Ceuta: Gli sbarchi sono sintomi di tragedie, non cause

Intanto il Marocco è accusato di usare i flussi migratori per ritorsione e in cambio di denaro

Circa 8 mila migranti – tra cui adolescenti, donne e bambini – in meno di due giorni a Ceuta, enclave spagnola in Marocco. Quasi tutti i migranti avrebbero raggiunto Ceuta a nuoto o a piedi. E un altro naufragio al largo di Sfax, sulla spiaggia di Tarajal, in Tunisia, con almeno 50 morti e 24 dispersi.

Una crisi migratoria decisa a tavolino, o quasi

Secondo i giornali spagnoli, il governo marocchino avrebbe allentato i controlli alle frontiere come ritorsione dopo la decisione di Madrid di accogliere nel paese per cure mediche Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, il movimento nazionalista che da oltre 40 anni chiede al governo centrale marocchino l’indipendenza del territorio del Sahara Occidentale. A questo, si aggiunge il dubbio che il Marocco “usi” i flussi migratori verso la Spagna per ottenere denaro da parte dell’Ue e della Spagna in particolare in cambio di cooperazione. Dubbio più che legittimo, visto che già è successo in passato.

Salvataggi ma anche lacrimogeni

Alla crisi migratoria il governo spagnolo ha risposto schierando militari nei punti critici, 200 addetti tra poliziotti e agenti della Guardia Civil inviati in rinforzo. ″È una grave crisi per la Spagna e per l’Europa”, ha detto il premier Pedro Sánchez prima di volare personalmente a Ceuta per una visita d’urgenza insieme al ministro dell’Interno Fernando Grande -Marlaska, assicurando che il Paese avrebbe agito “con fermezza di fronte a qualsiasi sfida e circostanza”. Sarebbero circa 2.700 i migranti già espulsi e rimpatriati. Circa mille, invece, sarebbero i minori per ora scortati nel Centro di permanenza temporanea degli immigrati della città autonoma che si affaccia sul Mediterraneo. Juan Jesus Vivas, presidente-sindaco di Ceuta, a radio Cadena Ser, ha parlato di “invasione”.

Secondo El Pais, il flusso di arrivi iniziato martedì 18 maggio è diminuito, ma via mare continuano ad arrivare persone, spesso con sintomi di ipotermia, denuncia il quotidiano spagnolo.

Se da un lato la fotografia di Juan Francisco, l’agente del Gruppo Speciale di Attività Subacquee della Guardia Civil (GEAS) di stanza a Ceuta ritratto con in braccio un bambino di appena due mesi, salvato per miracolo dall’annegamento, ha fatto il giro del mondo, dall’altro, media indipendenti denunciano l’utilizzo di lacrimogeni da parte dell’esercito.

Sintomi, non cause

Tragedie, che di emergenziale non hanno più nulla, dal momento che si ripetono sempre uguali a sé stesse, da anni. E se di emergenze si vuole parlare, che si abbia l’onestà intellettuale di non definirle imprevedibili: Guerre, land grabbing, colonialismo economico e conseguente sfruttamento delle risorse del territori, disastri ecologici, dovuti sia all’aumento demografico sia allo sviluppo senza regole del neoliberismo, persecuzioni e pandemie, non solo da Covid-19, sono le cause principali delle migrazioni. Cause che sono strettamente legate tra di loro. Cause che vanno analizzate, seguite e capite tanto quanto gli sbarchi, che delle tragedie sono i sintomi avvertiti dalla nostra cara e vecchia e sonnacchiosa Europa. Non le cause.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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