Basta ricatti da Erdogan: l’Europa agisca, per se stessa e i bambini di Lesbo che tentano il suicidio

E dimostri così di non essere un continente morto

Finché ci sono persone disposte a rischiare la vita per venire in Europa, significa che questo vecchio continente ha l’artrosi, ma non è morto. Se lo ricordi, e agisca di conseguenza.

Caos nelle Isole Greche sotto le cariche neonaziste

La Turchia non blocca più i profughi siriani in fuga dalle zone che lei stessa attacca.
Atene ferma le richieste di asilo per un mese.
Nelle isole di Lesbo, e Chios è è guerriglia e devastazione da giorni.

A farne le spese, stavolta, non solo i rifugiati, ma anche gli attivisti, i volontari, i giornalisti: rastrellate le loro case, incendiato il centro dell’Unhcr destinato agli afghani, sequestrate e distrutte le attrezzature, il cibo, incendiati i magazzini con depositati gli aiuti. Ciò che sta accadendo dall’1 marzo, dopo che Erdogan ha “riaperto il rubinetto” dei rifugiati non è più sotto il controllo nemmeno della polizia greca.

Fuori dal campo di Moria, a Lesbo, migranti, volontari e giornalisti sono sotto scacco dei gruppi di estrema destra che hanno organizzato veri e propri checkpoint: se non sei greco vieni aggredito con bastoni, ti viene sequestrato e distrutto ogni tuo avere, che sia una telecamera o un paio di scarpe, e non puoi accedere al campo né in altre zone. Non puoi nemmeno scappare via mare, perché la guardia costiera greca presidia le coste e adotta manovre di allontanamento spregiudicate, in grado di di ribaltare qualsiasi gommone. Sono morte già due persone: un bambino di 4 anni, annegato dopo che il gommone in cui viaggiava con i genitori si è capovolto, e un ragazzo di 22 anni, Mohammed El Arab, scappato da Aleppo, di Aleppo, prima tramortito poi ucciso da una pallottola di gomma sparata dalla polizia. 

I bambini dei Centri profughi tentano il suicidio

I migranti paradossalmente più al sicuro sono quelli che si trovano dentro il centro profughi: quel centro profughi, dove, solo da febbraio a giugno del 2018, le équipe di Medici Senza Frontiere avevano osservato che quasi un quarto dei bambini (18 su 74) aveva praticato autolesionismo, tentato il suicidio, pensato di togliersi la vita. A Lesbo la pressoché totalità dei bambini soffre di mutismo selettivo, attacchi di panico, ansia, scatti d’ira e incubi costanti. Una situazione destinata a collassare: tra domenica e ieri nelle tre isole greche di Lesbo, Samos e Chios sono arrivate 1.200 persone, e prima di questa nuova ondata, solo a Moria, a fronte di una capienza complessiva di 3mila posti, si accalcavano 22mila migranti. 

I miliardi alla Turchia

Intanto nella scacchiera geopolitica vanno in scena le solite mosse di gioco: il Presidente della Turchia prima richiede altri miliardi all’Europa, poi, per risultare sufficientemente convincente, aumenta il numero dei profughi nella Siria del Nord compiendo rappresaglie a pretesto degli attacchi che le forze curde, aiutate dalla Russia, compiono alle milizie turche. Da ultimo apre la strada verso l’Europa ai rifugiati. Una coreografia ben studiata in ogni passo, che finora è valsa miliardi alla Turchia.

Una coreografia che è iniziata nel 2002 con il Turkey-Pre-Accession Instrument che tra il 2002 e il 2006 ha garantito alla Turchia fondi per 1,3 miliardi, presto triplicati: 4,8 miliardi tra il 2007 e il 2013, 4,5 tra il 2014 e il 2020.  Nel 2016, in particolare, era stato stanziato un pacchetto da 3 miliardi finalizzato al solo scopo di contenere il flusso dei profughi. Profughi provenienti dai territori colpiti dalla stessa Turchia.

Tra il 2002 e il 2020 Ankara ha incassato e complessivamente incasserà dalla Ue qualcosa come una quindicina di miliardi. Soldi stanziati, inizialmente, per aiutare la Turchia ad avvicinarsi agli ideali politici dell’UE. I contributi elargiti dall’Europa formalmente hanno l’obiettivo di “rafforzare la democrazia”. L’adozione di corridoi umanitari da parte dell’Europa non è più rimandabile, tanto più che dalla Grecia il caos si espanderà nei Balcani, sarà sempre più incalzante. Anche in previsione di questo, l’Europa doveva rafforzarsi su quel fianco, anche perciò non doveva rinviare i negoziati di ammissione con Macedonia del Nord e Albania, finora appannaggio esclusivo degli Stati Uniti, che a loro volta hanno passato la palla alla Turchia.

L’Europa è viva

A ricordarglielo sono proprio quelle persone che finora ha respinto. Lo ripetiamo: finché ci saranno persone disposte a rischiare la vita per venire in Europa, significa che questo vecchio continente ha l’artrosi, ma non è morto. Se lo ricordi, e agisca di conseguenza.

Leggi anche:
Turchia: il biasimo internazionale potrà fermare Erdogan?
L’intollerabile infamia contro i curdi

(Foto via Unicef)

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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