Bologna, girano video e “schedano” gli stranieri nelle case popolari

La campagna elettorale del centro destra per le prossime elezioni si fa così, mentre lo Stato investe solo 0,01 % del Pil in case popolari

«Ci diranno “Ah, state violando la privacy”. Non ce ne frega assolutamente niente. Se è un alloggio popolare, c’è il tuo nome sul campanello, bisogna anche che ti metta nell’ottica che comunque qualcuno vada a vedere». È così che parlano nel video che hanno prima girato poi diffuso il parlamentare Galeazzo Bignami e il consigliere comunale di Bologna Marco Lisei, entrambi di Fratelli d’Italia. Lo fanno dopo avere ripreso in video i nomi stranieri riportati sui campanelli di alcune case popolari a Bolognina, un quartiere di Bologna, lo scorso 1 novembre. I due denunciano che le case «costruite dai nostri padri e dai nostri nonni» sono state assegnate agli stranieri.

L’episodio si commenta da solo, tutt’al più si possono aggiungere le parole della giornalista Arianna Ciccone

«Chi sono i due odiatori? Si nascondono dietro l’anonimato? No, i due odiatori sono due politici in campagna elettorale che a volto scoperto hanno fatto una operazione ripugnante e di chiara matrice razzista. I loro nomi sono Galeazzo Bignami, che è anche parlamentare, e Marco Lisei. L’odio non nasce sui social, l’odio non è dovuto all’anonimato in Rete (che solo pochissime persone molto abili con la tecnologia possono usare). L’odio circola nelle vene di questo paese ed è ben rappresentato anche politicamente. È di questo che dovrebbe occuparsi la politica». 

Già, la politica. Stando ai dati diffusi da Federcasa durante un convegno organizzato la settimana scorsa a Bari e promosso da Federcostruzioni, la responsabilità, se di responsabilità si deve parlare, non va a chi legittimamente diventa assegnatario di una casa nonostante non faccia Brambilla di cognome, ma allo Stato. L’attuale struttura del patrimonio residenziale pubblico non è sufficiente. Servirebbero infatti almeno altri 300mila alloggi per soddisfare tutte le richieste. Dal 2014, i governi sia di destra che di sinistra che si sono alternati in Italia hanno tagliato gli investimenti per le politiche abitative, passando dagli oltre 422 milioni di euro del 2014 ai 136 milioni di oggi. Attualmente l’Italia investe solo lo 0,01% del suo Pil nelle case popolari. L’Ater ha più volte spiegato alla commissione periferie che gli immobili del patrimonio pubblico hanno metrature concepite all’epoca del boom demografico, quando gli italiani, quelli “veri”, facevano ancora figli, e molti. Finché lo Stato non investirà in nuove costruzioni rimodulando l’offerta con case popolari pensate per nuclei familiari più ristretti è inevitabile che le assegnazioni andranno alle famiglie più numerose, oggi non più italiane

L’ultima rilevazione del dipartimento politico del Campidoglio stima che il tempo necessario per smaltire le graduatorie delle 12.393 richieste a Roma è di 25 anni. Venticinque anni di attesa. Un’attesa che negli ultimi anni è degenerata in odio e xenofobia, specialmente contro i Rom, nonostante finora gli stranieri entrati in alloggio Erp siano stati, sempre nella capitale, il 7% del totale

Dopo i disordini di Casal Bruciato, periferia est di Roma, la famiglia rom con 12 figli al centro di proteste, presidi e aggressioni da parte degli abitanti della zona capitanati da Casa Pound e Forza Nuova ha preferito andarsene. Anche quando il polverone si è placato evidentemente era impossibile viverci. Sulle aggressioni e proteste la procura della Repubblica di Roma ha iscritto nel registro degli indagati ben 24 persone vicine a CasaPound e Forza Nuova, ma di questo i giornali hanno smesso di occuparsi.

«Casal Bruciato resta un quartiere accogliente – ha detto Della Casa – Nelle nostre graduatorie per gli alloggi popolari ci sono in lista diverse altre persone di etnie diverse. Continueremo ad assegnare le abitazioni a chiunque ne abbia diritto come prevede la normativa e senza alcuna discriminazione». 

È però sulla discriminazione che la campagna elettorale del centro destra sta puntando da tempi non sospetti in vista delle prossime elezioni della Regione Emilia, storicamente rossa. «È arrivato momento di reagire. Noi assegnamo le case in base al reddito, non al colore della pelle» ha detto il sindaco di Bologna, Virginio Merola (Pd). Come reagire senza venire tacciati di buonismo, però, rimane un mistero. Certo è che Odiare ti costa, l’iniziativa lanciata dall’associazione Tlon insieme allo studio legale Wildside di Cathy La Torre, avvocato bolognese, fa pensare che a Bologna, e in Italia, c’è ancora speranza.

Stela Xhunga

Stela Xhunga