Brutti, sporchi e cattivi: prima puntata!

Storie di poco conto

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La fiction delle telestreet. Di Claudio Metallo e Carlo Reposo

Diciasette anni fa, prima dell’attuale esplosione delle web-series, prima di youtube, facebook, twitter e instagram, dei giovani videomaker diedero vita ad uno dei primi esperimenti di fiction autoprodotta del nuovo millennio: la location era Bologna e correva l’anno 2002. A reggere le fila di questo stranezza eravamo in tre: Carlo Reposo, Lorenzo Cassulo ed io (Claudio Metallo).
La nostra serie (42 puntate che variavano dai 5 agli 8 minuti di durata) s’intitolava: Brutti, sporchi e cattivi – storie di poco conto. Il titolo denotava la nostra voglia di  non prenderci per niente sul serio: a qualsiasi critica avremmo risposto con “Ma che ti frega: sono storie di poco conto”.

Erano gli anni delle “Telestreet” (o “televisioni di strada”) è una rete di microemittenti televisive senza fini di lucro, che trasmettono via etere attraverso tecnologie analogiche e digitale terrestre (DVB-T) a basso costo”. Questa è la definizione presa da Wikipedia, ma per noi le Telestreeet erano molto molto di più.
Una di queste “Teleimmagini” trasmetteva dallo spazio pubblico autogestito EX MERCATO 24 di Bologna.
Molti contenuti mandati in onda erano documentari girati dai volontari della redazione, altri erano presi dalla rete.
Noi abbiamo deciso di fare qualcosa che non c’era: una fiction che in maniera scherzosa parlasse di noi e dei luoghi “ribelli” e al contempo festaioli che frequentavamo a Bologna.

Tra questi c’era l’Ex Mercato 24, in cui si erano svolte le prime chiacchierate intorno alla fiction e che è il luogo in cui abbiamo girato il maggior numero di scene, dopo il laboratorio-casa di Carlo.
C’erano il Link di via Fioravanti, il TPO di viale Lenin e la storica sede del Livello 57 all’inizio di via Stalingrado.
Quest’ultimo è stato in seguito sgomberato.

La storia, in brevissimo, era questa: un gruppo variegato di persone occupa uno stabile disabitato: ma anche una multinazionale dell’agroalimentare è interessata all’immobile e farà di tutto per farlo sgomberare.

Quando abbiamo iniziato a realizzare BSC, Bologna era ancora amministrata da Guazzaloca, il sindaco macellaio di centrodestra. Macellaio nel senso che era proprio uno che vendeva carne. Nel giro di poco tempo la città avrebbe subito la metamorfosi, autoritaria e modaiola assieme, culminata con il periodo di Cofferati. Un momento storico in cui tutto mutò radicalmente ed anche il tempo libero cominciò ad essere regolamentato rigidamente dalle famose delibere antidegrado. Un modello destinato a spargersi a macchia d’olio in quasi tutta Italia.
Ognuno di noi militava a modo suo contro quella mentalità chiusa incarnata da quelle giunte comunali, che hanno spesso assecondato gli istinti più bassi della gente. Noi eravamo ancora all’università, studiavamo al DAMS (Carlo ed io) e a Scienze della Comunicazione (Lorenzo).

Brutti, sporchi e cattivi – storie di poco conto, era uno dei tanti modi per rispondere a questa chiusura.  Era una risposta, forse anche inconsapevole, all’omologazione che ci veniva richiesta ed imposta.
Non avevamo un copione scritto, bensì un semplice canovaccio fatto di una serie di scene da girare, che poi suddividevamo nelle puntate.
Una delle frasi che diventò uno degli slogan cult della serie era: “La casa è un dovere averla”. Fu pronunciata da Adam, il nostro grande primo attore, in una delle sue straripanti improvvisazioni. Quando la sentimmo ci sganasciammo dalle risate.

Quella frase l’abbiamo fatta nostra perché in fin dei conti poteva significare che era un dovere lottare contro quel sentimento di paura, che montava a Bologna ed in Italia. Quella stessa paura che avrebbe alimentato la xenofobia, il razzismo e la repressione che avrebbero portato a leggi vergognose contro i migranti e sulle droghe, leggi che hanno riempito le carceri e fatto alzare alle stelle i profitti dei narcotrafficanti delle organizzazione criminali italiane.

Il 90% delle battute (ed anche delle riprese) era totalmente improvvisato e quasi tutto: “buona la prima”. Questo modo di girare era dettato da tanti fattori, sicuramente dalla nostra voglia di divertirci e di trattare questioni importanti che affrontavamo ogni giorno con ironia, prendendoci in giro, facendo un po’ la parodia di noi stessi e di quello che facevamo. Non perché non ci credessimo, ma era una maniera per farci guardare meglio la realtà. Un’altra delle ragioni era che bisognava fare in fretta. Tutti i partecipanti a BSC erano nostri amici o conoscenti che si prestavano al nostro obiettivo. C’era chi lavorava, chi studiava e chi aveva sicuramente di meglio da fare e quindi dovevano girare più velocemente che potevamo. Solitamente, facevamo tutto nei fine settimana, dalla mattina a sera e certe volte pure di notte.  Carlo, Lorenzo ed io c’eravamo dati dei ruoli che richiedevano una certa presenza su quello che molto forzatamente possiamo chiamare ‘set’.

Carlo si era prefissato di finire tutto entro un anno esatto dall’inizio delle riprese, io non ero molto convinto, ma alla fine la spuntò lui (accollandosi una gran parte del montaggio). E per fortuna, se no chissà quando avremmo finito di girare e con la mole di materiale che ci ritrovavamo chissà quando avremmo finito di montare! Per l’epoca non avevamo dei cattivi computer, ma avevamo delle pessime telecamere e i risultati si vedono chiaramente. Anche l’audio spesso lascia a desiderare, per essere buoni.
BSC, uscita in qualche centinaia di dvd autoprodotti, è stata trasmessa da molte telestreet, tra cui Teleimmagini, la telestreet che diramava i suoi contenuti nell’etere dall’Ex-Mercato 24.
E adesso ve la potete gustare su People for Planet!

Ogni giorno una nuova puntata!

Claudio Metallo

Claudio Metallo

Claudio Metallo è nato a Campora S.G. (CS). Ha lavorato per Al Jazeera documentary, Al Jazeera Children Channel ed ha collaborato alla prima serie della trasmissione di Raitre "Presa Diretta" di Riccardo Iacona. Ha realizzato più di trenta video tra cortometraggi e documentari.

Claudio Metallo

Claudio Metallo

Claudio Metallo è nato a Campora S.G. (CS). Ha lavorato per Al Jazeera documentary, Al Jazeera Children Channel ed ha collaborato alla prima serie della trasmissione di Raitre "Presa Diretta" di Riccardo Iacona. Ha realizzato più di trenta video tra cortometraggi e documentari.