Bruxelles, blitz di Greenpeace: “l’Amazzonia brucia, l’Europa griglia”

L’Unione europea è responsabile di oltre il 10 per cento della distruzione delle foreste del mondo.

Nella mattinata di ieri, 12 settembre, 5 attivisti di Greenpeace hanno scalato la facciata di 14 piani della sede della Commissione Europea, a Bruxelles, dove hanno poi esposto uno striscione di 30 metri che riproduce un foro nell’edificio attraverso il quale si vede l’Amazzonia in fiamme e sotto la scritta: “Amazon fires – Europe guilty” (l’Amazzonia brucia, l’Europa è colpevole). Per le strade, gli attivisti hanno poi esposto e affisso altri striscioni in diverse lingue, su quello in italiano si legge “L’Europa griglia, l’Amazzonia brucia“.

Blitz di Greenpeace di ieri a Bruxelles

“Gli attivisti – spiegano dall’organizzazione – hanno utilizzato fumo e cenere finti per simulare gli incendi che stanno consumando la foresta amazzonica e che sembrano destinati a superare i drammatici record dello scorso anno”.

Solo nel mese di agosto, l’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), ha registrato 29.308 incendi, il secondo valore più alto negli ultimi 10 anni, e per lo stato di Amazonas il periodo è coinciso il record di incendi della sua storia, oltre 8.000. E non è tutto: a causa dei guasti tecnici del satellite NASA, che hanno dapprima bloccato poi rallentato i monitoraggi a metà agosto, i dati potrebbero essere addirittura essere approssimati per difetto.

Sul banco degli imputati, l’Unione europea

La richiesta di nuovi terreni per i pascoli e per la produzione di mangime a basso costo destinato anche ai nostri allevamenti intensivi è la spinta maggiore a incendi e deforestazione. Nella maggior parte dei casi, infatti, dietro gli incendi in Amazzonia, così come in altre aree dell’America Latina, ci sono, nemmeno poi tanto nascosti, gli interessi dell’agroindustria mondiale.

Da tempo gli ambientalisti e attivisti di vario stampo di oltre 100 associazioni, compresa Greenpeace, denunciano il consumo europeo di prodotti legati alla deforestazione e al degrado forestale. L’atto dimostrativo di ieri serve proprio a sollecitare nuove politiche affinché materie prime e alimenti immessi sul mercato europeo non siano legati alla deforestazione e alle violazioni dei diritti umani.

Per Greenpeace, si legge dai comunicati ufficiali, l’Unione europea è responsabile di oltre il 10 per cento della distruzione delle foreste del mondo, principalmente a causa di prodotti come carne, soia destinata alla mangimistica, olio di palma e cacao. Nel 2014, l’Ue è stata responsabile del 41 per cento delle importazioni globali di carne, del 25 per cento di quelle di olio di palma e del 15 per cento di quelle di soia (in gran parte utilizzata come mangime). Dopo anni di attesa, la Commissione europea si è impegnata ad elaborare, nel 2021, una nuova normativa per affrontare gli impatti negativi dei consumi Ue sulle foreste del mondo. A questo proposito, lo scorso 3 settembre ha aperto una consultazione pubblica per conoscere il parere dei cittadini europei sul tema e chiedere quali misure adottare per affrontare il problema.

Prima del blitz di ieri, lo scorso 5 settembre le volontarie e i volontari di Greenpeace, avevano battuto le strade di 14 città italiane con iniziative di sensibilizzazione, perché, come spiega Martina Borghi, responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia, quel che sta accadendo in Amazzonia ci riguarda da vicino:

“L’Ue importa grandi quantità di alimenti e materie prime come carne e soia destinata alla mangimistica, la cui produzione è strettamente legata alla distruzione dell’Amazzonia e di altri ecosistemi, alla crisi climatica in corso e alle violazioni dei diritti umani. Purtroppo, si tratta di prodotti che troviamo comunemente sugli scaffali dei nostri supermercati e i cittadini europei non dovrebbero essere complici inconsapevoli di questa devastazione. Ogni due secondi perdiamo un’area di foresta grande quanto un campo da calcio: abbiamo urgente bisogno di una normativa europea in grado di garantire che gli alimenti e le materie prime che arrivano sulle nostre tavole rispettino criteri di sostenibilità ambientale e sociale ambiziosi e chiari”.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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