Christo: l’uomo che impacchettava il mondo

È morto a New York, tra due settimane avrebbe compiuto 85 anni

Malgrado l’età Christo non era certo andato in pensione, aveva in programma di impacchettare l’Arco di Trionfo a Parigi il prossimo settembre. Probabilmente l’istallazione si farà comunque nel 2021.

Christo Javacheff – si chiamava così – era nato il 13 giugno del 1935 a Gabrovo, in Bulgaria. Si incontrò con quella che sarebbe diventata sua moglie, Jeanne-Claude Denat de Guillebon a Parigi nel 1958 e da allora diventarono inseparabili fino alla morte di lei nel 2009.

I due insieme hanno coperto isole, edifici, alberi, trasformandoli in “monumenti temporanei”, destinati a vivere un tempo limitato.

L’idea della sua arte era chiara: se nascondi una cosa ne riveli una diversa realtà, magari più autentica, meno di superficie. È al resto ci penserà l’immaginazione.

Il primo progetto di impacchettamento di un edificio pubblico è datato 1961. In Italia i coniugi impacchetteranno la torre e la fontana di Spoleto. Poi è la volta delle mura Aureliane a Roma nel 1974.

Ma non solo monumenti: in Australia nel 1968 impacchetta una costa che sembra trasformarsi in un paesaggio ghiacciato. Nella catena montuosa del Gran Hogback, a Rifle, in Colorado 12.780 metri quadrati di nylon diventano un gigantesco sipario per la valle, distrutto dopo sole 28 ore dal vento.

Nel 2016 realizza The Floating Piers, attraversata sul lago d’Iseo da un milione e trecentomila persone in sole tre settimane e nel 2018 una nuova opera galleggiante. Sul Serpentine, a Hyde Park, Londra, installa una “mastaba” composta da 7506 barili bianchi, rossi e blu (peso: 500 tonnellate, costo 4,2 milioni di dollari con autofinanziamento).

Un grande artista che non dimenticheremo. Buon viaggio, Christo.  

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Foto da: common.wikipedia.com

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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