Basta fondi pubblici agli allevamenti intensivi: la denuncia di Greenpeace

Basta fondi pubblici agli allevamenti intensivi: la denuncia di Greenpeace

Per evitare nuove pandemie e per la salute di tutti

La diffusione del coronavirus ci ha fatto capire che, per evitare nuove epidemie, bisogna cambiare totalmente il nostro modo di vivere su questo Pianeta.

E’ ormai appurato che la presenza di allevamenti intensivi nel mondo è stata una delle cause che ha fatto scoppiare la piaga che ci vede prigionieri nelle nostre mura domestiche, costringendoci a rimanere in casa per non essere contagiati da un essere invisibile che s’insinua nei nostri corpi e ci impedisce di respirare:

Si stima che il 73% di tutte le malattie infettive emergenti provenga da animali e che gli animali allevati trasmettano agli esseri umani un grande numero di virus, come i coronavirus e i virus dell’influenza. Questo sembra particolarmente vero per gli allevamenti intensivi di pollame e suini, nei quali gli animali sono tenuti a stretto contatto e in numero molto elevato, oltre che movimentati su grandi distanze, possano far aumentare la trasmissione di malattie.”

Il nostro consumo di carne è insostenibile e questa pandemia ne è la conseguenza: è questa la denuncia di Greenpeace, l’onlus che da sempre si batte per i diritti degli animali, contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici e, più in generale, per favorire la salute e il benessere di tutti gli esseri viventi. Questa volta l’associazione alza la voce chiedendo di porre fine alla cessione di fondi pubblici agli allevamenti intensivi, luoghi angusti in cui migliaia di animali vivono ammassati gli uni sugli altri, costretti ad “ingrassare”, per poi essere macellati e finire sulle nostre tavole. Si è arrivati a produrre una quantità di carne superiore rispetto al nostro reale fabbisogno e bisognerebbe porre fine a quest’attività che fa male al Pianeta, alle persone e agli animali stessi, in quanto siamo tutti esseri interconnessi: “la salute umana è indissolubilmente legata alla salute degli animali e della natura. Avremo un Pianeta e una vita sani solo se cambiamo drasticamente il modo in cui trattiamo gli altri esseri viventi, animali negli allevamenti intensivi compresi.”.

La proposta di Greenpeace

A tal proposito Greenpeace richiede che l’Unione Europea e i governi nazionali incentivino l’attività dei piccoli agricoltori e “smettano di sostenere gli allevamenti intensivi con sussidi pubblici”.

La crisi che l’Italia sta attraversando deve farci capire che bisogna aiutare e investire nelle attività locali e i piccoli agricoltori, ponendo fine al sostegno alle lobby del settore agricolo: “il settore zootecnico europeo, nell’ambito dell’attuale Politica Agricola Comune (PAC) riceve già, direttamente e indirettamente attraverso la produzione di mangimi, tra i 28 e i 32 miliardi di euro all’anno in sussidi pubblici dell’Ue, il 18-20% del bilancio totale dell’Ue”, mentre le piccole imprese continuano a scomparire.

A tal proposito, l’onlus ha lanciato una petizione per fermare gli allevamenti intensivi, poiché “quello che mangiamo oggi determina il mondo di domani: non mettiamo il Pianeta nel piatto!”.

Se vogliamo evitare la diffusione di nuove epidemie e cercare di far rinascere il nostro Paese, bisogna cambiare modo di vedere le cose, non solo diminuendo il consumo di carne e il numero degli allevamenti intensivi, ma investendo sui piccoli produttori e su attività più sostenibili e rispettose per l’ambiente e per gli animali; soltanto cambiando rotta potremo vivere in un Pianeta più sano, in cui tutti gli esseri viventi possano convivere in armonia.

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Maria Grazia Cantalupo

Maria Grazia Cantalupo

Social Media Manager di People For Planet

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