Biologico e Biodinamico non sono sinonimi di “medioevo”

Agricoltura di precisione, tecnologia e innovazione sempre più spesso sono infatti al loro servizio

È più diffusa di quanto si pensi l’opinione che l’agricoltura biologica e quella biodinamica siano  pratiche che non fanno uso di tecnologia, un po’ arretrate tecnologicamente e distanti da un’agricoltura produttiva.

Ma non è così, le tecniche più moderne dell’agricoltura di precisione che prevedono anche l’impiego di droni, ma non solo, sono utilizzate sempre più diffusamente in agricoltura biologica e biodinamica perché ritenute davvero utili anche con questi metodi.

Vediamo anzitutto di capire quali siano le differenze di base tra biologico e biodinamico: il disciplinare biodinamico risulta più rigoroso rispetto a quello biologico poichè il numero di sostanze ammesse nel primo è inferiore a quello previsto nell’altro. Inoltre, il biodinamico prevede ulteriori limitazioni per diverse pratiche tra le quali la sterilizzazione e solarizzazione dei suoli e i diserbi che non siano meccanici: sono bandite pratiche come il pirodiserbo (la disinfestazione mediante il fuoco), la vaporizzazione e l’uso di sostanze erbicide anche naturali.

È inoltre vietato l’impiego di rame per quasi tutte le colture: viene ammesso in deroga solo in viticoltura e frutticoltura, ma in quantità ridotta del 50% rispetto al valore massimo consentito nei disciplinari europei del biologico.

Ma nonostante ciò le aziende che applicano il metodo biodinamico, già nel 2017, in Italia, non sono pochissime: sono circa 4.500, mentre quelle che seguono fedelmente gli standard e hanno acquisito il marchio Demeter sono 419 (48 imprese di distribuzione, 64 di trasformazione e 307 aziende agricole). La superficie complessiva è di quasi 10 mila ettari (9.640) mentre la superficie media aziendale è di 34 ettari.

Non è un mercato grande, indubbiamente le tecniche e la certificazione Demeter sono molto selettive, ma c’è da notare che esiste una differenza significativa tra i risultati dei fatturati medi per ettaro tra tre metodi agricoli, quello convenzionale, quello biologico e quello biodinamico: infatti il fatturato medio per ettaro di un’azienda biodinamica certificata Demeter è pari a 13.309 euro, valore di gran lunga superiore sia a quello di un’azienda biologica, 2.441 euro, che a quello di un’azienda convenzionale, 3.207 euro.

Un risultato che non stupisce più di tanto gli addetti del settore perchè imputabile alla maggiore specializzazione delle aziende biodinamiche in comparti agricoli ad alto valore aggiunto, quali viticoltura, frutticoltura e orticoltura.

Tra queste aziende, biologiche, biodinamiche e altamente avanzate per le tecnologie che utilizzano, c’è il Podere Forte, situato nel cuore della Valdorcia, nel sud della provincia di Siena, e nato nel 1997 da un imprenditore, Pasquale Forte, che ha prestato fin dall’inizio dell’attività molta attenzione al rispetto per la terra, per gli ecosistemi naturali, per chi vi lavora ed anche alle tecnologie da applicare come supporto.

L’azienda si estende su un terreno collinare di circa 200 ettari, di cui 22 destinati a vigneto, 18 a oliveto, 100 a seminativo e 60 a bosco ed è gestita seguendo il metodo biodinamico con 30 dipendenti che durante la stagione estiva diventano 60. La conversione al biodinamico, con il supporto operativo della sezione toscana dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, inizia nel 2007 e si conclude con la certificazione Demeter nel 2011. Tutti i prodotti dell’azienda sono certificati biologico e biodinamico (Demeter): si praticano con rigore tutte le lavorazioni prescritte dai protocolli dell’agricoltura biodinamica, dai cumuli ai sovesci, dalle rotazioni ai trattamenti con i preparati 500 e 501.

La biodinamica è stata scelta come metodo agricolo nel Podere Forte perché il suo approccio porta a guardare il mondo come un sistema complesso in cui l’uomo fa parte con un compito specifico, quello di non utilizzare e sfruttare per il suo vantaggio, ma lavorare in modo da apportare miglioramenti al sistema stesso. 

È proprio qui che si trova il nesso, il legame e la spinta forte che l’innovazione tecnologica può  dare a questo tipo di agricoltura, e anche al biologico: migliorie per aumentare prodotti di qualità e produzioni amiche dell’ambiente. Non ci sono limiti alle innovazioni che si possono apportare, la tecnologia è un supporto importantissimo per i metodi biologici e biodinamici: perchè è una reale agricoltura di precisione quella che osserva e analizza ogni singolo evento che coinvolge i campi.

«Quando grandina si feriscono gli acini e quindi spruzziamo a secco, talvolta anche manualmente, farina di zeolite che funge da cicatrizzante – spiega in un’intervista Forte – Se è piovuto e la pianta ha ricevuto troppa acqua utilizziamo la valeriana, come calmante del vigore. Bisogna sapere quando e come intervenire. Abbiamo utilizzato un piccolo aereo per fotografare i nostri terreni creando delle mappe di vigore utili a comprendere se ci sono degli stati di stress e da cosa dipendono: grazie a queste mappe abbiamo capito come intervenire per esempio su un filare che entrava in competizione con gli apparati radicali di due alberi posti a monte. È bastato inserire una barriera che deviasse le radici degli alberi, per tornare a vedere prosperare il vitigno».

E la tecnologia viene in aiuto anche per evitare i dannosi effetti dovuti al compattamento del suolo tutelandone l’humus: alcuni interventi come i trattamenti anticrittogamici di rame e zolfo sui vigneti, vengono fatti utilizzando droni, in modo anche da ridurre le quantità impiegate e mirare gli interventi solo dove necessario.

Oltre al vino, 60mila bottiglie vendute per il 60% in Europa, Sud est asiatico, Usa e Canada e all’olio (circa 10mila bottiglie all’anno), l’azienda produce anche miele di trifoglio alessandrino (recentemente classificato al 1° posto del Concorso Nazionale “Roberto Franci 2018” di Montalcino), pasta dai grani antichi (Senatore Cappelli, Timilia e Russello), carne chianina Dop, grazie a 12 fattrici allevate in azienda e carne di cinta senese, razza suina pregiata allevata allo stato brado.

Al Podere Forte c’è  un giardino botanico di piante officinali con una ricca collezione di varietà di salvia ed un grande orto che produce gli ortaggi utilizzati nell’Osteria Perillà di Rocca d’Orcia, un borgo prossimo al Podere che rischiava di rimanere disabitato, ma che Pasquale Forte ha voluto recuperare in un progetto di animazione territoriale più ampio, con, oltre al ristorante, un albergo diffuso, ormai prossimo all’apertura.

Altre fonti:
https://terraevita.edagricole.it/biologico/biodinamica-arretrata-arrivano-droni-e-agricoltura-di-precisione/
https://terraevita.edagricole.it/biologico/aziende-biodinamiche-fra-le-piu-virtuose-nel-bioreport-2017-2018/
https://demeter.it/chi-siamo/
http://www.podereforte.it/

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.