Buone notizie per la fase 2: ancora positivi al virus? Sì, ma è inattivo

Fase 2, un’importante conferma dalla Corea del Sud per convivere con il virus

Ricordate dei 277 soggetti guariti in Corea del Sud che erano risultati nuovamente positivi al virus? Il timore di una re-infezione cronica o di una recidiva aveva preoccupato tutti, perché prospettava una fase 2 (e 3 e 4 e chissà quante) in cui il Covid19 sarebbe stato sempre in grado di “nascondersi” al sistema immunitario e poi riemergere periodicamente, alla stregua di un herpes.

Il virus può rimanere ma è inattivo

Ebbene, arriva una buona notizia, e gode di un certo credito, proviene dalla massima autorità sanitaria coreana, il Centro coreano per il controllo e la prevenzione delle malattie (KCDC) incaricato di fronteggiare l’epidemia: gli scienziati hanno confermato che il test di PCR rileva sì frammenti di genoma virale, ma che il virus ormai è inattivo. Il virus c’è, ma è, come dire, morto. Nessuna reinfezione ma pezzetti di virus inattivato rilevati dal tampone, che le cellule rimuovono in un po’ di tempo dalla guarigione (stando all’articolo disponibile in inglese qui, fino a 3 mesi è la vita delle cellule dei polmoni e fino a 2 mesi è invece lo smaltimento dei residui liberati dopo la morte delle cellule).

Il test coreano

Per diagnosticare la presenza del nuovo coronavirus la Corea del Sud utilizza un test della reazione a catena della polimerasi (PCR) che va a intercettare le informazioni genetiche contenute nell’RNA – l’acido ribonucleico – del virus. Il test è in grado di rilevare anche piccole quantità di RNA virale nelle cellule, anche dopo che il paziente è guarito. “Il virus COVID-19 non invade il nucleo della cellula combinandosi con il DNA del paziente”, ha spiegato Oh Myoung-don, capo del Comitato scientifico sudcoreano. “Questo significa – ha proseguito – che il virus non crea un’infezione cronica”.

Chi è guarito dal Covid19 sviluppa anticorpi?

Al momento non ci sono ancora prove definitive – seppure molti scienziati, anche italiani, interpellati sul tema nelle settimane passate lo ritengano estremamente probabile – che gli individui guariti dal Covid-19 abbiano sviluppato anticorpi che proteggono da una seconda infezione. Sul tema dell’immunità si è anche espressa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui “a questo punto della pandemia non ci sono abbastanza evidenze sull’efficacia dell’immunità data dagli anticorpi”.
Che il virus rimanga, sì, ma inattivo, dà speranza per conviverci nella fase 2.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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