La carne sintetica sfamerà il mondo?

Boom di carne vegetale negli Usa (sì, c’entra il Coronavirus)

Il Coronavirus ha messo in ginocchio gli allevamenti intensivi. Il futuro è della carne vegetale?

Carne vegetale: nell’era post Covid smetteremo di usare animali come cibo?

Elizabeth Warren, avversaria Dem di Donald Trump nella corsa alle presidenziali, a inizio maggio ha detto che avrebbe sostenuto la proposta di legge del collega Cory Booker per bloccare la nascita di nuove mega-fattorie e nuovi allevamenti intensivi, puntando a eliminarli del tutto entro il 2040. 

Giusto un mese prima, Pat Brown, il boss di Impossible Foods, fra i leader mondiali nella produzione della cosiddetta fake-meat, l’alternativa vegetale alla carne, forte dell’iniezione di mezzo miliardo di dollari nelle casse dell’azienda, aveva annunciato: “raddoppieremo la produzione anno dopo anno per i prossimi 15 anni, ed entro il 2035 smetteremo di usare gli animali come cibo”.

Nel bel mezzo della pandemia, due annunci, entrambi provenienti dall’area progressista, entrambi con l’obiettivo di superare un monopolio americano inossidabile, quello degli allevamenti intensivi e delle mega fattorie. 

Che cosa sono i Cafo?

Gli americani li chiamano CAFO (Concentrated Animal Feeding Operation), sono le mega fattorie con allevamenti intensivi. Secondo il ministero dell’Agricoltura statunitense attualmente solo negli USA ce ne sono oltre 20.000, ognuno ospita almeno 1.000 “unità animali” corrispondenti a 1.000 mucche, oppure 2.500 maiali, oppure 125.000 polli. Sono luoghi in cui i diritti degli animali vengono spazzati via, così come i diritti dell’ambiente: i Cafo inquinano tantissimo, secondo la FAO sono responsabili di circa il 20% dei gas serra

I colpo di grazia dato dal Coronavirus agli allevamenti intensivi

I CAFO sono ingranaggi fondamentali di una macchina gigantesca in mano a pochi colossi: un bell’articolo della New York Review of Books ha ricordato che oggi 4 aziende producono l’80% della carne di manzo consumata in America e altre 4 macellano quasi il 60% dei maiali. Una macchina con ritmi di automatizzazione inimmaginabili: 175 polli disossati al minuto. Una macchina de-umanizzante, oltre ogni limite: poiché i lavoratori non hanno nemmeno il tempo di andare al bagno, alcuni indossano il pannolone. 

Una macchina in mano a pochi, che da quei pochi dipende. Se si fermano quelle aziende, si ferma tutto: “Si sta spezzando la catena di distribuzione del cibo”, ha scritto in una lettera aperta pubblicata dal New York Times a fine aprile il presidente della Tyson Foods, un gigante da oltre 100.000 dipendenti. 13mila lavoratori, solo a metà maggio, sono stati piegati dal coronavirus, una cinquantina di loro, morti. 

Gli effetti ci sono già stati: l’industria alimentare tradizionale fatica a rifornire i supermercati e perde quote di mercato da settimane.
13mila lavoratori, solo a metà maggio, sono stati piegati dal coronavirus, una cinquantina di loro, morti.

La grande chance dell’industria della carne vegetale 

L’industria che produce alternative a base vegetale ai cibi di origine animale, prospera: da marzo 2019 a marzo 2020, gli acquisti negli Usa della cosiddetta “non carne” e di latti come quello d’avena sono aumentati rispettivamente del 280 e del 477%; fra aprile e maggio gli incrementi sono stati compresi fra il 35 e il 55% rispetto al periodo fra gennaio e febbraio (entrambe le analisi sono Nielsen) e Impossible e Beyond Meat, l’altro marchio celebre fra quelli attivi nel settore delle alt-meat, hanno assunto nuovi dipendenti, aumentato gli stipendi, aumentato i turni di lavoro. Il motivo? Perché sono aumentati gli incassi. (Si veda Plant-Based ‘Meats’ Catch On in the Pandemic).

Fare di necessità virtù

Il diabete, l’ipertensione e altri disturbi di questo tipo hanno portato alle forme più gravi della Covid-19: secondo l’americano CDC, il Center for Disease Control, il 49% delle persone finite in ospedale per la pandemia soffriva di ipertensione, il 48% era sovrappeso e il 28% aveva il diabete. Cosa succede? Succede che nell’America degli hamburger, vista l’impossibilità di recarsi al fast food, vista la scarsità della carne negli scaffali dei supermarket, viste le statistiche mediche, le abitudini alimentari stanno cambiando. Effetti collaterali insperati.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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