L’aria inquinata aumenta il rischio di bronchiolite nei bambini

A rischio soprattutto i lattanti: le polveri sottili ne peggiorano i sintomi

Lo sviluppo delle bronchioliti nei bambini è anche colpa dell’inquinamento atmosferico che, oltre a provocare un peggioramento dei sintomi, accresce il rischio di sviluppare questa malattia virale infantile. A sostenerlo è uno studio dell’Università di Padova condotto da Elisa Gallo, dottoranda di ricerca in Medicina sperimentale e traslazionale.

I più piccoli rischiano di più

Dopo aver confrontato nell’ultimo decennio oltre 200 mila accessi al pronto soccorso pediatrico con i dati di inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2,5), gli studiosi hanno identificato un incremento del rischio di sviluppare la bronchiolite in funzione dell’esposizione all’aria inquinata. La bronchiolite è un’infezione virale dei bronchioli che porta i più piccoli ad avere grosse difficoltà respiratorie: «Negli ultimi anni – spiega Gallo – il legame tra inquinamento atmosferico e patologie respiratorie nei bambini è diventato sempre più evidente: in particolare nei lattanti, il cui sistema immunitario è ancora in via di sviluppo e il rischio di contrarre infezioni risulta elevato».

Cos’è la bronchiolite

Come si legge sul sito dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, la bronchiolite è un’infezione virale acuta che colpisce il sistema respiratorio dei bambini di età inferiore a un anno con maggiore prevalenza nei primi 6 mesi di vita. L’agente infettivo più coinvolto (nel 75% circa dei casi) è il virus respiratorio sinciziale (VRS) ma anche altri virus possono esserne la causa (metapneumovirus, coronavirus, rinovirus, adenovirus, virus influenzali e parainfluenzali). La trasmissione dell’infezione avviene primariamente per contatto diretto con le secrezioni infette. La fase di contagio dura tipicamente da 6 a 10 giorni. L’infezione interessa bronchi e bronchioli innescando un processo infiammatorio, aumento della produzione di muco e ostruzione delle vie aeree con possibile comparsa di difficoltà respiratoria. Fattori che aumentano il rischio di maggiore gravità di questa infezione virale sono la prematurità, l’età del bambino inferiore alle 12 settimane di vita, la compresenza di altre patologie come cardiopatie congenite, fibrosi cistica, anomalie congenite delle vie aeree e immunodeficienze.

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Le polveri sottili

Le polveri sottili sono delle particelle inquinanti presenti nell’aria che respiriamo. Vengono classificate secondo la loro dimensione che ne può determinare il diverso livello di nocività: infatti più queste particelle sono piccole, più hanno la capacità di penetrare nell’apparato respiratorio. Se le PM10 (diametro inferiore a 10 µm) possono essere inalate e penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio, dal naso alla laringe, le PM2,5 (diametro inferiore a 2,5 µm) possono spingersi nella parte più profonda del sistema respiratorio, fino a raggiungere i bronchi. «L’associazione con PM10 e PM2,5 si è vista in particolare nelle giornate associate alla comparsa dei primi sintomi, indicando pertanto che l’esposizione dei lattanti alle polveri sottili nel momento in cui questi manifestano già i primi sintomi quali tosse e fatica a respirare, potrebbe aggravare la loro condizione con un peggioramento dei sintomi, comportando nei casi più gravi anche il ricovero ospedaliero».

Lo studio verrà presentato il prossimo dicembre al convegno annuale della Risk Analysis Society ed è frutto della collaborazione tra l’Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, l’Unità  Operativa Complessa Pronto Soccorso Pediatrico, il Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino e l’ Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV).

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.