Bufera tra le case di riposo, chiusa una struttura ogni 5 giorni

Bufera tra le case di riposo, chiusa una struttura ogni 5 giorni

Confesercenti parla di mille vittime, e ora l’inchiesta di Udine fa tremare il colosso nazionale delle case di riposo

Sereni orizzonti, questo il nome del colosso nazionale che gestisce le 85 strutture sparse in 10 regioni d’Italia, per un totale di 5.900 posti letto e 3mila dipendenti. Secondo il pm di Udine che segue l’indagine, Paola De Franceschi, gli orizzonti degli anziani ospitati nelle strutture erano tutt’altro che sereni. L’imperativo era uno e categorico: fatturare.

Arrestato il fondatore, Massimo Blasoni, a lungo consigliere regionale di Forza Italia – in seguito scarcerato il 4 novembre – dovrà rispondere di frode a ben sei Regioni, di 10 milioni di euro di contributi pubblici percepiti illecitamente e di inaccettabile qualità del servizio, a partire dal personale, sottopagato, sottoposto a stress e talvolta nemmeno qualificato a svolgere il proprio lavoro.

«Io sono il proprietario, io decido, io convoco, io faccio quello che voglio della mia azienda, siamo in un sistema capitalistico, non comunista», diceva Blasoni, intercettato. Ha «sempre cercato di arrivare alla maggiore efficienza possibile nel rispetto delle leggi», dice il suo avvocato di difesa, Luca Ponti.

Non è dello stesso parere la Guardia di Finanza di Udine da cui è partita l’indagine, prima sul territorio friulano, poi in tutta Italia, da Nord a Sud: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Sicilia.

Sebbene i reati contestati non abbiano a che fare con maltrattamenti, violenze o abusi, il pm ha parlato di «bieco cinismo, perseguimento del profitto a ogni costo, sacrificando il fondamentale interesse umano a una vita dignitosa» con truffe a danno di «persone che meno di altre avrebbero potuto obiettare, protestare ed esigere trattamenti migliori».

Anziani maltrattati e strutture pressoché invivibili dove si somministrano cibi e medicinali scaduti

I dati del Comando per la Tutela della salute dei Nas dei carabinieri del resto forniscono un quadro generale impietoso: sono 211 le strutture chiuse o sequestrate in Italia dal 2017 al settembre scorso, mentre quasi una su tre è risultata irregolare. Non mancano, però, casi virtuosi o modelli a livello europeo.

Una situazione al limite, considerato che in Italia i posti letto convenzionati sono 250 mila, la metà di quelli necessari. «La domanda inevasa genera ricoveri impropri e abusivismo» denuncia l’Ocse alla Federazione Italiana Pensionati Attività Commerciali (Fipac) che tramite il suo presidente, Sergio Ferrari, auspica «non solo di intensificare i controlli nelle residenze, ma di avviare una riforma che ne renda la gestione più trasparente, avvalendosi anche della collaborazione delle associazioni di rappresentanza e tutela di anziani e pensionati». Inoltre, aggiunge Ferrari, «il ripetersi di episodi di malversazione con al centro personaggi già indagati per reati contro la pubblica amministrazione dovrebbe spingere verso una riconsiderazione dell’utilità di un’eventuale blacklist».

Le famiglie si indebitano per assumere una badante: urgente ripensare il welfare

L’assenza di un valido sistema pubblico di assistenza agli anziani, costringe le famiglie a sopperire privatamente, talvolta con costi elevati al di sopra delle proprie possibilità. Il rapporto stima che gli italiani spendono ogni anno 9 miliardi di euro per pagare le badanti, regolari o irregolari, che generalmente costano dai 1.500 euro al mese, considerando anche la tredicesima.

Risorse preziose per gli italiani, al punto che 336mila famiglie hanno utilizzato tutti i propri risparmi per pagare l’assistenza a un parente non autosufficiente; 192mila famiglie hanno dovuto vendere l’abitazione, anche tramite la formula della nuda proprietà. 154mila famiglie si sono indebitate.

Longevità, l’Italia seconda al mondo dopo il Giappone

Zerba, paesino in provincia di Piacenza è il Comune più longevo d’Italia e del mondo: vivono 73 persone, il 64,4% delle quali ha superato i 65 anni. Ma Zerba è anche la fotografia di un altro fenomeno che da anni investe il Paese: lo svuotamento dei piccoli borghi in funzione di migrazioni interne verso le città, specie del nord, e all’estero. Gli attuali 13,7 milioni di anziani in Italia saliranno a 19,6 nel 2051, passando dal 22,8 al 33,2% della popolazione. Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, ne è convinto: presto assisteremo a un processo di trasformazione della dimensione anziana.

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Stela Xhunga

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