Beirut “come in guerra”, in un paese già in guerra: cosa c’è da sapere

Con l’esplosione del 4 agosto, è andato distrutto l’85% della riserva di cereali di tutto il Libano, il rimanente andrà esaurito in un mese. Aggiornamenti dal Libano, dove cristiani e sciiti si fanno la guerra, ed Hezbollah copre i buchi dello stato.

Aggiornamenti

Dopo le esplosioni che il 4 agosto hanno seminato morte e distruzione a Beirut, il governo libanese ha messo agli arresti domiciliari diversi funzionari del porto, mentre gli inquirenti si concentrano su possibili negligenze nello stoccaggio di tonnellate di un fertilizzante altamente esplosivo nel magazzino sul lungomare. Nel mirino della popolazione, però, c’è proprio il governo e le sue amministrazioni, negligenti e corrotte a detta dei più.

HANNO fatto esplodere Beirut. Letteralmente e in maniera deliberata. L’hanno fatta esplodere e i nostri cuori con essa”, scrive Rima Majed, sociologa di Beirut. “Non lasceremo che questo passi senza punizioni, per rispetto alle vittime di questo crimine. Basta con la resilienza e l’istinto di sopravvivenza. Devono cadere teste pesanti” le fa eco Halim Shbaya, analista politico.

Mentre nella capitale oggi è atteso il presidente francese Emmanuel Macron, gli aiuti internazionali cominciano intanto ad arrivare da tutto il mondo, e la città si prepara per tre giorni di lutto.

Cristiani Maronite e musulmani sciiti: una guerra feroce

Perché il governo libanese ha bisogno di Hezbollah A pochi istanti dall’esplosione si è subito pensato a Hezbollah, che però ha subito negato categoricamente ogni responsabilità. Beirut è una città enorme, con quartieri a compartimenti stagni, cristiani Maronite da una parte e musulmani sciiti dall’altra, una guerra feroce, locale, di quartiere tra le due fazioni. “Difficile che un cristiano non ti dica che bisogna liberarsi di Hezbollah per poter avere un paese libero. Spesso i cristiani a Beirut sono una classe aristocratica e piuttosto rampante. Discoteche, auto, soldi e donne. Dopodiché la città é anche molto tollerante. C’è una scena gay piuttosto alla luce del sole e gran parte delle libertà sociali sono merito della frangia cristiana” rivela Fabrizio Minini che a Beirut ci è stato lavorando come Logistician della Croce Rossa.

“In Beekaa la cosa l’ho vissuta in maniera quasi opposta. Nonostante ci siano aree e villaggi ben distinti dove abitano cristiani e altre dove vivono i musulmani in realtà c’è davvero una grossa accettazione e convivenza. Hezbollah lì é il vero stato. Hezbollah copre i buchi in cui lo stato non arriva. Obbliga i ragazzini ad andare a scuola, mantiene le vedove di chi é morto in combattimento e garantisce che il villaggio funzioni. I sindaci dei villaggi sciiti in genere rispondono direttamente a Hezbollah prima che al governo. E naturalmente la zona più interna é piena di campi di addestramento”.

Hezbollah

Hezbollah ha il suo esercito parallelo, molto più attrezzato e preparato di quello libanese. Quando nel 2014 Al Nusra cercç di sfondare ad Arsal, nel nord Beekaa, al confine tra Siria e Libano, molti al governo accusarono Hezbollah di essere responsabile dell’attacco al Libano come vendetta a causa del suo impegno in Siria. Hezbollah giocò di strategia e si ritirò dal campo, ben sapendo che il governo non sarebbe stato in grado di scacciare Al Nusra, e così è stato, dopo svariati tentativi fallimentari, il governo quasi ha dovuto pregare Hezbollah perché tornasse sul campo e facesse da scudo contro l’avanzata del califfato. Anche in quell’occasione, Hezbollah vinse, bonificando l’area.

Come aiutare

A meno di scadere nella fantapolitica, è presto per ricostruire cause e responsabilità dell’immane tragedia esplosa due giorni fa. Certo è che le ripercussioni saranno devastanti, sia per i libanesi che per chi in Libano era stato accolto: da almeno 7 anni il Libano si prende carico di un circa 2 milioni di rifugiati, per altro a fronte di una popolazione di 7 milioni di abitanti. Un numero così infinitamente grande che con ogni probabilità avrà ripercussioni sulla tratta balcanica e nei giù fragili equilibri dell’Unione europea in materia di immigrazione.

Con l’esplosione del 4 agosto, è andato distrutto l’85% della riserva di cereali di tutto il Libano. Quello che è rimasto andrà esaurito in un mese. Aiutare, ora, è questione vitale. A questo link di seguito sono elencate 19 ong già di stanza a Beirut a cui fare una donazione, nella piena sicurezza dei propri dati:

https://lebanoncrisis.carrd.co/?fbclid=IwAR243nT2kJOgeUhdY9nSaZzkIVyq4DNuDnTgHjpiTVJ9N-UlrZQCYxBhIfk#donate

Photo Credit: The Associated Press

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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