Celiachia: cambiano i rimborsi statali sui prodotti gluten-free

Limiti di spesa più alti rispetto al passato per i minori, più bassi per adulti e anziani

Nuova divisione delle fasce di età e differenze tra uomini e donne: sono questi, in sintesi, i principali cambiamenti contenuti nel nuovo decreto del Ministro della Salute sulla celiachia, “Limiti massimi di spesa per l’erogazione dei prodotti senza glutine“.

Modalità uniformi su tutto il territorio nazionale

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 agosto il nuovo decreto, a firma del Ministro Giulia Grillo, abroga quello del 4 maggio 2006 e riguarda l’erogazione gratuita di prodotti alimentari per celiaci, ovvero i limiti di spesa mensili a carico dello Stato cui hanno diritto le persone che soffrono di celiachia per l’acquisto di cibi privi di glutine. “È opportuno – si legge nel decreto – rendere uniformi le modalità di erogazione degli alimenti senza glutine specificamente formulati per celiaci al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale e di contenere i costi per il Servizio sanitario nazionale”.

Nuovi limiti di spesa 

Rispetto al decreto del 2006 la normativa attuale inserisce una diversa divisione per fasce di età e una differente ripartizione nei limiti di spesa per uomini e donne. La differenza più marcata riguarda i tetti di spesa, più elevati per i minori e più bassi per adulti e in particolare per gli anziani con più di 60 anni: per la popolazione di questa fascia d’età, infatti, i rimborsi a carico dello Stato arrivano fino quasi a dimezzarsi, passando dai 140 euro mensili previsti dal decreto del 2006 agli 89 euro per gli uomini e a 75 euro per le donne.

Obiettivo: dieta varia ed equilibrata

Nel decreto si precisa che le persone con celiachia devono seguire una dieta varia ed equilibrata “con un apporto energetico giornaliero da carboidrati stimabile in almeno il 55%, che deve derivare anche da alimenti naturalmente privi di glutine provenienti da riso, mais, patate e legumi come fonte di carboidrati complessi, per cui la quota da soddisfare con alimenti senza glutine di base (pane, pasta e farina) è stimabile nel 35% dell’apporto energetico totale”. Il supporto economico previsto dal decreto servirebbe proprio per aiutare i celiaci a condurre un’alimentazione sana.

L’aggiornamento del Registro nazionale degli alimenti senza glutine

Entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, si legge tra le norme transitorie, verrà aggiornato il Registro nazionale degli alimenti senza glutine e successivamente, entro tre mesi dagli aggiornamenti, le Regioni dovranno provvedere ad adeguare le modalità di erogazione degli alimenti privi di glutine così come indicato nel decreto.

Il twitter del ministro Grillo

Il 30 agosto, all’indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto, il ministro della Salute ha voluto precisare su Twitter che, sebbene porti la sua firma, “il decreto era stato deciso e deliberato dal precedente Governo e ha avuto l’ok dalla Stato-Regioni prima del mio insediamento”. Ha quindi concluso il cinguettio scrivendo di aver “avviato una verifica per valutare eventuali modifiche così da non penalizzare i cittadini”.

Commenta con Facebook
Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

commenta

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.