Banca Popolare di Bari: che sia la volta buona?

Dopo la solita abbuffata di notizie, edizioni speciali televisive e talk show al riguardo, arriva il silenzio

La regola vuole che l’informazione debba stare sulla notizia e la notizia del default della Banca Popolare di Bari ha creato sicuramente tanto rumore mediatico.

Ma poi tutti si dimenticano di parlarne… fino al prossimo bagno di sangue.

Che sia la volta buona per riflettere a mente fredda anche su altro?

Partiamo da una certezza: il salvataggio della Banca Popolare di Bari è solo una conferma della rigidità, se non incompetenza, manifestata dai nostri politici nelle soluzioni proposte.

Perché il salvataggio della Banca Popolare di Bari non si risolva nell’ennesimo sperpero di soldi pubblici “buttati” in una struttura ormai irrimediabilmente danneggiata, ma anzi si trasformi in un’occasione per ripensare il sistema bancario italiano, soprattutto quello del sud, occorre partire da alcune semplici riflessioni che ritengo debbano costituire dei “punti fermi” sia per i “regolatori” che per i “controllori” del sistema bancario:

1. la dimensione di una banca non è direttamente proporzionale alla sua “virtuosità”. Troppe banche di medie e grandi dimensioni sono andate in crisi negli ultimi anni, e troppe altre hanno annunciato roboanti piani di rilancio o di risanamento a spese dei dipendenti e dell’occupazione. Nei fatti, tali comportamenti, hanno dimostrato una volta di più che “il re è nudo”, e la maggiore dimensione delle banche nasconde spesso sotto un’apparenza di solidità una preoccupante pochezza sia a livello strategico sia in termini di qualità del management. 
E se “piccolo” fosse invece bello ? Probabilmente un contenimento delle dimensioni medie del sistema, in un’ottica di maggiore coerenza con il sistema economico italiano, e in particolare di quello meridionale, indurrebbe il sistema a focalizzarsi sul classico “core business” rappresentato dall’intermediazione tra raccolta del risparmio e crediti alle imprese e ai risparmiatori, limitando le politiche commerciali tese a piazzare a ogni costo prodotti finanziari e/o assicurativi complessi e spesso non adeguati alle esigenze della clientela, con le connesse pressioni a carico dei lavoratori del settore bancario perché realizzino budget partoriti a tavolino da un management inadeguato con l’intento di nascondere le proprie incapacità strategiche e gestionali;

2. il management del settore bancario va radicalmente rinnovato nel suo complesso, non solo in termini di età media, ma soprattutto in termini di capacità gestionali e strategiche mostrate sul campo! Non è possibile, ne abbiamo parlato tante volte su queste colonne, che i nomi siano sempre gli stessi, e che passino indenni di crisi bancaria in crisi bancaria, ricollocandosi altrove con irrisoria rapidità. Eppure, nel pur complicato contesto del sistema bancario italiano, qualche esperienza virtuosa e di successo c’è! Perché nessuno va a vederne i nomi degli artefici? Perché gli head hunter non aggiornano i loro database?
A tal riguardo segnalo una banca che è stata oggetto di analisi accurata da parte mia durante la preparazione di Sacco Bancario (Chiarelettere): Banca Popolare delle Province  Molisane. In quel Molise che per gli italiani non esiste, c’è una  banca che da qualche anno è la prima nel suo segmento per creazione di valore. Un esempio concreto di buona gestione associato a un modello di integerrima amministrazione sul territorio

3. il risanamento di una Banca (la Popolare di Bari, in questo caso), se ha come obiettivo la tutela dei risparmiatori (e non dei responsabili del dissesto!) e il “non sperpero” delle risorse pubbliche non può non passare attraverso una riduzione delle dimensioni della Banca, senza incidere in maniera radicale e “sanguinosa” sull’occupazione.
Come? Scorporando le filiali presenti nelle aree geografiche “no core” della Banca, ad esempio, nel caso specifico della Popolare di Bari, le filiali presenti in Abruzzo e Campania, e affidandole a banche virtuose del territorio, previa capitalizzazione delle stesse (nelle forme ritenute più adeguate e sicuramente meno impegnativo dal punto di vista economico) ad opera di Invitalia. Una sorta di fitto di ramo di azienda della BPB alle virtuosissime Banche territoriali del Sud. In questo modo, i soldi pubblici andrebbero a premiare i banchieri virtuosi, senza che lo Stato debba impegnarsi direttamente nella gestione, e la Popolare di Bari potrebbe proseguire il suo percorso di risanamento con dimensioni più contenute e focalizzandosi sul suo territorio storico di riferimento (Puglia e Basilicata, in particolare).

Che sia la volta buona ?

Continuiamo a parlarne, però, altrimenti dobbiamo aspettare solo le prossime vittime

Immagine: Italpress.it

Vincenzo Imperatore

Vincenzo Imperatore

Giornalista pubblicista, collabora con quotidiani e riviste specializzate e conduce un programma radiofonico di informazione finanziaria. È autore di numerosi libri di successo: la sua ultima pubblicazione, “Soldi Gratis” (edito nell'aprile 2019 da Sperling&Kupfer) è una guida per misurare e sviluppare il quoziente di consapevolezza finanziaria dei cittadini. È fondatore di ImperatoreConsulting.eu

Potrebbe interessarti anche

Vincenzo Imperatore

Vincenzo Imperatore

Giornalista pubblicista, collabora con quotidiani e riviste specializzate e conduce un programma radiofonico di informazione finanziaria. È autore di numerosi libri di successo: la sua ultima pubblicazione, “Soldi Gratis” (edito nell'aprile 2019 da Sperling&Kupfer) è una guida per misurare e sviluppare il quoziente di consapevolezza finanziaria dei cittadini. È fondatore di ImperatoreConsulting.eu

Consigli per gli acquisti