Champagne per Alberto Barbera

“Venezia 76” è un trionfo

Un trionfo l’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia che porta la firma, il genio, la dedizione e la passione del direttore Alberto Barbera.

Premi, numero di spettatori e abbonati, presenze di star italiane e soprattutto straniere, attenzione mediatica internazionale sono il riscontro di un cinefilo sabaudo di provincia  (è nato a Biella) che aveva sognato di fare l’attore e che da critico impegnato non ha mai guardato al luogo comune paludato e al pregiudizio avendo il merito di portare sul tetto del mondo il più antico festival del cinema del mondo sollevandolo da naturali decadenze.

Il verdetto finale ha avuto apprezzamento quasi unanime. La Coppa Volpi al maschile a Luca Marinelli inorgoglisce gl’italiani, quella al femminile ad Ariane Ascaride è un riconoscimento alla carriera (tutti e due gli attori nel loro ringraziamento parlano di migranti con bile dei sovranisti), il premio della giuria a Roman Polansky nonostante il dissenso iniziale della presidente di giuria Lucrecia Martel e quello a Franco Maresco dimostrano che sullo schermo c’è posto per l’eresia sia se racconti Dreyfuss sia che racconti la mafia in forma non politicamente corretta. 

Ma è il Leone d’Oro a “Joker” che induce a leggere una Mostra in sintonia con il pubblico del nuovo tempo. L’antagonista di Batman in nuova lettura esistenziale e scenica dimostra la capacità di mettere sul podio più alto un film di genere e proveniente dal fumetto. Ancora una volta Alberto Barbera sa raccogliere il meglio che produce l’industria americana e la offre ad una giuria competente che offre il suo verdetto che spesso è in sintonia con la notte degli Oscar.

È accaduto nelle due precedenti edizioni con la scuola messicana migrata oltre confine, quando a Venezia trionfano “Roma” di Alfonso Cuaron e “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro, film che hanno sommato ben sette statuette dopo gli applausi al Lido. Da aggiungere i film d’apertura del 2013 e del 2018 “Gravity” e “La la land” finiti sul podio più alto dell’Academy a dimostrazione del fiuto di Barbera, che frequentando America e Los Angeles riesce a cogliere la trasformazione dinamica e progressiva del cinema del nuovo secolo. Ora la scaramanzia che nella settima arte ha il suo peso dice che “Venezia porta bene ai film che concorrono all’Oscar” e quindi tutti puntano ad una conferma anche per “Joker”.

Alberto Barbera ha fidelizzato un pubblico per il festival. La controprova nei numeri: i dati parziali dicono che “Venezia 76” ha registrato il tutto esaurito degli abbonamenti e dei biglietti vendibili già al 14 agosto, con oltre centomila presenze. In più c’è un aumento consistente delle presenze giovanili rispetto agli altri anni che si uniscono a chi può spendere 1600 euro di carnet. Presenze generali aumentate del 15 per cento rispetto a “Venezia 75” e del 23 in confronto a quelle di due anni fa. Sono stati 1500 gli accrediti rilasciati alla stampa estera e che contribuiscono non poco alla fortificazione del brand Italia. 

Alberto Barbera lavora molto sulla presenza di star e talenti alla Mostra. Recuperati gli americani bypassando la coincidenza con Toronto, la pattuglia degli ospiti è organizzata con scientifica attrazione verso una delle componenti indispensabili per il successo del cinema. Da Brad Pitt, tanto per dire, a Pedro Almodovar si soddisfano tutti i gusti e tutte le esigenze. E con azzardo sfrontato Barbera fa arrivare anche i Ferragnez, cosciente che, se pur Mereghetti scrive che il documentario è ingiudicabile, l’attenzione mediatica delle masse che mai andrebbero a Venezia è assicurata. 

Per aver successo bisogna governare il dissenso. Poca cosa quello di Valeria Golino schifata dall’invito all’influencer. Ben più seria la questione se è Variety che ti accusa con occhio “metoo” di selezionare poche registe a Venezia. Ma Barbera a schiena dritta oppone che un film si sceglie per valore e non per genere.

Alberto Barbera che invita i film Netflix  mentre il suo collega di Cannes, Thierry Frémaux, continua a difendere l’ortodossia perdendo occasioni e regalando punti a Venezia sempre più smart e postmoderna. Barbera attento alle serie e le serie (successone per il nuovo Papa di Sorrentino e “Zero, zero, zero” di Sollima-Saviano). Certo c’è da fare sul versante Mercato ma dategli tempo e forse anche su quel versante vedremo risultati.

Barbera che tutela i Classici con una sezione di degno rispetto, l’agitatore che fece palestra nell’Aiace d’essai e  che si schernisce quando rammenti di aver studiato sulla sua antologia scritta con Turigliatto mescola tutto per il suo cocktail di successo. Biografo, critico e amico di Mohsen Makhmalbaforganizzatore di rassegne su Kjarostami al Museo del Cinema di Torino da lui diretto per 12 anni, che si sommano ai 9 del Festival di Torino nella sua formula giovane e a un curriculum infinito di quello che era il giovane critico della Gazzetta del Popolo, quotidiano antagonista della blasonata Stampa di Agnelli.

Per reggere la fatica prende vitamine tedesche che lo accompagnano alla collezione di smoking d’ordinanza griffati e che indossa con eleganza. Sceglie Alessandra Mastronardi come madrina e all’annuncio diventa tendenza su twitter.

Non ne sbaglia una Alberto Barbera. Cameriere, champagne.  

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.