fbpx

Broken Nature: la natura “spezzata” in mostra

La XXII Triennale di Milano è tutta dedicata al legame tra uomo e ambiente

Si può visitare fino al 1 settembre la mostra tematica “Broken Nature: Design Takes on Human Survival”, la XXII Triennale di Milano, esposta nel Palazzo dell’Arte, anche detto della Triennale, a Milano.

Una denuncia e una proposta

La mostra vuole essere, come si legge nella presentazione, “un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale, legami che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi, se non completamente distrutti”.

Si indaga e si cerca di portare in evidenza, attraverso l’uso di linguaggi differenti, quanto la natura sia in pericolo e di conseguenza quanto lo siamo noi come specie umana.

In parallelo viene proposta però anche una risposta all’emergenza che, per il team di curatrici – tutte donne, con a capo Paola Antonelli, che cura anche il Dipartimento di Architettura e Design al MoMa di New York – sta nel design.

Design nel senso più ampio del termine, che si può forse tradurre in italiano con il termine progettazione, quindi tutto ciò che è un progetto, dall’architettura alla visualizzazione dei dati, dal biodesign alla pianificazione urbana. Il design è visto come uno strumento riparativo, sia nel singolo progetto sia come ispirazione per i cittadini, per i loro comportamenti e i loro pensieri. “Broken Nature celebra il potere rivoluzionario dell’immaginazione e dell’inventiva”, si spiega ai visitatori.

Può sembrare difficile da capire nel concreto, ma basta cominciare la visita per chiarirsi le idee e comprendere il messaggio.

Una mostra non convenzionale

Esposte infatti si trovano idee, progetti, invenzioni, opere dell’ingegno dell’uomo, tutte collegate dal tema del salvataggio, della riparazione del rapporto dell’uomo con la natura, dell’aiuto al sopravvivere, dell’economia circolare. Ci sono sì opere d’arte, ma soprattutto si vedono buone pratiche, idee concrete, che magari non ci si aspetterebbe nemmeno di vedere esposte.

Entrando, due grandi pannelli mostrano in parallelo le fotografie aeree dello stesso ambiente a distanza di anni (immagine di copertina). E in pochi secondi si vede ciò che già ci si aspetta: i ghiacciai diventano più piccoli, mentre le città, le miniere, le cave, sempre più grandi.

Sembra una carta da parati, in realtà è un’infografica!

Poi si entra in una sala con una “carta da parati” enorme, con pattern ripetitivi simili ma mai uguali, che si rivela essere una sorta di infografica, realizzata dallo studio italiano Accurat, che ha dato un simbolo a ogni evento della storia di determinate popolazioni e ha “srotolato” i cicli storici e gli eventi su un grandissimo arazzo che copre tutta la parete.

Il percorso prosegue con l’esposizione di “fossilimoderni: pezzi di plastica arrivati sulle spiagge attorno ai quali la sabbia si è ormai solidificata; continua con fotografie artistiche e poetiche di strani oggetti fluttuanti nell’acqua, che si rivelano poi essere spazzatura, e arriva poi a reliquiari che contengono una goccia di acqua pulita, una pianta in estinzione, dei semi.

Fossili di plastica

La parte di denuncia è quella più artistica, quella che in fondo ci si aspetta di vedere in un tempio dell’arte. Dalle foto che raccontano il Global Seed Vault, una delle “casseforti” che conservano i semi del mondo nelle isole Svalbard, al progetto che riporta in vita il profumo del fiore di una pianta estinta attraverso l’ingegneria genetica, al racconto dei paesaggi della Siria attraverso le storie legate agli uccelli e agli spaventapasseri che ne popolavano le campagne.

Colori e forme che ci ricordano cosa stiamo perdendo, così come i suoni dell’installazione che chiude la mostra tematica, The Great Animal Orchestra – una vera e propria sinfonia di luci e suoni realizzata campionando i vocalizzi di moltissimi animali.

La sopravvivenza dell’uomo: idee concrete

Le opere che però meno ci si aspetta di vedere sono quelle che forse entusiasmano di più lo spettatore preoccupato e in cerca di risposte: sono i progetti concreti, le cosiddette “buone pratiche”.

Così si trova ad esempio il progetto di Housing Incrementale di Quinta Monroy, in Cile, nato per fornire alloggio ad un centinaio di famiglie che occupavano uno spazio abusivamente, cercando contemporaneamente di porre fine al ciclo di povertà e di disuguaglianza ma anche di stimolare il ritorno alla legalità. Disponendo di pochi fondi, lo studio Elemental ha progettato e realizzato metà di una casa di buona qualità per ogni famiglia, lasciando ai residenti il compito di completarla. Il progetto ha instaurato così un circolo virtuoso che ha confutato nei fatti il pregiudizio per cui l’edilizia sociale rappresenta un peso per lo Stato.

