Barefoot: non siate timidi, camminare scalzi fa bene alla salute!

Eliminare le scarpe e, per brevi periodi del giorno o per intere giornate, camminare scalzi: si può!

Chiamiamolo “barefoot”, chiamiamolo “gimnopodismo” se preferiamo un termine italiano, oppure non chiamiamolo affatto: ci sono individui in tutto il mondo che, ad un certo punto della vita, decidono di sbarazzarsi delle scarpe e, per brevi periodi del giorno o per intere giornate, camminano scalzi.

Tutto qui. Non si tratta di un vero e proprio movimento, non esistono vere regole se non quelle dettate dal buon senso e dal desiderio ancestrale di ritornare a contatto con la natura nell’ottica di trarre anche benefici per la salute.

I primi scalzisti

Pare che il barefooting sia nato in Nuova Zelanda e si sia poi diffuso negli Usa, per approdare quindi in Europa. In questo senso, si configura più come una moda, un’abitudine che conferisce originalità e attira sguardi. Camminare scarsi è sovversivo. Non a caso, molti artisti, cantanti e attori spesso decidono di salire sul palco o percorrere scalzi i red carpet.

Allo stesso modo, anche le persone comuni che camminano scalze per le vie cittadine vanno controcorrente, non c’è dubbio. Altrettanto chiaro è il motivo per cui una persona scalza attira su di sé tutti gli sguardi: trasgredisce regole comuni (ma precisiamo che non si tratta di una pratica illegale, ovviamente!).

Proprio gli sguardi e l’essere fuori dal comune genera un certo timore in chi decide per la prima volta di osare, di togliersi le scarpe e tentare questo nuovo tipo di interazione con il mondo esterno. La vergogna è un’emozione umana e naturale, per avviarsi a questa pratica è necessario sopirla progressivamente. I canoni della società, frutto di secoli di radicamento, prevalgono su molti scalzisti potenziali, ma il trucco per vincere la paura può essere quello di avvicinarsi progressivamente alla meta: per i più timidi esistono dei sandali ad hoc (strisce di cuoio senza suola), che danno agli altri l’impressione di indossare calzature vere e proprie, ma allo stesso tempo consentono all’individuo di sentirsi scalzo e di praticare il barefooting al riparo da occhiate indiscrete.

Le etichette sociali sono spesso un ostacolo enorme: ai barefooters è stata persino affibbiata quella di feticisti. A noi piace di più definirli bonariamente “stravaganti”, anche perché, una volta approfonditi i motivi alla base della loro scelta, ci sembra tutto piuttosto comprensibile e interessante.

Camminare scalzi fa bene alla salute

Su molti siti Web e gruppi che parlano dell’argomento ricorre una situazione tipo: immaginiamo di rientrare a casa, stanchi dopo una giornata intensa, e focalizziamoci sulla sensazione che proviamo nel preciso istante in cui ci togliamo le scarpe. Ecco, quello è uno dei motivi che potrebbe farci prendere in considerazione provare il barefooting. Oppure possiamo immaginare la sensazione che proviamo quando al mare passeggiamo sulla sabbia, o quando appoggiamo i piedi sull’erba del giardino. È piacevole, nessuno direbbe il contrario. Ma questo non basta a convincerci: uscire di casa senza scarpe è tutta un’altra storia!

Più convincenti sono sicuramente le spiegazioni che riguardano la sfera della salute. Le scarpe tolgono sensibilità ai nostri piedi e, pur essendo progettate e modellate per adattarsi non solo alla nostra forma ma anche ai nostri movimenti e all’equilibrio generale del corpo, ci portano a modificare la nostra postura. Tendono, in particolare, a spostare il nostro baricentro in avanti, con una conseguente modifica della distribuzione del peso sulla muscolatura del piede; siamo soprattutto noi, insomma, ad adattarci a qualcosa di non naturale e non viceversa. Camminare scalzi, al contrario, sollecita la muscolatura in modo naturale, ci permette di distribuire il peso in maniera corretta, consente una migliore circolazione sanguigna e favorisce la traspirazione.

E con l’estetica come la mettiamo? Tutti potremmo pensare che se camminassimo per ore scalzi per la città, sui marciapiedi ruvidi ad esempio, a lungo andare le nostre piante diventerebbero dure e callose. Non è così. Secondo quanto dicono gli esperti (o meglio, i camminatori scalzi convinti), il rischio è soltanto quello di provocarci qualche vescica per colpa della troppa impazienza di iniziare e di percorrere lunghi tragitti da un momento all’altro. Come per tutto, ci vuole allenamento. E non dimentichiamo un vantaggio importante: camminare scalzi fa bene all’umore e allevia lo stress.

