Cibo: i contenitori in alluminio sono un rischio

Prendete la lente di ingrandimento e leggete le etichette. Informarsi su come utilizzare al meglio i prodotti – e anche perché è sempre preferibile il vetro alla latta – è importante soprattutto per i bambini

Secondo una recente indagine de Il Salvagente, il 40% dei consumatori non controlla se il contenitore che utilizza per conservare i cibi in frigorifero è idoneo per il contatto con gli alimenti, ovvero se ha il simbolo apposito (bicchiere e forchetta). Tanto meno sappiamo quali contenitori sono idonei a contenere un determinato alimento. Se leggete la confezione dei rotoli di alluminio, o delle vaschette dello stesso materiale, materiale notoriamente pericoloso per la nostra salute, saprete che l’alluminio non può stare a contatto con gli alimenti acidi (come il limone, o il pomodoro, o semplicemente il sale, se presente in certe quantità) ma la scritta è talmente piccola che in pochi la leggono. È così anche per i cibi precotti: prendiamo la classica lasagna da scaldare a casa. È fatta di passato di pomodoro, e tendenzialmente contiene molto sale, ma tipicamente viene presentata (e poi magari conservata in frigorifero) in una vaschetta di alluminio.

Nella stessa indagine, condotta dai ricercatori dal CeIRSA, il Centro interdipartimentale di Ricerca e documentazione sulla sicurezza alimentare della Asl TO5 del Piemonte, gli abbinamenti più a rischio sono:

  • la conservazione in frigo di alimenti aperti nella latta originale (perché la migrazione di alluminio dipende anche da una combinazione di fattori quali tempo e temperatura)
  • la manipolazione di cibi grassi e olio con i guanti
  • la conservazione di sugo con pomodoro oppure sottaceti in vaschette di alluminio
  • la conservazione di alimenti molto salati in vaschette di alluminio

Abitudini radicate e corretto utilizzo di pet e alluminio nella conservazione dei cibi

Tutte abitudini alquanto radicate. Come pure quella di mal gestire i contenitori in plastica, evidenzia lo stesso studio: sulle bottiglie in plastica – quelle comuni in Pet – il consiglio è di “evitare di riutilizzarle più volte. L’acqua o gli altri liquidi contenuti in bottiglie di plastica (Pet) devono essere conservate in luoghi freschi e al riparo della luce (non sui balconi di casa, sull’auto o in altri luoghi esposti alla luce diretta o al calore dove possono subire forti stress termici) e i contenitori, una volta consumata la bevanda, non andrebbero mai riutilizzati“. Tantomeno usati per congelare l’acqua come ancora molti fanno d’estate, per portarsela magari in auto e averla fresca più a lungo.

Due anni fa il Cnsa, Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, ha espresso, su richiesta del Ministero della Salute, una valutazione del rischio sull’alluminio e le leghe del metallo utilizzate negli imballaggi e nei contenitori per alimenti. Il risultato è che in alcuni prodotti a base di latte vaccino e di soia – compresi i latte in polvere, spesso contenuti in contenitori d’alluminio – è stata osservata una concentrazione del metallo ben quattro volte superiore rispetto alle medie. Di conseguenza, i neonati potrebbero essere esposti a una dose quotidiana superiore alla media.

Oltre al freddo, anche il caldo aumenta la percentuale di metallo che migra nei cibi. Secondo esperimenti condotti dallo stesso Cnsa, tacchino, manzo e pesce cotti in forno per 20 minuti a 250°C avvolti in un foglio di alluminio (la cosiddetta cottura al cartoccio) potrebbe rappresentare un pericolo. Considerando il consumo medio dei tre alimenti in Europa a settimana, e ipotizzando questo genere di cottura, l’apporto di alluminio non sarebbe – da solo – un rischio elevato per la salute del consumatore, raggiungendo il 21% della dose tollerabile per un adulto e il 73,5% per un bambino. Ma l’effetto è ovviamente cumulativo: ingeriamo alluminio anche dall’acqua potabile, dagli alimenti conservati nelle latte, come ad esempio i legumi.

A seguito di questa indagine, già dal 2017, il Cnsa aveva auspicato l’aggiornamento della legislazione in vigore e la necessità di fornire adeguate informazioni ai consumatori per ridurre l’esposizione alimentare nell’ambito domestico e in quello della ristorazione collettiva, oltre che adottare misure di prevenzione per tutelare le fasce di consumatori più deboli, come i bambini. Tuttavia, a oggi, le scritte nei contenitori per alimenti sono minuscole, dando l’impressione di rappresentare una comunicazione secondaria al consumatore.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente