Caregiver è donna

“Caregiver”: significa “colui che si prende cura” e in Italia è roba da donne

Sono infatti nove su dieci le italiane impegnate quotidianamente nel prendersi cura dei familiari con problemi di salute. Figli, partner, genitori e suoceri anziani, anche con disabilità, sia fisiche che mentali: una su tre se ne occupa senza alcun aiuto, circa la metà fa affidamento solo su collaborazioni saltuarie in famiglia e solo nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno. E per le donne lavoratrici la situazione si complica ulteriormente, poiché solo una su quattro è agevolata dal punto di vista lavorativo con accesso a modalità flessibili come il part-time o il telelavoro.

Equilibrismo tra diversi ruoli

Il profilo dei caregivers italiani – o, meglio, delle caregivers italiane – arriva dall’indagine “Soprattutto donna! Valore e tutela del caregiver familiare” realizzata da Ipsos per Farmindustria, l’Associazione delle Imprese del farmaco aderente a Confindustria. Dall’indagine condotta su un campione di 800 donne italiane con più di 18 anni emerge che solo per il 14% delle intervistate il coinvolgimento come caregiver è nullo o quasi: per il restante 86% l’equilibrismo tra troppi ruoli e compiti – con diversi gradi di intensità – è una realtà quotidiana. Le necessità familiari che ruotano attorno alla sfera della salute risultano di competenza delle donne, che sono presenti al momento della prevenzione (66%), vegliano sul percorso terapeutico (65%), sono l’interlocutore privilegiato del medico nella fase della diagnosi (58%) e della terapia (59%).

Stress e stanchezza

Dell’impatto che l’impegno costante dell’essere caregiver può avere sulla qualità della vita e sulla salute delle si è occupata l’edizione 2018 del Libro Bianco “La salute della donna. Caregiving, salute e qualità della vita“, realizzato da Onda (l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) in collaborazione con Farmindustria. In cui si precisa e si spiega che, tra i molteplici impegni cui le donne devono già ottemperare tra la cura dei figli e della casa, ricoprire il ruolo di caregiver comporta un ulteriore carico di incombenze che può costituire una fonte importante di stress psicofisico. E che – semmai ci fosse necessità di specificarlo – per le donne che lavorano la situazione si complica ulteriormente, poiché tre su quattro non possono fare affidamento su alcuna facilitazione. “Il carico di lavoro che il caregiver si trova ad affrontare quotidianamente ha un forte impatto sulla salute psicofisica e sullo stile di vita”, si legge nel Libro Bianco. Chi assume questo ruolo si trova infatti a dover gestire la persona non più autonoma sotto ogni aspetto: da quello proprio dell’accudimento generale, a compiti propriamente infermieristici come eseguire medicazioni e somministrare farmaci, intervenendo anche sui dosaggi dietro indicazioni del medico, fino a mansioni più specificatamente burocratiche. Mansioni che, spesso, si ripetono per tutto l’arco della giornata. E così accade – e sono casi tutt’altro che isolati – che, assorbito dal carico di impegni, il caregiver finisca per “trascurare la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono, rinunciando a sottoporsi a visite mediche, controlli ed esami e a seguire un’alimentazione corretta, e privandosi del giusto riposo notturno e di una regolare attività fisica”.

Rischio isolamento

Chi si occupa di un familiare malato, soprattutto se lo fa senza aiuto, rischia inoltre l’isolamento. “Il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano poi le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento, che si aggrava nei casi in cui il paziente accudito è affetto da patologie come demenze e disturbi psichici su cui a tutt’oggi pesa uno stigma sociale”.

Sindrome da burnout

Il carico di stress e di preoccupazioni continue possono inoltre agire come attivatori di diverse malattie, tra cui la depressione, e portare a un logoramento psicologico che, legato a un carico eccessivo di lavoro e agli altri problemi quotidiani e familiari, può sfociare nella sindrome da burnout (dall’inglese “bruciare completamente”), uno stato patologico di esaurimento emotivo, mentale e fisico che, se non gestito, può evolvere fino al suicidio.

Una risorsa per il sistema sanitario

“Il caregiving è donna. È la donna a tenere le fila del corretto stile di vita della famiglia e delle condizioni di salute di marito, figli e genitori. E ricopre un ruolo da ‘manager familiare’ fondamentale per il benessere e la cura di tutti  – afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria -. Basti pensare al dialogo con il medico di famiglia o con gli specialisti, al corretto uso dei farmaci, all’aderenza terapeutica. Spesso le persone anziane non assumono farmaci come dovrebbero e questo porta a maggiori spese per il sistema sanitario nazionale per via delle maggiori ospedalizzazioni”. Un ruolo “grazie al quale abbiamo delle persone più in salute e meno ricoveri ospedalieri”, conclude Scaccabarozzi, che dovrebbe venire valorizzato con il giusto riconoscimento.

Italia indietro

Dello stesso avviso è Francesca Merzagora, presidente di Onda: “La donna è al centro del sistema salute, ma anche del processo di cura dei soggetti più fragili e ciò determina un carico assistenziale che impatta notevolmente sulla sua salute e sulla sua qualità della vita. Si tratta di un esercito di persone che attende un riconoscimento non solo economico, ma anche ‘affettivo’ per il ruolo che ricoprono. Il nostro Paese ad oggi è infatti uno dei pochi in cui questa figura non gode di sufficiente tutela”. “Il ruolo della caregiver nella nostra società è importante nell’ambito della famiglia e del lavoro ed è un ruolo che deve essere riconosciuto in qualche modo – precisa Adriana Bonifacino, presidente dell’associazione IncontraDonna e responsabile dell’Unità diagnostico-terapeutica di senologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma -. Essere caregiver comporta tempo, fatica e stress, come dimostrato da diverse pubblicazioni scientifiche, e quindi il supporto della società e delle istituzioni alla donna attraverso il welfare credo che oggi sia proprio dovuto, la donna lo merita”.

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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