Basta soldi pubblici a chi inquina

La grande opportunità di Covid-19

Lo abbiamo pensato tutti. Con la morte nel cuore, ma dobbiamo dire che l’epidemia di coronavirus, o covid-19, ci ha portato anche cose buone. Prima di tutto ci ha rallentato, ha fatto esplodere la natura in ogni contesto, ha abbattuto il rumore, l’inquinamento, ma soprattutto, la pandemia ci sta facendo pensare al futuro come mai avevamo fatto prima. Ripartiamo, rinasciamo, e da più parti si alzano voci su questa inaspettata opportunità: rinascere migliori. A partire dal concetto di libero mercato.

Quel che possiamo lasciare

Stiamo lasciando un mondo in cui solo l’inquinamento atmosferico uccide ogni anno 8,8 milioni di persone nel mondo: più di guerre e violenze, più di malattie come la malaria o l’Hiv, più del fumo. Un mondo in cui è in atto la 5° estinzione di massa a causa di disboscamenti e scomparsa degli habitat: ed entrambe le cose sono state direttamente associate alla causa e all’espandersi del coronavirus (qui l’ultima conferma). Una pandemia che uccide anche per la perdita economica indotta, e che riguarda milioni di persone, solo in India. L’alterazione climatica e l’innalzamento delle temperature hanno raggiunto livelli tali che lo scioglimento dei ghiacci si è rivelato recentemente 6 volte più veloce rispetto alla media degli anni ’90. Secondo gli esperti questo causerà non solo allagamenti di vaste zone abitate, ma anche lo scongelamento e la diffusione di nuovi virus finora sconosciuti.

Il mercato non è mai stato libero

Forti di un potere mai avuto prima, oggi i governi hanno in mano il destino di tutte le industrie, e possono scegliere quali far ripartire e prosperare, e quali no. Come sottolinea George Monbiot sul Guardian, industrie fossili, automobilistiche e aeree non dovrebbero essere sostenute da fondi pubblici. Quel che chiamiamo “libero mercato” non esiste, e da sempre sono le scelte dei governi – spinti dalla lobby delle categorie più ricche e potenti di quel determinato momento storico – a creare un mercato del tutto artificiale, sostenuto da soldi pubblici.

Possiamo parlare per giorni di piste ciclabili e incentivi alle biciclette, ma il vero cambiamento potrebbe arrivare solo se un’utilitaria costasse il triplo, un po’ più vicino al costo reale che comporta per la comunità in termini di morti, ricoveri e uso dello spazio pubblico. Così i viaggi aerei, purtroppo, il cui impatto è intrinseco e irrisolvibile: sappiamo che ogni sistema di compensazione delle emissioni è inutile, e l’unica riforma possibile è un taglio dei voli.

Al contrario il Regno Unito ha già stanziato 600 milioni di sterline in prestito a EasyJet e la Banca d’Inghilterra ha rilevato il debito di compagnie petrolifere quali Bp, Shell e Total. Eppure solo Easyjet, poche settimane prima, aveva distribuito dividendi agli azionisti per 171 milioni di sterline: per qualcuno il profitto è privato, insomma, mentre il debito è pubblico.

3 miliardi ad Alitalia, 24 alle crociere

Addirittura, l’Italia ha stanziato 3 miliardi per la propria compagnia di bandiera. Il settore aereo ha chiesto all’Europa nel suo complesso 13 miliardi di euro: liberi da vincoli ambientali. 24 miliardi li daremo al settore di quelle grandi navi inquinanti contro cui combattiamo da decenni (leggi qui del loro impatto). La sola Germania ha assicurato obblighi di pagamento per il finanziamento di navi da crociera costruite nel Paese per un importo di 25 miliardi di euro. Al contrario, settori sui quali si potrebbe puntare, come il turismo sostenibile, lamentano una fatale carenza di aiuti (leggi anche la lettera aperta di un bar di Milano). Addirittura, come non tutti sanno, il governo italiano finanzia gli allevamenti intensivi con soldi pubblici: la principale fonte di emissioni inquinanti e il settore meno colpito dalla crisi in corso. Infine, siamo certi che anche il settore delle auto, a furia di sgomitare, otterrà quello che chiede.

Cosa chiedono le persone?

Eppure un sondaggio Ipsos condotto recentemente in 14 Paesi del mondo ha parlato chiaro e ha parlato proprio in questo senso: il 65% della popolazione vuole che il clima sia una priorità per i piani governativi di ripresa economica post covid. E sapete cosa? Quest’anno – nonostante i due mesi di alt quasi totale di aerei e industrie ferme – le emissioni globali di anidride carbonica sono scese solo del 5,5%. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, per frenare l’aumento della temperatura oltre l’1,5 gradi dovremmo ridurle almeno del 7,5% all’anno per i prossimi dieci anni.  

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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