Biocarburanti, stop all’olio di palma. Ma con pasticcio

A sorpresa un decreto boccia il riuso degli scarti da palma

È stato approvato a sorpresa, dal Senato, un emendamento alla proposta di “Legge di delegazione europea” che elimina dal 2023 i sussidi all’olio di palma e di soia a uso carburante, causa di deforestazione nel mondo. Se la proposta passerà alla Camera, l’olio di palma, di soia e i loro derivati saranno esclusi in Italia dal conteggio delle energie rinnovabili e dai sussidi di mercato oggi previsti dalla legge, a partire dal 1 gennaio 2023. L’emendamento di fatto anticipa il recepimento della direttiva comunitaria 2018/2001 – meglio nota come RED II – che però disallinea il nostro Paese dagli obiettivi europei. Questi puntano a favorire la decarbonizzazione e la transizione energetica, prestando però grande attenzione alla decisa ma graduale riduzione dell’impiego di oli alimentari nella produzione di biocarburanti, incentivando invece l’uso dei loro sottoprodotti e scarti

Un passo indietro?

In questo modo l’Italia – contrariamente al resto d’Europa – esclude scarti e sottoprodotti nella produzione di biocarburanti. Scarti che prima, senza un reimpiego energetico, contribuivano alle emissioni di metano e CO2, e che proprio per questo motivo erano stati indicanti dall’Unione europea come oggetto di recupero e riutilizzo come biocarburanti. Dall’altro lato, rinunciamo all’eliminazione graduale dell’olio di palma e soia, che verrebbe anticipata al 2023 rispetto al target UE del 2030.

Uno svantaggio competitivo

Questo significa per l’Italia dover sostituire una grossa fetta delle matrici per biocarburanti, e dunque subire un aggravio di costi per il consumatore, per un fine comunque contrario a qualsiasi ottica di riciclo ed economia circolare. Questo fermo restando che il disboscamento fatto a favore delle piantagioni di palma deve essere contrastato: ma magari in modo più lineare e vantaggioso di così.

Il grave rischio, specie in questo difficile momento per la nostra economia, è di muoverci in modo disallineato dal resto d’Europa, e acuire il divario competitivo con gli altri Paesi membri, senza però mitigare il problema della deforestazione né incentiviamo un impiego corretto dei terreni agricoli. Ma il rischio è anche quello di mandare gambe all’aria una fetta dell’industria italiana che è all’avanguardia nella trasformazione dei residui in biocarburanti, vanificando tutti gli sforzi fatti in questo settore verso un’economia circolare sostenibile, contando però su un orizzonte temporale ben definito a suo tempo dall’UE al 2030.

Biocarburanti dal whisky e dal cioccolato Energia in comune

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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