Regole generali per diventare scalzisti: rischi e igiene

La prima regola, come dicevamo, è il buon senso. Un sentiero costellato di ciottoli acuminati non è certo il luogo ideale per prendere confidenza con questa pratica. Ma i marciapiedi attorno a casa possono rivelarsi un terreno ideale per cominciare, riassaporando il contatto con il suolo per brevi periodi di tempo.

Anche quando camminiamo con normali calzature ai piedi possiamo inciampare su buche e asperità del terreno, per lo stesso motivo se togliamo le scarpe dobbiamo fare attenzione. In questo senso, indossare scarpe o non indossarle non fa la differenza. I rischi potenziali che corre un barefooter sono facilmente intuibili: tagli e infezioni, ustioni o conseguenze del congelamento. È tutto evitabile con un po’ di attenzione e ponendosi in ascolto del proprio corpo. Giorno dopo giorno, l’esperienza arriverà in soccorso: gli scalzisti di vecchia data sanno riconoscere in tempo i pericoli e li aggirano. Non servono raccomandazioni per sapere che camminare su una spiaggia sotto il sole cocente non è l’ideale, la stessa regola vale a maggior ragione per chi ha desiderio di non inforcare ciabatte o infradito seguendo una scelta di vita.

Stesso ragionamento quando nevica: sappiamo che il ghiaccio è freddo, non occorre un test, e sappiamo anche che è scivoloso. Alcuni barefooters ormai si spingono oltre i propri limiti e spesso li superano, molte immagini mostrano persone che camminano scalze su percorsi che ci sembrano inaccessibili persino con le scarpe ai piedi. Con il tempo i piedi si abituano, diventano più spessi e ci si sente più sicuri di sé. I piedi degli scalzisti diventano via via più elastici, assolutamente non più callosi o esteticamente “brutti” di prima, al contrario di quanto si potrebbe immaginare.

Altro problema: quanto sporco si accumula sui piedi se usciamo senza scarpe? Molto, ovviamente, ma ciò non significa che sia un pericolo per la nostra salute. Se camminiamo in aree naturali sarà il fango o l’erba a sporcare i nostri piedi, ma in città? È utile sapere che il nero di cui i nostri piedi si tingeranno alla fine di una camminata sulle strade urbane deriva sì dalle emissioni prodotte dai veicoli, ma non è nocivo; non si tratta, per semplificare, delle polveri pericolosissime per la salute che riescono a penetrare fino ai nostri polmoni. I microbi in strada hanno vita breve, come spiegano dal Club dei Nati scalzi, a meno che non decidiamo di camminare nelle fogne… Insomma, una bella lavata e i nostri piedi torneranno come prima anche dopo aver percorso qualche chilometro in città.

L’alpinista scalzo

Alcune persone, appunto, sembrano nate per superare i propri limiti. C’è anche uno scalzista famoso tra loro, o “l’alpinista scalzo” come ormai è stato ribattezzato. Niente scarponi, nemmeno sul Kilimangiaro né sul monte Bianco, né durante la discesa dell’Etna con temperature al suolo attorno ai 600 gradi centigradi e nemmeno risalendo l’Aconcagua in Argentina a 7 mila metri e con 25 gradi sottozero. Antonio Peretti, o Tom Perry come tutti lo conoscono, è una leggenda. Anche il Dalai Lama e Papa Francesco hanno voluto incontrarlo. In tutto il mondo porta il suo messaggio di sostenibilità e lotta al degrado, all’inquinamento, ai rifiuti, e il suo invito a non sottovalutare le sfide – ambientali in primis – che il genere umano si trova di fronte per sopravvivere negli anni a venire.

50 buoni motivi per diventare scalzisti

The barefoot book – 50 great reasons to kick off your shoes è uno dei libri che potrebbero incoraggiare chi non osa fare il grande passo di togliersi le scarpe. Se non basta immaginare la sensazione dell’erba morbida sotto ai piedi, questo volume di Daniel Howell potrebbe essere d’aiuto. Nella descrizione che compare su Amazon, tra i buoni motivi citati vi sono le problematiche relative alla salute derivanti dalla nostra “addiction” (dipendenza, come fosse una droga) all’indossare calzature: funghi, batteri, ginocchia e schiena che gridano aiuto a causa della posizione scorretta che infliggiamo al nostro corpo per via delle scarpe. L’alternativa si chiama, appunto, barefoot. Per la maggior parte di noi nemmeno questo libro sarà convincente al punto da farci subito uscire di casa a fare un giro scalzi, ma sarà sicuramente una lettura interessante. Per il resto, se proprio uscire senza scarpe non rientra tra le nostre aspirazioni maggiori, possiamo comunque farlo al riparo delle mura domestiche. Il nostro corpo ne gioverà.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.