Chi salva i freelance?

In un momento di grande difficoltà per il Paese 2 milioni di lavoratori autonomi rischiano di non avere né lavoro né sostegno.

Le “lance libere”

Sono i freelance, il popolo che rappresenta la manovalanza intellettuale di tanti settori “trendy” (informatica, web, design, cultura, turismo, arte, editoria…) che in larga maggioranza guadagna meno di 30.000 euro lordi all’anno e moltissimi non arrivano a 15.000. Sono circa 2 milioni in Italia, in prevalenza under 40, sparsi un po’ dappertutto ma con una forte concentrazione nelle grandi città dove il costo della vita è più caro. Spesso non hanno contratto; spesso svolgono un lavoro semigratuito con ritmi intensissimi; spesso sono legati all’economia della promessa: “Oggi ti dò pochi soldi ma domani vedrai… e poi vuoi mettere la visibilità che ottieni lavorando con noi?”

Hanno redditi che permettono loro di vivere “sul filo di lana” e non hanno le tutele e le garanzie dei lavoratori dipendenti regolarmente inquadrati.

Anche sui freelance si è abbattuto il Coronavirus che ha provocato un drastico stop delle attività per molti di loro.

Un sondaggio di Acta

Acta (actainrete.it), un’associazione storica dei freelance, costituita nel 2004, ha lanciato un sondaggio tra gli appartenenti a questa categoria nei giorni 28-29 febbraio, quando la situazione era ancora meno grave dell’attuale, per raccogliere dati sugli effetti delle misure per il contrasto alla diffusione del Covid-19 sul lavoro dei freelance. Hanno partecipato in 410.

Emerge, secondo il sondaggio, che:

Quello che preoccupa, in particolare, è la perdita di reddito che si è già verificata e che con tutta probabilità continuerà a verificarsi nei mesi a venire, dato che i servizi tipicamente forniti da questa fascia di lavoratori (formatori, ricercatori, consulenti, interpreti, traduttori, grafici, ecc.) vengono programmati con ampio anticipo e risentono enormemente non solo delle condizioni delle industrie italiane e straniere in generale, ma anche della mancata circolazione delle persone, in Italia e all’estero.

Cancellazioni e sospensione di commesse e incarichi

Il 47% ha subito la cancellazione di almeno una commessa nella settimana appena trascorsa e/o nelle prossime settimane, il 57% ha avuto la sospensione o il rinvio a data da definirsi di almeno una commessa. La percezione condivisa dai ¾ dei freelance è che ci saranno cancellazioni e rinvii nei prossimi mesi

I più colpiti dalle misure di blocco che mirano ad arginare il coronavirus sono coloro che svolgono attività che prevedono un impegno in presenza e/o sono direttamente colpiti dalle misure di sospensione: interpreti, organizzatori di eventi e formatori per quasi la totalità hanno già subito cancellazioni e rinvii di incarichi

Il 77% dei rispondenti si attende una contrazione del fatturato, tra questi il 17% ritiene che tale riduzione sarà molto consistente, superiore al 30%.

C’è quindi molta preoccupazione, anche perché i redditi sono in genere piuttosto esigui, tali da non lasciare margini di riserva per eventi di questa portata. Si consideri che un terzo ha un fatturato medio (al lordo di spese, contributi e imposte) non superiore ai 20.000 euro annui e un altro quarto tra i 20.000 e i 30.000 euro. Non stupisce perciò che molti degli intervistati ritengano debbano essere applicate misure di welfare a sostegno di chi è stato più danneggiato.

Le donne più colpite

Le donne sembrano essere più danneggiate degli uomini, in parte perché le professioni che più ne risentono sono molto femminilizzate, in parte perché il blocco di scuole e asili ha un maggiore impatto sulla disponibilità al lavoro delle donne. Ed infatti molte ritengono che dovrebbero esserci delle misure compensative a favore di chi non ha potuto lavorare a causa della chiusura delle scuole.

Le richieste di Acta

Abbiamo intervistato Anna Soru, professione ricerca economica, presidente di Acta, per sapere da lei quali sono le proposte per far fronte alla crisi del lavoro dei freelance derivanti dal Coronavirus.
Ecco cosa ci ha detto:

Premetto che noi di Acta abbiamo sempre fatto delle proposte ragionevoli e misurate rispetto al quadro economico complessivo e così è anche in questa circostanza.

A nostro avviso le misure di sostegno che il Governo dovrebbe adottare sono essenzialmente 3:

1) Contributo di 500 euro al mese per i lavoratori autonomi che dichiarano di aver interrotto o fortemente ridotto il lavoro, con possibilità di restituzione delle somme erogate nel caso in cui dalla dichiarazione dei redditi risulti che non vi sia stata la prevista diminuzione del reddito.

2) Sospensione dei pagamenti dei contributi fiscali e Inps in scadenza nei prossimi mesi e previsione della loro rateizzazione, senza interessi, nelle prossime annualità.

3) L’indennità di maternità e malattia sia calcolata non come attualmente previsto sulla base degli ultimi 12 mesi (periodo in cui presumibilmente per molti il reddito diminuirà) ma, per chi ne faccia richiesta, sulla base dei 12 mesi precedenti.

Vedremo ora quali misure adotterà il Governo.

Foto di copertina: actainrete.it

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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