Caschi verdi: Italia prima, offre il suo aiuto al mondo

Già richiesto il nostro sostegno dall’Africa Centrale, dal Sahel, e da alcuni Paesi asiatici

Ventidue super esperti di varie discipline, che già lavora insieme a 7 progetti. Così il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ha presentato la nascita dei “caschi verdi”, una task force di esperti per un un programma sperimentale a cui sono destinati 2 milioni di euro dal 2020 al 2022.

Aree protette e siti Unesco

I caschi verdi saranno di supporto nelle aree protette e nei siti italiani riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità: stileranno piani di gestione, programmeranno attività di salvaguardia e valorizzazione, ma anche di comunicazione ed educazione ambientale.

«I 22 esperti – ha fatto sapere Costa – provengono dall’Ispra, ma stiamo interpellando le università, il Cnr, il Cufa”. Alla task force potranno prendere parte anche tutti coloro che «volontariamente, ma in servizio, intendono aderire mettendosi al fianco degli enti gestori per dare loro quel supplemento di esperienza che serve per tutelare al meglio gli scrigni della natura».

L’apertura agli altri enti e Ministeri

L’invito a entrare in squadra è rivolto a una serie di istituzioni pubbliche: alla Commissione Nazionale Italiana Unesco, ai ministeri delle Politiche agricole, dei Beni e delle attività culturali, dell’Istruzione, nonché a Enea, Cnr e Crea.

Una forza per «la pace ambientale»

La squadra potrebbe, nel caso ce ne fosse bisogno, essere anche di supporto «a tutti quei Paesi, soprattutto quelli più in difficoltà – dall’Africa Centrale, della fascia subsahariana del Sahel, alle piccole isole del Pacifico e alcuni Paesi asiatici, che già ce li hanno chiesti. Noi pagheremo tutte le spese perché l’intento è di salvaguardare la natura, in Italia e nel mondo. Siamo i primi al mondo a farlo».

La mission del team sarà «la pace ambientale». Un obiettivo complesso per assicurare il quale serve una squadra variegata. «Esperti di varie materie, dall’ingegnere ambientale al biologo e il naturalista. Ma anche il laureato in lettere che conosce dell’Unesco particolari condizioni che si integrano con la natura. E l’architetto del paesaggio, che insieme lavorino in squadra per poter presentare un piano di gestione di una tutela nuova degli scrigni della natura. È una cosa mai fatta al mondo. Io sono andato personalmente a negoziarlo dalla direttrice generale dell’Unesco a Parigi che è rimasta molto colpita da questa idea».

A cosa si lavora

L’idea diventerà a breve legge. Sono già stati avviati i primi sette progetti, in quattro Riserve Mab (Tepilora, Rio Posada e Montalbo; Cilento, Vallo di Diano, Alburni; Sila; Collina Po), due Patrimoni Unesco (Etna; Sito di Elea Velia; Parco Nazionale Cilento, Vallo di Diano e Alburni) e un Geoparco (Adamello Brenta).

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

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