: Vieira. Mino Raiola per l’ennesima volta gli ha trovato una squadra. E SuperMario è rinato, ancora. Ha giocato otto partite e ha segnato cinque gol. L’ultimo, domenica sera, proprio al Nizza di Vieira. L’Equipe – il prestigioso quotidiano sportivo francese – non ha potuto fare a meno di dedicargli la copertina.

Recentemente, in un’intervista al quotidiano La Provence, ha detto: «Marsiglia mi piace, mi ricorda Napoli l’unica squadra italiana in cui giocherei». A Napoli vive sua figlia. E non possiamo non immaginare quanto sarebbe emozionante ascoltare al San Paolo ‘a Tammurriata nera.

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

commenta

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.