Lo stesso concetto di adattamento sta in qualche modo alla base del progetto video che racconta ciò che è stato fatto alle Maldive, dove con una serie di galleggianti si è cercato di sfruttare le forze delle correnti per creare un accumulo di sabbia a protezione delle baie, senza ricorrere a barriere artificiali.

Alcune installazioni sono proposte di nuove economie da sviluppare, come Geomerce, un progetto italiano che suggerisce come alcune piante – come l’ortensia e la colza – siano in grado di accumulare metalli pesanti dal suolo, e teoricamente si potrebbe in futuro sviluppare un settore economico intorno a queste.

Si cammina tra vasi comunicanti, che simbolizzano e denunciano le interconnessioni tra gli ambienti e gli esseri viventi in una città, e si arriva ad altri grandi vasi di vetro che si rivelano essere contenitori usati per un progetto molto particolare: una persona soffia all’interno del vaso che contiene un gruppo di api. In base a come si muovono all’interno di questi vasi, gli insetti segnalano nell’alito di chi ha soffiato la presenza di un ormone, di vari punti del ciclo di fertilità o di una gravidanza.

Il Kit per la nascita

Progetti che meritano di stare in un museo per la loro utilità sociale, con un occhio particolare alle donne, anche perché – si ricorda nella mostra – più di un quarto degli abitanti del pianeta è costituito da donne in età fertile. Così vediamo esposte le mutande assorbenti lavabili, che permettono di non inquinare con gli assorbenti femminili, i test di gravidanza su fogli biodegradabili, le coppette mestruali, oppure un semplice kit per la nascita che permette di salvare centinaia di vite nei Paesi in via di sviluppo.

Piccoli e importanti, i progetti dei bambini

Nella mostra c’è una sezione che si ispira a un concetto espresso dall’architetto americano Buckminster Fuller, che sosteneva che ogni singolo essere umano può essere un “trim tab”, il piccolo correttore d’assetto posto sul timone delle navi per controllarne la direzione. Sono quindi esposti piccoli-grandi progetti, idee che possono dare una piccola ma importante correzione di rotta agli eventi futuri.

Piccoli ma significativi, come i progetti dei bambini esposti insieme ad altri in questa sezione: dalle maschere alla tuta integrale antismog, coloratissime ed efficaci, alla pianta che si orienta su un binario per seguire il sole.

Piccoli ma che possono incoraggiare lo sviluppo di una nuova economia, ad esempio riciclando le foglie esterne del mais per creare un rivestimento per prodotti e superfici, oppure come il progetto di alcune costruzioni realizzate con materiali organici e funghi, con pareti auto-organizzate, fuse in maniera naturale grazie all’accrescimento del micelio e perfettamente biodegradabili una volta terminato il loro utilizzo.

Piccoli ma che suggeriscono cambi di prospettiva, anche rispetto alla morte, come il progetto italiano Capsula Mundi. Una sorta di urna funeraria a uovo, realizzato con un materiale biodegradabile, nel quale viene posto il corpo del defunto. La Capsula è messa a dimora come un seme nella terra e sopra di essa viene piantato un albero, un’eredità per i posteri e per il futuro del pianeta.

La denuncia e l’ottimismo

Quella esposta in Triennale è una mostra tematica che non dimentica la denuncia, anche delle emergenze umanitarie in corso, rappresentate ad esempio da un video che racconta il caso della nave Iuventa.

La Geolana

Ma anche una mostra positiva, che suggerisce che si deve e si può cercare dei rimedi ai problemi: in questa ottica sono esposte le scarpe da ginnastica ricavate dalla plastica degli oceani, o la Geolana, completamente Made in Sardegna: grandi serpentoni galleggianti imbottiti di  lana di pecora in grado di assorbire idrocarburi e sostanze inquinanti in mare.

Per finire, un intero spazio è dedicato, in un padiglione separato, alla Nazione delle Piante, curata dal neurobiologo vegetale Stefano Mancuso e che parte dall’idea che le piante debbano essere prese dall’uomo come un esempio per la loro capacità di adattarsi, di collaborare e di sopravvivere.

La Nazione delle Piante

Se ne esce incuriositi, con la voglia di approfondire, e con l’idea che l’uomo ha un’intelligenza incredibile, che deve solo indirizzare verso il mantenimento e lo sviluppo della vita, e il messaggio finale è che mantenere questa direzione è compito di ognuno di noi.

(La mostra ha diverse riduzioni e convenzioni, è gratuita per i ragazzi sotto ai 16 anni e per coloro che partecipano ai Fridays For Future)

Foto di Margherita Aina

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi