Basta catastrofismi: il cambiamento climatico va affrontato per quello che è

“Climate change adaptation” ci racconta come

Siamo reduci dallo sciopero mondiale degli studenti di venerdì scorso. Impressionante come una ragazzina svedese sia riuscita in pochi mesi a coinvolgere così tante persone nella sua indignazione.

Greta e i ragazzi cambieranno il mondo? Certamente, anche perché non ci sono grandi alternative. I giovani di oggi potranno mettere un freno alla follia di chi non pensa al futuro del pianeta.

Basterà? Forse no, forse è già troppo tardi. Ma niente paura. L’essere umano è un animale adattabile. Ed è proprio così che si chiama la nuova frontiera dell’ambientalismo: Climate change adaptation è un progetto del divulgatore e giornalista scientifico Marco Merola e di Lorenzo Colantoni, giornalista anch’egli e ricercatore IAI (Istituto Affari Internazionali)

Se i cambiamenti climatici non possono essere evitati, forse è il caso di affrontarli con raziocinio, cercando di “adattarsi” nel miglior modo possibile.

E lo possiamo fare iniziando a raccontare il cambiamento, soprattutto narrando le iniziative che favoriscono questo adattamento, atteggiamento molto più utile del catastrofismo imperante.

Merola e Colantoni stanno preparando un docuweb per mostrare come l’uomo possa convivere con i cambiamenti climatici partendo dalla domanda principale: cosa significa adattarsi?

In un’intervista a Mentiinfuga.it Merola afferma: «Più che convivere coi cambiamenti climatici, direi come sopravvivere nel miglior modo possibile, ossia come continuare ad abitare il pianeta con dignità. La letteratura fantascientifica ci ha offerto spessissimo modelli di vita in un futuro caratterizzato da scenari post-atomici o post disastri climatici in cui, a causa del terribile innalzamento delle temperature e di tutti i disastri che da questo poi derivano, l’uomo viene costretto solitamente in condizioni animalesche. Climate change adaptation significa invece agire prima per evitare che questi scenari possano accadere realmente e possano portare l’umanità in una situazione in cui non è più possibile vivere il pianeta come siamo abituati a farlo ormai da un milione di anni.»

E continua:
«Guardando in faccia alla realtà, potremmo dire che gli accordi di Parigi hanno prefigurato il miglior scenario possibile per il pianeta, ma non è detto che esso si verificherà.
In questa ottica, è ovvio che la parola chiave può solo essere adattamento.
Attraverso il nostro approccio, cerchiamo di fare un’operazione di constructive journalism, cambiando il modo e la forma con cui il pubblico viene solitamente informato su questi temi. La maggior parte della stampa mondiale adotta uno stile sensazionalistico, terrorizzando lo spettatore e offrendogli un messaggio privo di speranza. Noi vogliamo invece fornire esempi positivi che mostrino come, a fronte di un cambiamento forte che si sta già verificando, in diverse parti del mondo si stanno già trovando molte soluzioni per affrontare i mutamenti in atto».

Un esempio molto interessante riguarda la gestione delle acque e in particolare l’esempio dell’Olanda. Non a caso parliamo di Paesi Bassi e quindi di Stati che stanno sotto il livello del mare. L’inabissamento delle città sembrerebbe inevitabile se non fosse che gli scienziati olandesi ormai da anni stanno riducendo il pericolo con sistemi innovativi ed ecologici che “rubano” terra al mare. La stessa soluzione potrebbe essere adottata anche in molte regioni d’Italia, come ad esempio a Venezia per contrastare l’alta marea, o nel Delta del Po, a Comacchio e in tutti quei luoghi che hanno l’acqua alle porte.
E dove non c’è il problema dell’acqua c’è quello della siccità, il deserto avanza nel nostro Sud, in questo caso si potrebbe imitare l’esempio di Israele che sta attuando un progetto per rendere abitabile il deserto del Negev con un sistema di irrigazione goccia a goccia.

Oggi è domenica, se volete prendervi un’oretta per ringalluzzire l’ottimismo guardate questo video tratto dal Meeting di Rimini dell’agosto dell’anno scorso intitolato “Adaptation. Adaptation. La risposta del mondo al cambiamento climatico”.

Foto di copertina: Amsterdam, Pixabay

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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